Ilva, Emiliano e il sindaco di Taranto: ecco la nostra proposta per Gentiloni

Ilva, Emiliano e il sindaco di Taranto: ecco la nostra proposta per Gentiloni

Anche a poche ore da Capodanno la vicenda Ilva tiene banco. Oggi si è svolta una riunione a Bari alla quale hanno partecipato gli staff tecnici del Comune di Taranto e della Regione Puglia alla presenza del sindaco e del governatore che ha successivamente tenuto una conferenza stampa fiume. La ruggine tra Emiliano e Calenda è tutt’altro che dissolta, anzi. Il presidente della Regione si è inserito nella scia di Melucci che sta lavorando con il Mise alla stesura di un atto d’intesa o di un accordo di programma che accolga le richieste avanzate in sede di trattativa. 


Ma la partita è anche politica. Emiliano lo sa. Oggi ha calato il “carico a bastoni”: si è rivolto direttamente al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni appellandosi ad una “terzietà” che, di fatto, non esiste. Gentiloni, infatti, ricopre una carica politica ed è il capo del Governo di cui fa parte il ministro Calenda. Emiliano, probabilmente, sta tentando di mettere fuori gioco il ministro dello Sviluppo Economico che, a dire il vero, non ha brillato per equilibrio nella vertenza Ilva.  Il cerino è ora in mano a Gentiloni. Speriamo che non si perdano di vista i veri obiettivi e che a bruciarsi non siano Taranto e i tarantini. Di seguito il dettagliato resoconto dell’incontro diffuso dall’ufficio stampa della Regione Puglia.



È durata circa due ore la riunione tra staff tecnici della Regione Puglia e Comune di Taranto sulla vicenda Ilva, con la partecipazione del presidente Michele Emiliano e del sindaco Rinaldo Melucci, convocata oggi a Bari nella sede di Lungomare Nazario Sauro. Dopo aver ringraziato il sindaco Melucci e tutto il suo gruppo, Emiliano ha ribadito che “la rinuncia alla fase cautelare era già stata concordata tra me e il sindaco di Taranto nel momento in cui il ministro aveva annunciato il tavolo del 20 dicembre, perché ritenevamo che questo gesto di inizio del lavoro di riesame delle nostre osservazioni al Dpcm fosse sufficiente a consentire la momentanea sospensione della fase cautelare. Quindi il 20 dicembre, quando il tavolo è saltato, il ministro già sapeva che avremmo revocato le nostre richieste cautelari, cosa che poi da abbiamo fatto rispettando l’impegno preso. Questo perché la credibilità della Regione e del Comune non deve essere messa in discussione”.

“Non c’è dubbio – ha proseguito Emiliano – che Arcelor Mittal sia un interlocutore affidabile, essendo uno dei più importanti produttori di acciaio al mondo. Ma il nostro compito è tenere insieme le ragioni della salute dei cittadini, con le ragioni della produzione strategica italiana e il diritto a lavoro delle migliaia di dipendenti di quella azienda. Si è tentato in questi giorni di far passare la Regione e il Comune come coloro che volevano far interrompere l’attività della fabbrica. Abbiamo sopportato uno strabordante potere di comunicazione, ma abbiamo insistito perché si aprisse una discussione nel merito. Non possiamo accettare l’idea che per aprire questa discussione si debba rinunciare al merito del ricorso. Anche perché finché quel ricorso non è stato presentato non c’era stato consentito alcun tipo di interlocuzione. Il ricorso è stato presentato perché non era stata data alcuna disponibilità alla modifica dell’assetto di questa complessa vicenda”.

Anche Emiliano è d’accordo sulla linea intrapresa negli ultimi giorni dal comune di Taranto che ha avuto uno scambio di missive con il Mise. Il ministero si è detto disponibile a redigere un atto giuridicamente vincolante che modifichi l’assetto definito dal Dpcm. “E’ una strada che intendiamo perseguire”, ha detto. Scopo della riunione, cui è seguita una conferenza stampa,  era quello di definire una comune strategia. L’esito dell’incontro sarà reso noto prima al governo, all’investitore ed ai sindacati. “Ci auguriamo che venga accolta – ha proseguito il governatore – la nostra richiesta di essere ricevuti da presidente del Consiglio, che con grande garbo ci ha richiesto di aderire al suo appello di riapertura della discussione. Siamo pronti a essere ricevuti dal Presidente del Consiglio per presentargli il risultato preliminare di questo tavolo che ha dato mandato ai rispettivi uffici di continuare l’approfondimento di tutte le questioni che sono state oggi discusse, al fine poi di avere una piattaforma comune per redigere con il consenso del Governo, dell’investitore e dei sindacati, questo atto giuridicamente rilevante che porti alla soluzione della vicenda Ilva”.


