Ilva, è scontro sulla cassa integrazione a Taranto

Ilva, è scontro sulla cassa integrazione a Taranto

Qualche timida apertura, molte chiusure. Restano distanti le posizioni di Ilva e sindacati rispetto alla cassa integrazione straordinaria chiesta dall’azienda per 4984 lavoratori dello stabilimento di Taranto. Il viceministro allo Sviluppo economico,  Teresa Bellanova ha tentato la mediazione prima in una riunione plenaria alla presenza anche del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Poi con una “ristretta” con Ilva e sindacati. A tarda sera la decisione di aggiornare la trattativa al prossimo 27 febbraio, alle 11, nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico. Il tentativo è quello di arrivare ad un accordo prima del 3 marzo, termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto dell’Ilva.


La trattativa è cominciata in salita con l’azienda che ha confermato tutti gli esuberi, nessuna rotazione per i lavoratori dei reparti tubificio, Riv, Erw e nessuna disponibilità a trattare sui contratti di solidarietà come richiesto dalla Fiom Cgil. Dopo un insistente pressing sull’azienda, però, il numero dei lavoratori destinati alla cassa integrazione è sceso di circa mille unità attestandosi a 3800.



“Abbiamo ribadito la nostra contrarietà all’impostazione aziendale – sottolinea la Fiom – sopratutto in riferimento alle modalità con cui ha avviato la consultazione con le organizzazioni sindacali, ribadendo la necessità di aprire un confronto sui numeri e sulla possibilità di una rotazione tra tutti i lavoratori coinvolti. Sulla base delle risposte ricevute da Ilva, ci riserviamo una valutazione finale dichiarando fin da ora l’ indisponibilità a qualunque ipotesi che precostituisca l’identificazione degli esuberi strutturali”.

All’incontro ha partecipato anche il presidente Emiliano. “Mi è parso necessario essere qui – ha detto – proprio per far presente a tutti l’importanza che noi attribuiamo a tutta la vicenda Ilva”. Nel merito del confronto Emiliano ha spiegato che il punto fondamentale è il costo degli ammortizzatori sociali che ricade in questa fase ricade sulle finanze della Regione Puglia. “Ovviamente – ha spiegato il governatore – i numeri di questa operazione sono molto elevati e sebbene la Regione abbia messo a disposizione tutte le somme di cui dispone, temo sia necessaria un’integrazione da parte del Governo centrale”.

 

In una nota il coordinatore nazionale della Fim Cisl Siderurgia Raffaele Apetino e il segretario della Fim Cisl di Taranto Valerio D’Alò ricordano di aver chiesto “una sostanziale riduzione del numero di lavoratori interessati dagli ammortizzatori, il superamento delle rigidità aziendali sulla rotazione e l’adozione di uno strumento che permetta di garantire la necessaria integrazione economica dei lavoratori per tutto il periodo di amministrazione straordinaria”. Per la Fim “anche la Regione Puglia deve fare la propria parte recuperando i ritardi di questi mesi”. Occorre, inoltre, “rafforzare i percorsi di formazione per favorire la riqualificazione e la rotazione dei lavoratori, garantire la copertura degli ammortizzatori sociali, che ha senso dentro una prospettiva di rilancio del sito di Taranto“.



Annunci

Dove andare a Taranto

Tarentum, la nuova stagione
from to
Periferie, il Crest racconta l'Italia in sei spettacoli
from to