Ilva, ricorso alla Corte Costituzionale sull’immunità penale

Ilva, ricorso alla Corte Costituzionale sull’immunità penale

“Quelle norme che stanno consentendo all’Ilva di continuare a produrre, con garanzia di esenzione da responsabilità penale per le sue figure apicali (o soggetti da essi delegati) possano considerarsi costituzionalmente legittime?”


A sollevare il quesito è il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto nell’ordinanza con la quale pone alla Suprema Corte “la questione di legittimità costituzionale” in ordine a quella comunemente indicata come “immunità penale” (che il gip più correttamente definisce “speciale causa di non punibilità”), prevista dall’art. 2, comma 6, d.l. 1/2015 (conv. dalla L. n. 20/2015), come da ultimo modificato dal d.l. n. 244/2016 (conv. con modif. dalla L. 19/2017).



I dubbi del gip traggono origine da tre distinti fascicoli giunti alla sua attenzione. Il primo riguarda gli elevati livelli di diossina rilevati nei mesi di novembre 2014 e febbraio 2015 nel quartiere Tamburi di Taranto. Il secondo è stato aperto dopo la trasmissione, da parte del Comune di Statte, della determina n. 247 del 15 marzo 2017, con cui l’Ente concludeva la Procedura di V.I.A. per il progetto di ampliamento della Cava Mater Gratiae di proprietà di Ilva s.p.a. Il terzo attiene i livelli di sostanze inquinanti (Pm10, Pm2,5, benzene, black carbon) rilevati dalle centraline dell’Arpa poste lungo il perimetro dello stabilimento, nell’area Cokeria e in via Orsini (rione Tamburi) relativi al 2016.

Ad accomunare i tre fascicoli, secondo Ruberto, non sono solo “indiscutibili ragioni di connessione”, ma “comune ai suddetti procedimenti è la questione sostanziale di fondo, decisiva ai fini della loro decisione, riguardante la applicabilità, in tutte quelle vicende delle norme che hanno consentito e che stanno tuttora consentendo allo stabilimento Ilva di Taranto la prosecuzione dell’attività produttiva in costanza di sequestro penale” e della “speciale causa di non punibilità – dogmaticamente inquadrabile, per taluni, come immunità e, secondo altri, come scriminante”.

Norme che, secondo il Gip “presentano evidenti profili di criticità e di incompatibilità con i valori costituzionali” tanto da ritenere “doveroso sollevare la questione di legittimità costituzionale”.  Ruberto, ritiene necessario accertare “se quelle norme che hanno autorizzato lo stabilimento a proseguire, nonostante le deficienze impiantistiche, ben oltre l’originario termine di 36 mesi previsto dall’art. 3co.3 d.l. 207/2012 (ritenuto costituzionalmente legittimo dal Giudice delle leggi) non abbiano clamorosamente violato i precetti costituzionali e quei paletti che la stessa Consulta aveva posto per ritenere non viziate le disposizioni della prima legge Salva Ilva”.


Tra le argomentazioni richiamate nelle 33 cartelle dell’ordinanza c’è anche la sentenza dello scorso 24 gennaio della Corte Europea di Strasburgo. “I giudici sovranazionali – scrive il gip – hanno già ritenuto la normativa attualmente in vigore inidonea a garantire diritti primari, quali la salute, la vita privata in ambiente salubre e quello alla tutela effettiva dei diritti medesimi (…) E le norme oggi censurate, che autorizzano l’attività produttiva pur in presenza di situazioni di grave compromissione dell’ambiente e della salute e che esentano i potenziali responsabili della perpetrazione di gravi fatti di inquinamento ambientale dalla responsabilità penale, continuano a privare i soggetti potenzialmente lesi della possibilità di ottenere in sede giurisdizionale la tutela dei loro diritti primari (con conseguente violazione dell’art. 13 della C.E.D.U.)”.

Da qui la decisione di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale “per contrasto con gli artt. 3, 24, 32, 35, 41, 112 e 117 della Costituzione, nella parte in cui proroga alla scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale (ad oggi fissata al 23 agosto 2023, a mente dell’art. 2co.2 D.P.C.M. 29 settembre 2017) i termini per l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria riguardante lo stabilimento ILVA di Taranto e, in ogni caso, il termine originariamente previsto dall’art. 3 co.3 d.l. 207/2012 per la prosecuzione “in ogni caso” dell’attività produttiva nello stabilimento” e  “per contrasto con gli artt. 3, 24, 32, 35, 41, 112 e 117 della Costituzione, nella parte in cui prevede che “le condotte poste in essere in attuazione del piano di cui al periodo precedente [n.d.e.: il Piano approvato con D.P.C.M. del 14 marzo 2014] non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’acquirente dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro”. L’ordinanza è stata inviata anche al presidente del Consiglio dei ministri ed ai presidenti delle due Camere.

Sull’iniziativa assunta dal gip Ruberto si registrano alcuni commenti.

ANGELO BONELLI (VERDI) – “Il Gip di Taranto Ruberto Benedetto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale relativamente all’immunità penale contenuta nelle norme del decreto legge 1/2015 e 98/2016. Quelle norme garantiscono immunità penale ad Arcelor Mittal in caso fi violazione della legislazione ambientale e sanitaria nello stabilimento ex Ilva . E’ una notizia importante che apre la porta per avere giustizia in questo paese . Spiace constatare che ancora una volta debba essere l’autorità giudiziaria a farsi carico dei diritti dei cittadini e cittadine di Taranto e della loro salute . Sia il governo Renzi è quello attuale con Di Maio hanno confermato una norma scandalosa che è una vera e propria barbarie giuridica. In nessun parte del mondo esiste uno stabilimento industriale che opera in regime di immunità penale e civile . Noi Verdi abbiamo sempre denunciato questa vergogna e abbiamo raccolto contro questa norma vergogna migliaia e migliaia di firme. Ora attendiamo fiduciosi il giudizio della consulta ma non in dimentichiamo che la costituzione dice che la legge è uguale per tutti e che l’azione penale è obbligatoria”.

PEACELINK – (Nota a firma di Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame). “L’immunità penale all’Ilva non è più un dogma. Si dovrà esprimere la Corte Costituzionale. Finisce l’era della Ragion di Stato e si rimette in moto lo Stato di diritto, così come disegnato dalla nostra Costituzione. Finisce il patto con il diavolo fatto da governi diversi, tutti allineati nel disprezzo della vita e dei diritti umani. Hanno tentato di tenere aperta l’Ilva a tutti i costi. Anche a costo di calpestare i principi della Costituzione. Adesso che la magistratura ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale tutto ritorna nell’alveo di una corretta valutazione della legittimità delle leggi, che non possono dimenticare la vita e la salute dei cittadini.
PeaceLink aveva da tempo chiesto che venisse fatto questo passo. E il passo è stato fatto. E’ un’immensa gioia sapere di aver operato per la difesa della Costituzione e di aver avuto ragione nel farlo. A rendere necessario un passo di questo tipo è stata anche la sentenza della Cedu di Strasburgo che ha censurato l’Italia sul caso ILVA, accertando una violazione dei diritti umani della popolazione residente. Adesso si vada avanti perché non un’altra persona, non un altro lavoratore, non un altro bambino, possano essere sacrificati sull’altare della Ragion di Stato”.


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