Ilva di Taranto, riprende il negoziato

Riprende il confronto al Ministero dello Sviluppo Economico sulla vertenza Ilva. Una doppia tornata di incontri è in programma a partire dalle 15 di oggi. Il secondo “round” è previsto per lunedì prossimo, 19 febbraio 2018. Mise, Ministero del Lavoro, AmInvestco, Ilva in amministrazione straordinaria e sindacati proseguiranno l’analisi del piano industriale presentato dal nuovo acquirente che sembra non intenzionato a retrocedere dalla già dichiarata volontà di rinunciare a circa 4000 addetti rispetto all’attuale forza lavoro del Gruppo.


Confronto in salita, reso più complicato dalla conclusione della legislatura. Appare difficile, infatti, che decisioni possano essere assunte prima dell’insediamento del nuovo governo e prima di conoscere le decisioni del Tar sui ricorsi presentati da Regione Puglia e Comune di Taranto contro il dpcm del 29 settembre 2017. I toni sono spesso molto alti come testimonia la rissa verbale di Massafra di qualche giorno fa. Proprio a questo episodio fa riferimento Antonio Talò, segretario generale della Uilm di Taranto che invita a tornare al merito delle questioni. “Diventano sempre meno comprensibili – scrive il sindacalista – le puntuali polemiche su tutto, quando si parla di Ilva. Intervengo anche sull’ultimo episodio accaduto a Massafra. Avrebbe dovuto essere un convegno in cui intessere una discussione seria sul futuro di una città e della sua provincia. Il territorio tarantino deve trovare la soluzione al problema Ilva; erano utili gli interventi e gli spunti, che riteniamo importanti, da parte dei partecipanti che hanno affrontato il merito delle questioni, ognuno per le proprie responsabilità e competenze. Si continua oggi, invece, a parlare, solo per un fatto sicuramente increscioso, che doveva essere chiuso in quella stessa assise; sarebbe bastato tener presente il senso di responsabilità che chi ha ruoli istituzionali ha per dovere”.



Secondo Talò “il tempo degli schieramenti e delle polemiche dovrebbe essere abbondantemente scaduto; si torni, o meglio, si inizi a discutere del merito delle questioni; di come si concilia il risanamento ambientale ed il rilancio dell’azienda e, al contempo, di come si preserva l’intera occupazione dello stabilimento siderurgico (15.000 dipendenti tra diretti e indotto).
Serve unità d’intenti, lo diciamo da tempo; è necessario abbandonare la strada delle divisioni, dei pregiudizi e dei veti. Solo insieme, con le proprie responsabilità, sindacati, associazioni ed istituzioni, possiamo arrivare alla soluzione. Abbiamo il dovere di fare presto”.


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