Il Pd a pezzi si affida a Carrieri: un caso raro di terapia autoconservativa

Il Pd a pezzi si affida a Carrieri: un caso raro di terapia autoconservativa

Alla presentazione c’è solo Ludovico Vico. Michele Mazzarano, Michele Pelillo e Donato Pentassuglia alla conferenza non ci sono (impegni tanti e pregressi, probabilmente).


Ci sono i loro referenti, quelli sì. Fanno parte del direttorio transitante, ovvero il coordinamento pro tempore, la squadra dei traghettatori… chiamatela come volete! Sono otto, alla loro testa è stato nominato Costanzo Carrieri  (lo sapevano anche i muri del palazzo di fronte) e sino alle amministrative del 2017 gestiranno il Pd. E non sarà facile.



Ai rappresentanti delle aree maggiorenti si sono aggiunti la rappresentante della donne (Viggiano) e il rappresentante dei Giovani (Matichecchia). Squadra al completo, dunque, secondo il più classico dei canovacci: il ragazzo, la donna, gli ex amministratori, gli amministratori di oggi, il segretario cittadino… e il coordinatore che sarebbe dovuto essere il segretario e che invece sarà coordinatore. E che probabilmente sarà il segretario che verrà eletto nel prossimo congresso. E intanto coordina, cioè fa il segretario.

Sin qui, solite note e soliti nomi, alla faccia della svolta che una parte della base due settimane fa chiedeva durante l’assemblea provinciale che il segretario regionale ha chiuso senza voto,  a mezzanotte, senza acclamazione e senza standing ovation. Ma con una decisione: si fa come si è già deciso, fine della discussione.

Se sta bene agli iscritti Pd, figurarsi a noi a cui non resta che leggere, commentare e analizzare gli eventi.


Costanzo Carrieri, dunque, democratico di lungo corso. Socialista dentro, uno che firmava i comunicati stampa con l’eloquente “fraterni saluti”. Libri rossi, tanti.  Rosso come lu vino della sua Carosino, di cui è stato sindaco. Rosso come l’ala riformista socialista che supportava la Giunta Florido, di cui Carrieri è stato uomo di punta per anni. Adesso è presidente dell’Asi, agenzia di cui per decenni non si è mai percepito il potere di incidere, e da ieri è reggente del partito più forte e più in crisi della provincia ionica.

Carrieri, che il fatto suo lo conosce bene (punto a favore)  è stato chiamato a curare le ferite da chi le ha prodotte (punto a sfavore) . Un caso raro di terapia autoconservativa: chi avrebbe dovuto fare autocritica non la fa. E chi dovrebbe urlare il disagio o sussurra o urla a fasi alterne, giocandosi una parte di credibilità. Risultato? Il Pd ammette gli errori ma non li passa in rassegna, con il rischio di chiudere senza leggerlo il calo dei consensi alle regionali 2015  e la sconfitta sonora alle amministrative 2016.

Una lacuna grave per un partito con troppi circoli chiusi o  inattivi, qualche avamposto ancora in piedi, tantissime tessere alle quali è difficile dare un volto di militanza e la dirigenza sempre uguale a se stessa. Una tessera, una testa” ha detto ieri, non a caso, Carrieri. Ed è questo il primo degli obiettivi niente male che il reggente dovrà perseguire nel tentativo di ricostruire la federazione provinciale che un tempo significava vita sociale, politica e rete di circoli in tutto il territorio.

Ma il Pd degli ultimi anni si è guardato troppo allo specchio, piacendosi oltremodo e perdendo di vista il panorama che alle sue spalle andava mutando. Il partito si è disancorato a sinistra e non ha sfondato al centro, denunciando una scarsa capacità di lettura degli ultimi fenomeni sociali, intestardendosi su posizioni maggioritarie a Roma (e forse a Bari, forse) ma decisamente distanti dalle istanze tarantine frettolosamente liquidate come “populismi”. Un errore compiuto a Statte, Grottaglie, Ginosa. Massafra, ad esempio,  e pagato caro nelle urne. Non ci sembra, però,  di intravedere un cambio di rotta sulla piazza di Taranto. Riformismo resta una parola vuota sulla bocca di chi non cambia mai idea.  Ma staremo a vedere….

Ilva, Sanit, Ambiente, Urbanistica, Edilizia… i temi sono là che attendono. Ma il Pd soffre al suo interno lacerazioni profonde e all’esterno non dialoga come una volta. Partito arroccato in difesa senza capacità di agire in contropiede. Ma in via Principe Amedeo, a Taranto, squadra che perde non si cambia.

Che Boskov sia con voi.

 

 

 

 

 

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