Per la Regione Puglia, Taranto è una sorta di linea del Piave. “Noi non possiamo fare un passo indietro rispetto al nostro diritto-dovere di tutelare la salute dei cittadini tarantini. Siamo consapevoli che esiste il modo per far funzionare un’acciaieria senza che uccida la gente e, con grande disponibilità e approccio scientifico alla decisione politica, stiamo seguendo ogni strada per mettere insieme la salute dei cittadini e le esigenze economiche e strategiche del Paese. Siamo abbastanza soddisfatti che il Governo abbia dato mandato ai commissari a pagare altri 30 milioni di euro all’indotto. Vi garantisco che anche il pagamento di questa somma, che pure non è esaustiva rispetto all’ammontare totale di 200 milioni di euro che i commissari debbono alle imprese, non ci sarebbe stato se il Comune di Taranto e la Regione Puglia non avessero tenuto un atteggiamento cosi rigoroso, compresa la presentazione del ricorso. Continuiamo a insistere perché sia applicata, anche in via negoziale, la legge regionale sulla previsione di danno sanitario, in modo tale da avere un modello predittivo per capire quali sono i livelli futuri di attività della fabbrica compatibili con la salute. Il sindaco come garante della salute tarantini su questo ha fatto una battaglia fondamentale, condivisa dalla Regione, per l’applicazione della normativa pugliese. Il presidente Gentiloni può contare sulla nostra disponibilità anche nei giorni festivi ad un incontro che possa immediatamente far ripartire il tavolo inopinatamente interrotto il 20 dicembre”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti Emiliano ha ribadito che “tutti i tentativi fatti per far passare la sospensione della richiesta cautelare come una retromarcia del Comune e della Regione sono patetici. Non c’è nessuna retromarcia e vorrei ricordare che la richiesta cautelare così come è stata revocata può essere reiterata. Se la trattativa si blocca, si può chiedere un’altra cautelare in corso di giudizio. Adesso aspettiamo la convocazione del Presidente del Consiglio Gentiloni perché io e il sindaco di Taranto gli consegneremo le ipotesi sulle quali vogliamo lavorare. Chiediamo al Presidente del Consiglio di presiedere personalmente, data l’importanza che lui stesso ha indicato nella conferenza stampa di fine anno alla questione Ilva, il tavolo che dia gli indirizzi di lavoro ai vari uffici tecnici. La terzietà e il principio di leale collaborazione che Gentiloni rappresenta con la sua storia personale, ma anche con il suo modo di approcciarsi a questa vicenda, ci garantisce. Questa è una vicenda troppo importante, dove la terzietà del presidente del Consiglio è l’unica garanzia della buona prosecuzione del lavoro”.

“C’è un problema – ha proseguito Emiliano – non conosciamo ancora il contratto di acquisto dell’azienda, non conosciamo il piano industriale, non conosciamo con quali garanzie economiche viene resa certa l’esecuzione dei lavori per la messa in sicurezza della fabbrica. Soprattutto nello stesso Dpcm è compresa l’ipotesi che Mittal prenda in considerazione il principio della decarbonizzazione. Vogliamo discutere con loro e con il Governo in quale misura è possibile iniziare il processo di decarbonizzazione e se una procedura industriale a gas costi di più di quella a carbone. Se noi fossimo in grado di dimostrare che i costi sono simili, non sarebbe il caso di iniziare questo processo? Ricordo che la trattativa non è bloccata dal ricorso di Regione e Comune. L’aggiudicazione è bloccata perché l’Unione Europea non ha ancora dato l’autorizzazione, perché Mittal ha una quota nel mercato europeo dell’acciaio che supera il 40%, la quota massima che si può possedere per evitare un oligopolio.

Se utilizziamo bene il tempo che l’Unione europea impiegherà per dare questa autorizzazione, noi possiamo mettere a punto un accordo di programma che finalmente consenta a tutti in modo trasparente di conoscere le regole con le quali l’Ilva funzionerà nei prossimi anni. Se la nostra proposta non fosse accolta, terremo fermo il ricorso. E siccome il ricorso è fondato, perché purtroppo le illegittimità nelle quali il Governo è incorso sono tante, allora sì, di fronte alla indisponibilità del Governo di venire a più miti consigli con Comune e Regione, c’è il rischio che all’Ilva succeda qualcosa. Ma non è colpa di chi ha individuato le illegittimità. È colpa di chi ha fatto degli atti illegittimi e si è messo in una condizione nella quale l’unico modo per sanare questa circostanza è che si rinunci a far valere queste illegittimità. Ma questo sarebbe un tradimento della Costituzione, dello Stato di diritto e soprattutto della nostra comunità. La Regione Puglia non farà mai un passo indietro facendo uno sconto a chi ha compiuto le illegittimità, sacrificando il diritto alla salute dei nostri concittadini”.


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