Idrogeno e acciaio verde, Battista: “Vi lascio alla vostra campagna elettorale…”

Idrogeno e acciaio verde, Battista: “Vi lascio alla vostra campagna elettorale…”

“Ma l’accordo del 6 Settembre 2018 e il Dpcm 29 Settembre 2018 non sono ancora validi? Ma non era il miglior accordo possibile?”.


Comincia così il documento (postato stamattina su Fb) di Massimo Battista, già operaio Ilva, cofondatore dei Liberi e Pensanti, eletto nel 2018 con M5S in Consiglio comunale e uscito dal gruppo, l’anno dopo, sbattendo la porta dopo l’accordo tra Governo-sindacati e Mittal che lui stesso cita nell’incipit di questo intertvento.
“Ad oggi nessuno conosce le reali intenzioni della multinazionale e il nuovo dossier del Governo Conte. Sembra di essere tornati indietro nel tempo – sostiene Battista – si è passati dall’ambietalizzazione del ciclo produttivo integrato al nuovo piano con impianti ad idrogeno per produrre acciao verde (chiacchiere..). Dalle indiscrezioni, quello che emerge è che anche i presupposti dell’accordo di marzo per la congiuntura negativa della domanda di acciaio globale siano stati rivisti”.



Battista rende i numeri dello stato occupazionale, quello attuale: “già nel corso del 2020 tanti lavoratori di Arcerol Mittal sono in cassa integrazione, a cui si  devono aggiungere i 1600 in amministrazione straordinaria. Il rientro dei 10.700 lavoratori (non si dice nulla sull’indotto) slitta dal 2023 al 2025. Viene rinviato il rifacimento dell’altoforno n.5 (AFO5) il più grande di Europa, di altri due anni. Si parla  di  un impianto a ciclo misto, di cui una parte proseguirà a ciclo integrato (con altoforni) e un’altra con forno elettrico (tempo perso). Già con questo assetto produttivo… quello occupazionale è sovrastimato. Il forno elettrico assorbe, infatti, un numero molto più esiguo di personale. Oltre 5.000 persone in cassa integrazione per tutti questi anni, non solo sono inaccettabili – aggiunge il consigliere comunale – ma non vi sono garanzie di rientro al lavoro e di esclusione della strutturalità degli esuberi. Unica strada, lo ribadiró sino a quando avró voce è l’accordo di programma con la chiusura degli impianti  dell’area a freddo e a caldo: il resto é fumo negli occhi e polvere nei polmoni”.

Secondo Battista il piano di intervento che si va preannunciando “serve a prendere e a perdere altro tempo. Arcerol Mittal che doveva pagare  1,8 miliardi solo di prezzo di acquisto (e altrettanti in investimenti)” potrebbe pagare, secondo il consigliere comunale “al massimo 500 milioni, più o meno quanto ha chiesto di prestito dal decreto liquidità – teme Battista – e se si finirà nuovamente in amministrazione straordinaria”.

Insomma, Battista è fortemente scettico sull’idea di trasformare la produzione da carbone a idrogeno,” un impianto come quello dell’ex Ilva a ciclo integrato,  vecchio e obsoleto” seconso il consigliere comunale alimenterebbe tutte le criticità già note da qualsiasi punto la si voglia osservare. “Vi lascio alla vostra campagna elettorale” chiude non a caso Battista, rivolgendosi alle parti politiche in campo che in queste ore si stanno occupando pubblicamente della vertenza Taranto. 



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