Ilva, Governo-sindacati: confronto in salita

Ilva, Governo-sindacati: confronto in salita

Governo e sindacati a confronto sull’Ilva. Il ministro Calenda ed il sottosegretario Bellanova hanno incontrato i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm. Per Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom, “è positivo, e rappresenta una scelta di discontinuità con il passato, la disponibilità del ministro ad aprire un tavolo di confronto costante con le organizzazioni sindacali”.


Il sindacalista, però si dice ancora più preoccupato dopo aver sentito il Governo perchè “le priorità da noi più volte richiamate: rispetto dei tempi del processo di ambientalizzazione, piano industriale che stabilisca una capacità produttiva tale da mantenere gli attuali livelli occupazionali di Taranto e di tutto il gruppo, sono ancora una volta messe in dubbio per decreto dal governo”. Per la Fiom “non è possibile che si aspetti l’ultimo giorno utile per capire cosa succederà dell’Ilva. È assolutamente necessario che venga chiarito quali sono i tempi e i modi del processo di ambientalizzazione, che per noi è una precondizione al rilancio dello stabilimento, e che sia stabilito che i livelli produttivi siano tali da garantire l’assenza di esuberi nel gruppo. In assenza di questi chiarimenti – conclude Rappa – valuteremo iniziative di mobilitazione”.



Delusione anche per Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl. “Da giugno 2014 su Ilva c’è stata troppa approssimazione e sono stati commessi troppi errori. Una vertenza gestita male a partire da quella balorda idea di nazionalizzazione a cui la Fim è stata sempre contraria e che ha fatto perdere tempo prezioso per la soluzione della vertenza. La Fim non si è mai affezionata all’italianità degli eventuali investitori ma ha sempre avuto come obiettivo, indifferentemente dalla bandiera, quello di mantenere la produzione ecosostenibile di acciaio su Taranto”.

Secondo Bentivogli “troppi potenziali investitori puntano all’Ilva per risolvere i loro problemi di competitività e di mercato. Serve invece, puntare al risanamento, alla sostenibilità ambientale e al rilancio industriale del Gruppo a partire dal sito di Taranto. Oggi l’Ilva è a 1/3 della sua capacità produttiva, bisogna mantenere la produzione sopra gli 8 milioni di tonnellate acciaio annue per evitare gravi problemi occupazionali e affrontare seriamente il problema sicurezza: troppi morti e infortuni sul lavoro in questi anni, non sono più accettabili. Dal 30 di giugno conosceremo non solo i nomi, ma le cordate con i relativi piani industriali, pertanto prima di eventuali assegnazioni è necessario aprire una discussione con il sindacato e inoltre trovare il modo di tenere aperto un confronto sulla siderurgia, un settore che in
questi anni ha visto numerose vertenze, che per importanza, deve essere affrontato con una
strategia complessiva sull’intero settore”.

Sulla vendita dell’Ilva interviene anche l’Usb. “Ci dicono – si legge in un documento – che la Cassa Depositi e Prestiti, ente pubblico che raccoglie tutto il risparmio affidato alle Poste, abbia scelto come partner per rispondere al bando dei tre commissari governativi Erdemir, una società siderurgica turca di proprietà del fondo pensionistico dell’esercito turco Oyak, le cui caratteristiche non sembrano proprio rispondere ad ipotesi di salvataggio né tantomeno di sviluppo, senza considerare gli enormi investimenti necessari per il risanamento ambientale. Questo gruppo al 31.12.2015 occupava 12.659 operai e 4122 tra tecnici e impiegati, che a marzo del 2016, erano diminuiti di 154 unità. Inoltre ha uno stabilimento di produzione in Romania e uffici commerciali a Singapore. Anche Arvedi, il terzo della cordata, non gode di una situazione finanziaria brillante”.


Per l’Usb “nessuna soluzione di vendita/affitto a privati porterà benefici né ai lavoratori né ai cittadini di Taranto. Tanto più, dopo aver visto questi dati, non capiamo proprio per quale ragione la cassa Depositi e Prestiti abbia deciso un’alleanza con questo gruppo, prevedendo d’investire in quest’affare i soldi dei risparmiatori postali, in massima parte pensionati, mentre capiamo benissimo le ragioni dei Turchi: entrare in una grande azienda, acquisirne i clienti, e per il resto si vedrà. Vogliono disfarsi della fabbrica senza aver risolto il problema della messa a norma degli impianti e per questo incentivano i privati liberandoli da ogni problema con l’immunità penale alla faccia del risanamento, dell’AIA, delle prescrizioni del Tribunale, delle malattie e dei morti che ogni anno aumentano a causa delle emissioni inquinanti”. L’Usb è in disaccordo con Fim, Fiom, Uilm, chiede la nazionalizzazione dell’Ilva e ha indetto uno sciopero con manifestazione per il prossimo 26 luglio.


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