Ilva, su occupazione e indotto parti ancora lontane

Ilva, su occupazione e indotto parti ancora lontane

Tra appelli incrociati, guerra dei tweet, inviti e cortesi rifiuti, è proseguito oggi il confronto sulla cessione dell’Ilva. Sindacati, azienda e Mise hanno messo a calendario una serie di incontri specifici su proposta del viceministro Teresa Bellanova. Il prossimo tavolo generale è fissato per il 10 gennaio 2018. Il 17, invece, toccherà all’accordo di programma per Genova. Confronti tecnici sono in programma, sempre al Mise, per i prossimi 23 e 24 gennaio (Taranto), 30 e 31 per Genova, Novi Ligure. Racconigi, Paderno, Milano e Marghera.


“L’incontro di oggi al Ministero è un ulteriore passo in avanti del negoziato”, questo il commento di Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom Cgil. “Rimangono aperti – aggiunge – ulteriori nodi, a partire dal piano industriale che deve determinare una forte innovazione di processo e di prodotto, utilizzando le migliori tecniche disponibili che vanno introdotte in tutti gli stabilimenti e a Taranto in particolare, determinando anche su questa via un processo di ambientalizzazione spinto”. Il secondo punto ancora non risolto è “il mantenimento di tutti livelli occupazionali, compresi quelli indotto. Ad oggi non c’è ancora una condivisione con Arcelor Mittal su questi punti, per la Fiom il negoziato deve servire a raggiungere un accordo su quelle questioni, senza le quali non è possibile una soluzione positiva della vertenza”.



Per la Fiom l’unico tavolo in cui è possibile raggiungere un accordo “è il tavolo del Ministero. Chi pensa che ci possano essere tavoli autoconvocati, con l’esclusione del Mise, propone un percorso irrealizzabile. Le dichiarazioni fatte dal presidente della Regione Puglia Emiliano sulla non rappresentatività delle organizzazioni sindacali presenti al tavolo Ilva, sono una gratuita provocazione che fa pensare ad una partita tutta politica. Queste dichiarazioni non aiutano la prosecuzione del negoziato, e per la Fiom gli accordi sono validi, sempre e solo, dopo il voto dei lavoratori. Continuiamo a chiedere al Sindaco di Taranto e al Presidente della Regione di ritirare i ricorsi e provino anche loro insieme noi a fare un accordo che tuteli la salute, mantenga l’occupazione, e rilanci l’Ilva”.

Secondo Fim e Uilm “con la giornata odierna presso il Mise si sancisce uno stretto calendario di incontri che potrà far discutere già dal prossimo 10 gennaio delle specifiche di ogni sito e di ogni area dello stabilimento di Taranto. Gli incontri continueranno con i soggetti legittimati alla rappresentanza tramite le elezioni delle RSU dove partecipa oltre il 90% dei lavoratori, di cui il sindacato confederale detiene 88% di rappresentatività, espresso dalle 69 Rsu. Il sindacato confederale tutto ribadisce che l’unico Tavolo dal quale possono essere ottenuti i benefici attraverso la contrattazione per i lavoratori e per la città e quello ufficiale che si svolge al Ministero. Invitiamo tutti al senso di responsabilità, scevri da rancori e pregiudizi che nulla hanno a che fare con i problemi della salute e del lavoro. Serve ristabilire un clima sereno e costruttivo”.

“Per l’Usb l’indipendenza dai partiti politici è un elemento fondamentale ed è proprio in virtù di questa indipendenza che mettiamo al centro i lavoratori, i bisogni delle popolazioni e in questo caso il diritto alla salute e il diritto a non morire per i veleni dell’Ilva”, così Sergio Bellavita  di Usb nazionale sulla questione Ilva e sulle ultime dichiarazioni del Ministro Calenda e di alcuni esponenti sindacali confederali, sulla possibile chiusura dello stabilimento se dal Comune e dalla Regione non si fa un passo indietro per il ricorso al Tar.


