Il Tribunale di Milano dà ragione ai “ribelli dei Tamburi”. Vittoria o beffa?

Il Tribunale di Milano dà ragione ai “ribelli dei Tamburi”. Vittoria o beffa?

Prosegue la battaglia di alcuni residenti del quartiere Tamburi di Taranto contro le polveri del vicino stabilimento ex Ilva. Due nuclei familiari hanno recentemente ottenuto un successo giudiziario nella lunga controversia per il risarcimento del danno subito per effetto dell’inquinamento proveniente dallo stabilimento Ilva di Taranto.


La decima sezione civile del Tribunale di Milano, con due ordinanze del febbraio 2020, una a firma del presidente relatore Damiano Spera, l’altra a firma della relatrice Grazia Fedele (Presidente Nadia Dell’Arciprete), ha riconosciuto il diritto di due famiglie proprietarie di immobili nel quartiere Tamburi al risarcimento del danno connesso all’immissione di polveri provenienti dallo stabilimento ex Ilva di Taranto.



I cittadini, assistiti dall’avvocato Massimo Moretti di Taranto, hanno visto accogliere l’opposizione allo stato passivo da questi proposta nel 2017, ammettendo l’insinuazione allo stato passivo della procedura di Amministrazione Straordinaria di ILVA S.p.A. delle somme da questi richieste, e pari al 20% del valore dell’immobile al momento della domanda.

“I provvedimenti hanno portata storica – commenta l’avv. Moretti – poiché sono i primi provvedimenti con i quali il Tribunale di Milano ha riconosciuto il diritto al risarcimento di proprietari di immobili del quartiere Tamburi di Taranto, dopo che nel gennaio 2015 la società Ilva è stata ammessa alla procedura di Amministrazione Straordinaria dinanzi appunto al Tribunale di Milano. E’ utile ricordare, infatti, che con l’ammissione di IlvaA S.p.A. alla procedura concorsuale, disposta dallo Stato Italiano nel gennaio 2015, i cittadini di Taranto che si ritenevano danneggiati dalle immissioni di polveri provenienti dallo stabilimento Ilva di Taranto, non hanno potuto più agire in giudizio dinanzi al Giudice naturale, quello di Taranto, territorialmente competente, per reclamare il proprio diritto risarcitorio già riconosciuto per altri cittadini con sentenza del Tribunale civile di Taranto del 2014 (G.U. dr. Marcello Maggi), confermata in appello dalla Corte di Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto (Giudice relatore dr. Ettore Scisci).

Dal gennaio 2015, infatti, per i cittadini danneggiati è stato possibile unicamente richiedere la insinuazione al passivo del proprio credito risarcitorio nei confronti della procedura concorsuale, aperta presso il Tribunale di Milano, quantificato in base alla giurisprudenza già consolidatasi delle Corti joniche e salentine”.


Il Giudice Delegato del Tribunale Civile di Milano alla procedura concorsuale di Ilva spa, su parere dei consulenti della procedura nel giugno 2017 rigettò tutte le istanze dei cittadini di Taranto tese ad ottenere l’insinuazione al passivo di un credito risarcitorio. I cittadini patrocinati dall’avv. Massimo Moretti non si sono dati per vinti, e nell’ottobre 2017 hanno opposto il provvedimento di rigetto nelle forme previste dalla vigente legge fallimentare, e quindi hanno introdotto un giudizio dinanzi al Tribunale Civile di Milano per ottenere il riconoscimento del proprio diritto alla insinuazione al passivo di Ilva.

Con il provvedimento appena depositato, il Tribunale Civile di Milano ha riconosciuto la fondatezza della domanda dei cittadini di Taranto e ha ordinato l’ammissione al passivo della procedura concorsuale per la somma richiesta, pari a circa 15mila euro per ogni nucleo familiare e quindi per appartamento. “Purtroppo – spiega ancora l’avv. Moretti – il credito viene ammesso al passivo della procedura concorsuale in via chirografaria, cioè senza alcun privilegio, e che quindi esso potrà essere pagato soltanto dopo che saranno pagati i debiti in prededuzione e quelli privilegiati e tanto porta a ritenere che la procedura concorsuale non avrà la disponibilità economica per soddisfarli, neppure in parte”.

Moretti, a questo punto chiama in causa lo Stato italiano che, dice, “non potrà più rimanere inerte di fronte a questa richiesta di giustizia che proviene dai soggetti danneggiati, e che viene confermata anche dalla decisione del Tribunale di Milano. La battaglia per il risarcimento si dovrà quindi ora spostare sui tavoli della politica e della amministrazione pubblica, in modo che il diritto riconosciuto non resti sulla carta, ma porti ad un reale indennizzo per i soggetti che hanno subito il danno, tra l’altro sulla scorta delle intervenute decisioni della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che hanno già condannato lo Stato Italiano per la violazione degli artt. 8 e 13 della Carta dei Diritti Umani nella gestione della questione Ilva, e che potrebbero tornare a condannare lo Stato Italiano anche per la violazione delle norme a tutela della proprietà”.


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