Ilva, deciderà un Governo che non esiste più?

Ilva, deciderà un Governo che non esiste più?

L’Ilva in Amministrazione straordinaria perde 300milioni di euro all’anno. Il nuovo acquirente è sotto la stretta osservazione della Commissione Antitrust dell’Ue, procedura che dovrà chiudersi entro il 23 maggio 2018. Dopo sei mesi di trattative con i sindacati, Arcelor Mittal non ha sciolto il nodo esuberi (circa 4mila). Anche sul versante degli interventi ambientali restano le incertezze legate al Dpcm del 29 settembre 2017, oggetto di ricorsi, ora all’esame del Tar del Lazio. E’ un quadro di estrema e oggettiva incertezza quello scaturito dall’incontro tra Governo, Commissari Ilva, Arcelor Mittal e sindacati, ripreso dopo la lunga interruzione per le elezioni e dopo i rinvii delle precedenti date del 9 e del 21 marzo. Il confronto riprenderà il 4 aprile 2018.


La vicenda Ilva già portava con sè un carico di dubbi, perplessità, incertezze, ma ora se ne aggiunge un’altra ben più profonda che attiene direttamente l’ordinamento democratico. Un Governo dimissionario è legittimato a condurre (secondo i desiderata di qualcuno, anche a concludere), una trattativa così delicata, complessa e strategica? Il quadro politico del Paese è profondamente cambiato, questo ha ancora un senso in Italia? Il Governo Gentiloni, di fatto, non esiste più. E’ in carica per l’ordinaria amministrazione, ma il futuro della più grande azienda siderurgica del Paese, non è un pratica che si può liquidare alla chetichella. E’ un tassello importantissimo della politica economica nazionale che, però, al momento nessuno conosce. Anche le perdite della gestione commissariale non possono essere un alibi per accelerare. Anzi, possono diventare l’occasione per passare sotto la lente d’ingrandimento gli ultimi tre anni individuando criticità e responsabilità e correndo ai ripari, se necessario. E’ tutto abbastanza strano: il Pd dice di essere all’opposizione, ma sull’Ilva si comporta come se il 4 marzo non fosse accaduto nulla. Ma questa è solo una nostra impressione. Ecco, invece, i giudizi delle organizzazioni sindacali.



Fiom Cgil:  “E’ di assoluta importanza, il tema da noi posto fin dall’inizio della trattativa riguardante la continuità dei rapporti di lavoro e del mantenimento dei diritti acquisiti e dei livelli retributivi di ciascun lavoratore. Questione che nonostante il confronto avvenuto, non ha prodotto da parte del Governo – come promesso in varie occasioni – nessun chiarimento di carattere normativo e che anche alla luce della legislazione italiana deve mantenere inalterata questa condizione di tutela nei confronti dei lavoratori. Cosi come è da escludere qualsiasi soluzione che possa prevedere una diversificazione di trattamenti sia normativi che economici tra i lavoratori interessati. E’ allo stesso tempo importante comprendere fino in fondo le decisioni che assumerà l’Antitrust e delle conseguenze che potrebbe determinare sia sul perimetro del ramo d’azienda e delle sue attività, ma anche di realtà di Arcelor Mittal presenti in Italia, come la Magona di Piombino. Abbiamo ribadito inoltre che per quanto riguarda la realtà di Genova l’accordo dovrà avere assoluta coerenza rispetto agli impegni sottoscritti nell’accordo di programma. Per quanto riguarda le questioni di ambientalizzazione e di bonifica dello stabilimento di Taranto dovranno essere parte integrante dell’accordo sindacale a partire dal Dpcm e dal successivo protocollo proposto dal Governo, e dalle osservazioni da noi presentate”

Fim Cisl: Per il segretario generale Marco Bentivogli: “Siamo al punto in cui bisogna provare a fare una sintesi. Sono passati 6 mesi dall’inizio della trattativa e giunta l’ora di capire se ci sono le condizioni per provare ad entrare in una fase conclusiva e tentare un possibile accordo entro il mese di aprile. I nodi aperti: l’occupazione resta l’elemento dirimente per arrivare a un’intesa. Il confronto deve andare avanti ma salvaguardando tutti i lavoratori dell’Ilva e dell’indotto. L’intesa poi deve contenere un crono-programma degli investimenti sia sul piano industriale (con specifiche di investimenti e ripartenza area per area) che quello ambientale che devono essere parte integrale dell’accordo. Bisogna poi avere nella sostanza continuità nel rapporto di lavoro, preservando elementi normativi e contrattuali di ogni singolo lavoratore. Come in tutte le vertenze simili possono essere offerte opportunità, ad adesione esclusivamente volontaria, ma il piano deve bandire qualsiasi licenziamento. Questi sono nodi del negoziato e lasciarli “stagionare” non li risolve ma li aggrava.
Il tempo in questa vertenza non è una componente secondaria serve serrare gli incontri per cercare possibili convergenze e chiudere. Nulla osta a fare l’intesa prima dell’antitrust, anche a fronte dello scenario internazionale del mercato dell’acciaio nel mondo. Dopo l’esclusione dell’Europa ma la conferma dei produttori asiatici dai dazi verso gli Stati Uniti, l’Europa sarà ancora più terreno di caccia per i produttori asiatici. Questo è un ulteriore elemento per fare bene ma fare anche presto. Il dibattito sulla presenza della Cdp va fatto seriamente e secondo finalità chiare”.

Usb: “La multinazionale dopo mesi di melina ha chiesto di accelerare il negoziato per arrivare quanto prima a un accordo. Ma nulla è stato messo sul tavolo. Non è chiaro il numero dei presunti esuberi, il mantenimento o meno del salario e dei diritti dei lavoratori ed infine restano tutte le pesanti perplessità sul piano industriale mentre l’aspetto ambientale resta fortemente carente. Come Usb abbiamo dichiarato che senza una chiarezza su questi temi è impossibile avviare un negoziato. Il ministero ha riconvocato il tavolo per il prossimo 4 aprile per affrontare piano industriale e occupazione. Crediamo che stia per cadere sui lavoratori Ilva la scure di licenziamenti persino più pesante di quanto precedentemente dichiarato. Per Usb sono punti irrinunciabili: garanzia occupazionale per tutti, appalti e indotto compresi; mantenimento dei diritti e dei salari in totale continuità e ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto. Riteniamo che vista l’importanza dei temi trattati vadano coinvolti comuni e regioni sin dal prossimo 4 aprile”.



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