Ilva, Melucci a Mittal: Basta spocchia. Non chiedete a Taranto nuovi sacrifici

Ilva, Melucci a Mittal: Basta spocchia. Non chiedete a Taranto nuovi sacrifici

“Non è con la rigidità e la spocchia mostrata al Mise che Am Investco Italy definirà positivamente il proprio percorso”. Arriva deciso al punto il sindaco di Taranto dopo lo stop al negoziato sulla cessione del Gruppo Ilva registratosi ieri al Ministero dello Sviluppo Economico. Il primo cittadino si rivolge al nuovo (potenziale) acquirente: “a noi non è dato sapere – scrive – se su quel tavolo si sia mai ufficialmente parlato di quota zero esuberi, di certo, dopo il faticoso lavoro di tutti, non possiamo che esortare il potenziale aggiudicatario a rivedere la sua posizione e a compiere significativi e rapidi progressi nella vicenda occupazionale”.


Dopo aver preso le distanze da Michele Emiliano (da cui si è allontanato politicamente) che aveva chiesto di interrompere il confronto sull’Ilva in attesa della formazione del nuovo Governo, Melucci ribadisce l’importanza del fattore tempo, una variabile che “rischia di diventare un grande ostacolo. Ogni settimana che scorre senza una intesa compromette tutto l’impianto, nel senso normativo oltre che fisico del termine”. Già in autunno, ricorda il sindaco, “avevamo a gran voce rivendicato la conoscenza piena del piano industriale e la partecipazione alla trattativa sindacale, a tutela degli stessi lavoratori tarantini. Così non è stato, tuttavia ugualmente ci siamo predisposti alla collaborazione con tutte le parti, nel tentativo quanto meno di implementare le misure connesse al Dpcm afferente alla materia ambientale, specie per eliminare dal tavolo istituzionale ogni alibi, ogni incaglio ad una trattativa, quella sindacale, che alcune organizzazioni davano già per acquisita”.



“La comunità ionica – ricorda Melucci – ha compiuto ogni sforzo plausibile in questi mesi per dimostrare affidabilità agli interlocutori istituzionali ed agli investitori. Abbiamo superato lacerazioni storiche, raccontato ai nostri figli che un altro futuro è possibile, un futuro fatto di produzione sostenibile dal punto di vista ambientale e socio-economico. Non si possono chiedere nuovi immotivati sacrifici ai tarantini, non a qualunque prezzo per Taranto si può chiudere questa trattativa, non può essere l’affare del secolo solo per l’interesse privato ed industriale. Taranto ha fatto il suo, ora ci aspettiamo dal gruppo Arcelor Mittal un segnale che vada ben oltre i freddi numeri di un contratto stipulato senza conoscere le nostre ferite, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni. Già a luglio spiegammo in occasione della visita della famiglia Mittal a Taranto (foto allegata a questo articolo, ndr) che questa non è una semplice vertenza sindacale, non una banale acquisizione come tante, la quadratura finanziaria non può non tenere presente quello che questa eroica città ha sin qui assicurato al sistema Paese”.

Ieri il viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova ha preso atto che la trattativa per la cessione del Gruppo Ilva ha bisogno di una “pausa di riflessione”. Al termine di una intensa tornata di incontri, interrotta solo per le celebrazioni del 25 Aprile, non ha potuto fare a meno di annotare che “le posizioni di azienda e sindacati rimangono distanti”.  Avvisaglie di un confronto difficile si erano già avute sul trattamento salariale dei circa 14mila lavoratori della maggiore azienda siderurgica italiana. Fim, Fiom, Uilm e Usb avevano respinto la perdita netta di alcune migliaia di euro all’anno paventata da AmInvestCo. Il tema è stato poi ripreso con qualche progresso, ma senza un accordo tra le parti che ieri hanno affrontato la questione esuberi.

“Gli impegni già assunti dall’azienda – spiega Il Mise – comprendono 10mila assunzioni ed il mantenimento del livello salariale comprensivo degli scatti di anzianità. In questi mesi, sono stati fatti passi avanti nel confronto su tanti aspetti: rimane il problema, certamente di estrema importanza, di individuare modalità condivise per assicurare a tutti i lavoratori tutela occupazionale”. Il governo ha varato provvedimenti per accompagnare la trattativa, non ultima la garanzia degli ammortizzatori sociali per i prossimi cinque anni. “Le reciproche posizioni rimangono rigide e distanti”, ammette il Ministero dello Sviluppo Economico al termine della riunione che chiede “alle parti di impegnarsi in una pausa di riflessione per poter auspicabilmente tornare al tavolo con un approccio più costruttivo già dalla prossima settimana”.


Lo strappo, però, appare profondo. In un documento congiunto, le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Usb “ritengono inaccettabili le condizioni poste da AmInvestCo su livelli occupazionali, interventi ambientali e normative contrattuali”. Quello degli esuberi resta il tema centrale. Secondo i sindacati l’acquirente avrebbe confermato la proposta contenuta nel contratto di aggiudicazione presentato al Mise lo scorso 5 giugno: organici al di sotto dei 10mila lavoratori per arrivare a 8480 a conclusione del piano industriale (2023). Per questo le federazioni metalmeccaniche hanno sospeso il negoziato convocando lo stato di agitazione e proclamando assemblee negli stabilimenti del Gruppo Ilva.

A Taranto, dove sono occupati circa 12mila lavoratori, il Consiglio di fabbrica si riunirà il prossimo 2 maggio. Nel capoluogo ionico la situazione è particolarmente critica e complessa anche a causa degli interventi di contenimento dell’inquinamento di cui il nuovo acquirente dovrà farsi carico. Tra questi c’è la copertura dell’immenso parco minerali e fossili. I lavori sono stati già affidati alla Cimolai con una spesa di 300 milioni di euro anticipata da Ilva in amministrazione straordinaria per accorciare i tempi di consegna dell’opera che dovrebbe essere ultimata in due anni.


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