Ilva, lo scatto d’orgoglio del sindaco di Taranto

Ilva, lo scatto d’orgoglio del sindaco di Taranto

La vicenda Ilva fa segnare un altro conflitto istituzionale. Nell’estate del 2012 le posizioni della Procura di Taranto e quelle del Governo non sempre convergevano nella stessa direzione. Nell’autunno del 2017, siamo ancora a discutere di copertura dei parchi minerali e prescrizioni Aia non ancora attuate. Tarantini sempre più avvelenati, in tutti i sensi; Palazzo Chigi, indipendentemente da chi vi alloggia, sempre impegnato a mettere d’avanti a tutto le ragioni della produzione. Riecheggiano frasi che abbiamo già sentito e anche le tesi sono sempre le stesse. Fa rabbia ascoltarle cinque anni dopo, da protagonisti diversi, con la consapevolezza che tutto quello che era stato promesso non è stato fatto e che si chiedono, almeno, altri cinque anni di tempo.


Il conflitto, ora ha come bersagli Palazzo di città e il palazzo della Regione Puglia, i due enti che hanno deciso di impugnare l’ultimo decreto del Governo (29 settembre 2017) che sposta al 2023 il termine ultimo (salvo imprevisti) per la realizzazione degli interventi in materia ambientale nello stabilimento siderurgico di Taranto. Comune di Taranto e Regione ritengono questo provvedimento lesivo della comunità ionica e lo hanno impugnato dinanzi al Tar. La decisione ha mandato su tutte le furie il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Nell’immediato il sindaco di Taranto ha replicato con un tweet: “Caro ministro io rispondo alla mia coscienza e ai tarantini, non al portafogli di qualche lobbista. Se l’acquisizione non rispetta l’ambiente e le nostre priorità è un problema di chi la ha permessa. Taranto non si fa violentare più, i ricatti non ci spaventano”. Sostegno via Twitter è arrivato dallo scrittore Erri De Luca: “Governo permette a ILVA Taranto di proseguire fino a 2023 a spargere veleni. Regione Puglia e sindaco impugnano decreto: buon segno di vita”. In tarda serata Rinaldo Melucci ha espresso il suo pensiero in un intervento ben più articolato. Eccolo.



“Leggo le dichiarazioni che provengono dal Mise e ci sarebbe da prenderla a sorridere per quanto risultano ancora una volta scomposte e scarsamente istituzionali, se non fosse che toccano corde troppo delicate per poter lasciare spazio all’ilarità in questo giorno in cui Taranto urla basta. Basta coi trucchi, basta con i numeri al lotto, basta con gli sgarbi politici ed amministrativi, basta con la flagellazione sistematica di un intero territorio, basta con il furto del futuro dei nostri bambini: si va al TAR, se in questo Paese esistono ancora dei valori non negoziabili dinnanzi al mercato, e magari ora non ci si ferma nemmeno alla giurisprudenza nazionale.

Avevo allertato ministri e viceministri, anche quelli pronti a ricandidarsi a marzo in Puglia, che con Taranto non si poteva scherzare più. Ma nulla, abituati come sono a parlare per slogan e a non dare seguito formale alle parole, mi hanno considerato loro simile. Eppure ero stato chiaro. Avevo chiesto un tavolo esclusivo per Taranto e mi hanno invitato insieme a una quarantina di altri enti. E ho educatamente declinato l’invito. Non disertato. Con una lettera inequivocabile e sentita dall’intera comunità che mi onoro di guidare: le parole sono importanti per chi, come me, dà ad esse ancora un significato di verità e valore. Prendo atto che questo governo a scadenza non dimostra di tenere ad intessere rapporti costruttivi con Taranto. Sanno evidentemente che a breve non ricopriranno più quei ruoli e si prendono delle libertà che altrimenti non si prenderebbero. Nessun governo della civile Europa si permetterebbe di rivolgersi così al sindaco di una città martoriata, di mettere le questioni economico-occupazionali dinnanzi a quelle della salute e dell’ambiente. Mi rammarica constatare solo che si tratti di un governo di centrosinistra, del mio partito. Quanto questo governo abbia ormai tradito gli ideali del centrosinistra lo lascio giudicare ai politologi e ai cittadini.

Spiacente, queste sono battaglie che non possono tenere conto di una corrente o di una tessera di partito. Anche di un certo modo di fare sindacato. Taranto non si fa ricattare più. Impugnare un Dpcm immorale mette a rischio la vendita di Ilva? Pazienza. Benvenuti in Europa, terzo millennio. Vuol dire che l’acquirente non era così convinto della più impegnativa operazione di riqualificazione industriale della storia del nostro Paese. Vuol dire che il fragile piano industriale non conteneva una grande prospettiva temporale. Vuol dire che occorreva soltanto un pretesto a tutti per sfuggire da una pessima procedura. Cosa meglio di un capro espiatorio tarantino? Film già visto, governo poco creativo.


Se al contrario, come io credo ancora, l’investitore è serio e deciderà di puntare comunque su Taranto, senza farsi condurre fuori strada da governo e commissari, si comprenderà che è la città di Taranto il principale interlocutore, l’unico che può a ragione porre la parola fine alla vicenda, in un modo o nell’altro, e senza che vengano tralasciate alcune delle variabili poste oggi dai tarantini.

Venga a Taranto a parlare di miliardi di progetti, il ministro Calenda. Venga qui il viceministro Bellanova a dirlo alle associazioni di cittadini e genitori tarantini che devono attendere il 2023 prima che si valuti quanto e come si ammalano irrimediabilmente. Vengano i commissari a spiegare in piazza alle nostre imprese che in quei miliardi non si trova il becco di un quattrino per l’indotto, mentre imprese lombarde e liguri ancora lucrano in questo momento in uno stabilimento moribondo.

Che guardino negli occhi orfani, malati e lavoratori tarantini e dicano che l’acquisizione è a rischio, se per caso il sindaco o il governatore si azzardano a scandalizzarsi davanti ai fiumi rossi della città nei giorni di pioggia. No, nessun ministro verrà qui a fare questo. Io i miei concittadini voglio incontrarli per le vie e voglio poterli abbracciare senza vergogna, per questo vado avanti, in tutte le sedi opportune. Lo scorso 29 giugno ho giurato sulla costituzione, per difendere diritti inalienabili, non devo fedeltà cieca a nessun partito. Rispondo ai cittadini, e ripeto: nessuno può ricattare me e Taranto. Nessuno”.


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