Il sold out di Taranto e la tv… a futura memoria, Arbore si racconta

L’umiltà dei grandi porta il sorriso di un ragazzo di appena 80 anni che da grande vuole fare la tv che gli piace.


Si chiama Renzo e di cognome fa Arbore. Sì, è proprio quello che ha rivoluzionato la radio e la tv italiana, imponendo all’auditel la smontaggio dei fondamentali del marketing: successi fondati sull’improvvisazione, sulle facce di emeriti sconosciuti provvisti del talento che viaggia a metà tra cazzeggio artistico e studio approfondito. Sempre in orari improbabili e senza mai concedere una seconda edizione. fare ascolto è possibile anche così, basta saperlo fare.



Da Benigni a Bracardi, passando per Telesforo e la Carlucci, Arbore ha insegnato allo spettacolo italiana che la vita è varietà, oltre che un quiz, ed è una continua ricerca del bello. Ironia come se piovesse in una casa di universitari fancazzisti, sonorità che rendono omaggio alla musica nel suo assieme, ricerca del nuovo, rispetto dei classici, omaggio perpetuo alla cultura popolare italiana (con una incursione addirittura nell’opera…). Arbore anche per strada, al telefono o nel suo camerino, sembra non voglia mai staccarsi dall’idea di mostrarsi per quello che è: un meridionale trapiantato al Sud e intriso di terra, mare e canzoni.

Bisogna essere umili, capaci e colti per arrivare a Taranto, mordere un panino con la mortadella, salutare sorridendo chiunque ti venga incontro, non lesinare battute,  salire sul palco, provare suoni e sincronismi per qualche minuto, ritirarsi in camerino, firmare autografi, rilasciare interviste e restare sempre, comunque, ovunque, maledettamente se stessi.

Ci è capitato, e capita ancora, di conoscere e relazionarci a gente che per meno, molto meno, vola sui pavimenti e sorvola la folla.


Ascoltate questa intervista … e 50 anni sulla breccia troveranno i tanti perché.


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