Ilva di Taranto, 50 sfumature di… trattative

Ilva di Taranto, 50 sfumature di… trattative

C’era una volta il fronte sindacale unito e compatto. La trattativa con i nuovi acquirenti Ilva, meno di due mesi fa (era il 9 ottobre per la precisione), iniziò con uno sciopero unitario e con la massiccia partecipazione degli operai. Ma quei giorni appaiono lontani. In poche settimane il blocco sindacale al tavolo del Mise, ha cominciato ad evidenziare le prime crepe, poi le fratture, fino a dividersi in maniera eclatante. A fare da detonatore è stata la posizione critica di Comune di Taranto e Regione Puglia rispetto alle decisioni del Governo. I due Enti sono stati esclusi dal tavolo romano e hanno impugnato dinanzi al Tar di Lecce il decreto sull’Aia Ilva del 29 settembre 2017. Ecco come i sindacati maggiormente presenti tra i lavoratori dell’Ilva di Taranto, hanno commentato la decisione del sindaco Melucci, del governatore Emiliano e la risposta del Governo.


CISL, UIL, FIM E UILM – Cogliamo con disappunto e stupore la scelta del Governatore di ricorrere al TAR sul DPCM 2017 che di fatto allunga i tempi del risanamento e del rilancio del sito di Taranto, compresa la copertura dei parchi minerali che, chiesta a gran voce da tutti, rinviata più volte nella sua realizzazione, avrebbe visto a Gennaio 2018 l’avvio della sua esecuzione. Il ricorso si trasforma nel concreto rischio che salti l’unica strada per il risanamento ambientale dello stabilimento che di fatto aveva realizzato passi in avanti per l’avvio delle opere. Un rimpallo che sa di propaganda elettorale e che ci lascia grandi dubbi se il fine del ricorso sia realmente il bene della collettività.



La conseguente sospensione del negoziato annunciata dal Ministro Calenda produrrebbe un ritardo ulteriore non solo nelle opere di bonifica ma anche di ripartenza di impianti fermi da anni i cui lavoratori patiscono in prima persona il peso degli ammortizzatori sociali ai quali si potrebbero aggiungere altri impianti oramai allo stremo per i ritardi nelle manutenzioni e negli approvvigionamenti. Invitiamo il Governatore Emiliano, tutta la Regione Puglia ed il sindaco di Taranto ad un atteggiamento costruttivo realmente mirato, se l’obiettivo è davvero il bene dei lavoratori e della città, all’unità di intenti, ognuno nelle proprie responsabilità, rendendoci disponibili ad un confronto con le segreterie e le rsu che riteniamo oramai inevitabile ed urgente.

FIOM CGIL – Il Governo si apra seriamente ad un confronto aperto, libero e democratico con le istituzioni locali e il territorio. È l’unica soluzione per uscire da questa terribile fase di impasse. Assistiamo ormai da tempo ad uno scontro istituzionale sulla vicenda Ilva che si è concluso ieri con un ricorso al TAR da parte del Presidente della Regione Puglia e del Sindaco di Taranto. D’altronde c’era da aspettarselo. Questo governo ha infatti operato peggio di altri gestendo una delle vertenze più complesse e  complicate a colpi di decreti e senza un minimo di coinvolgimento delle istituzioni locali e dei sindacati che hanno semplicemente acquisito quanto già deciso dalla multinazionale in termini di piano industriale e ambientale.

La Fiom Cgil, come più volte dichiarato anche in occasione dell’ultimo incontro al Mise, ha espresso forti perplessità rispetto all’attuale piano industriale e ambientale, quest’ultimo approvato con DPCM del 29/09/2017. Gli stessi infatti, non introducendo alcuna innovazione tecnologica né modifica rispetto all’attuale ciclo produttivo e allungando ulteriormente i tempi  di realizzazione del processo di risanamento ambientale, non garantiscono una reale risoluzione delle problematiche ambientali e sanitarie. Abbiamo ritenuto pertanto insufficienti le modalità con cui Arcelor Mittal e il governo hanno affrontato le questioni legate al futuro della siderurgia in Italia e di un territorio martoriato, senza una vera discussione e, soprattutto, senza nessuna possibilità di “contrattare” e modificare un quadro normativo già di per sé blindato dal DPCM del 29 settembre 2017.


Questa discussione sarebbe dovuta avvenire attraverso la conferenza dei servizi che avrebbe consentito di aprire un dibattito sulle osservazioni fatte dalle istituzioni e dalla stessa Fiom. Tutto ciò è stato negato con l’approvazione del DPCM del 29 settembre. All’interno della stessa AIA inoltre il governo ha omesso di inserire le linee guida per la valutazione Integrata di impatto ambientale e sanitario; tali linee guida rappresentano un prerequisito irrinunciabile a fronte di qualsiasi proposta di acquisto e di affitto in quanto solo l’attenta considerazione preventiva del danno sanitario residuo eviterà il ripetersi del disastro che stiamo vivendo a Taranto. Il Ministro Calenda adesso non continui con lo scontro ed eviti di rilasciare dichiarazioni, così come fatto oggi, che tanto ci ricordano quelle di Riva. Basta con il ricatto occupazionale! I lavoratori non sono più disposti a stare dentro una logica di contrapposizione tra ambiente e lavoro. Il Governo fa ancora in tempo ad aprire una nuova fase di confronto attraverso il riesame dell’AIA rimettendo in discussione quanto deciso insieme a Arcelor Mittal senza il coinvolgimento della cittadinanza e delle istituzioni locali e la Regione Puglia e il Comune di Taranto ritirino il ricorso al Tar per avviare una fase di confronto tra le istituzioni e tutte le parti interessate.

USB – Come USB abbiamo denunciato più volte l’inadeguatezza del Piano ambientale presentato dall’acquirente del gruppo Ilva ArcelorMittal – spiega Sergio Bellavita, Usb nazionale – occorre rivedere tempi e opere per l’ambientalizzazione dello stabilimento e la bonifica del territorio. E dovrebbe essere arricchito della valutazione del piano sanitario obbligatorio o vincolante, oltre all’impegno dell’applicazione delle migliori tecnologie sul mercato non escludendo la possibilità di produrre acciaio con un’impiantistica diversa. Per queste ragioni consideriamo positivo il ricorso presentato dal Comune di Taranto e dalla regione Puglia contro il decreto che approva tale piano. Crediamo che prima di ogni interesse economico debba prevalere il diritto alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori e del territorio. Oggi più che mai è necessario, come peraltro chiediamo da tempo inascoltati, aprire il tavolo al comune di Taranto ed alla regione Puglia.

“Quando si parla di Ilva si parla di Taranto, una città che da troppo tempo sta soffrendo – va avanti Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto – l’unica soluzione è quella di coinvolgere gli Enti locali sulle decisioni che ricadranno su tutti i cittadini. L’allarmismo ingiustificato creato dalle dichiarazioni del Governo creano ancora più tensione e ansia nella nostra città. Sia ben chiaro che non permetteremo a nessuno di scaricare le responsabilità sul primo cittadino o sul presidente della regione. Sappiamo bene di chi sono le colpe”. Intanto a partire dal 4 dicembre USB ha indetto una serie di assemblee all’interno dell’Ilva.


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