Usb ha appoggiato “il ricorso sulla tempistica di adeguamento ambientale presentato dal sindaco del comune di Taranto Rinaldo Melucci e dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Dopo anni di chiacchiere senza nessun atto concreto per l’ambientalizzazione dello stabilimento finalmente un’Istituzione punta i piedi in difesa del territorio – prosegue Bellavita – Da questo punto di vista è incomprensibile la posizione assunta da alcuni sindacati che pare più votata ai buoni rapporti con la Bellanova e il Ministro Calenda nell’ambito della gestione di tutte le vertenze a livello nazionale e ai buoni uffici col partito democratico e il Governo più che a un’analisi rigorosa di quanto sta accadendo”.

“Il dato emerso dalle assemblee Usb ha certificato a netta maggioranza che i lavoratori non accettano ricatti né diktat sulla questione salute – spiega Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto nella nota stampa – se qualcuno confonde il livello di rappresentanza Fim, Fiom, Uilm (84%) e quello Usb (16%) con la reale volontà dei lavoratori (che hanno partecipato alle assemblee in 3.500), siamo pronti anche a fare un referendum. Magari poi scopriremo come Alitalia che il livello di rappresentanza non fotografa sempre ciò che i lavoratori realmente vogliono”.

Sulla vicenda Ilva intervengono anche la Cgil e la Fiom di Taranto. “Crediamo sia arrivato il tempo del rigore e dell’equilibrio – si legge in un documento congiunto –  perché la posta in gioco non è il grado di visibilità, o il prestigio di certa politica o certo sindacato, ma il futuro di una intera generazione di lavoratori e cittadini della nostra terra. Pertanto apprezziamo lo sforzo del Sindaco Melucci di voler continuare a tenere un clima di dialogo con tutte le parti sociali e istituzionali coinvolte e ci auguriamo che all’invito del Premier Gentiloni a ritirare i ricorsi al TAR faccia seguito una assunzione di responsabilità da parte di tutti”.

“Alle dichiarazioni del Governatore della Puglia, sulla presunta non rappresentatività delle organizzazioni sindacali all’interno di quella fabbrica – continua la nota stampa – ha già risposto il segretario regionale della CGIL, diffondendo i dati relativi alle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu. Da uomo di legge al presidente della Regione non sfuggirà neanche il ruolo svolto dal sindacato negli anni in cui di ambiente, lavoro e sicurezza erano in pochi a parlare. Atti e sentenze che saremo ben lieti di consegnare nelle mani del Governatore quando avremo occasione di incontrarlo e su cui si incardina molta parte della la storia recente della vertenza ambientale e epidemiologica legata allo stabilimento siderurgico tarantino. Di fronte ad una vicenda complessa ci piace argomentare non dimenticando la complessità delle problematiche in campo, da quelle del lavoro, a quelle della tutela del nostro ecosistema passando per il non differibile per noi rapporto stretto con la salute dei cittadini dell’area Sin. A chi ci usa per alimentare questo o quello scontro politico rispondiamo con lo stesso equilibrio del sindaco dimostrato in queste ultime ore: si dialoghi, se possibile nel merito, e proponendo soluzioni possibili”.

Secondo Fiom e Cgil di Taranto “la complicata vertenza Ilva non può e non deve essere rinchiusa nel recinto dei favorevoli e contrari ad un ricorso al Tar e tantomeno può diventare un elemento di scontro politico che rischia di impedire un confronto di merito sui temi ambientali e sanitari, rispetto ai quali la Regione e il Comune, è opportuno ricordarlo, hanno una responsabilità diretta. La Cgil e la Fiom hanno chiesto in più occasioni di aprire un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati per far applicare le linee guida per la VIIAS, approvate all’unanimità il 22 aprile del 2015, all’interno del DPCM del 29 settembre 2017. Tali linee guida prevedono infatti che il gestore debba dimostrare l’assenza di un impatto sanitario dovuto all’esercizio dell’impianto nelle pregresse condizioni di autorizzazione e produrre una valutazione predittiva rispetto alle emissioni per cui chiede l’autorizzazione sulla base delle nuove BAT. In particolare, per impianti già sottoposti ad una valutazione di impatto ambientale, il gestore presenterà i risultati di monitoraggio VIIAS in sede di autorizzazione o rinnovo della stessa. Applicare tali linee guida è quindi per Taranto un prerequisito irrinunciabile in quanto solo l’attenta considerazione preventiva del danno sanitario residuo eviterà il ripetersi del disastro che stiamo vivendo a Taranto. Al tavolo riaperto dal Ministero dello Sviluppo Economico e Mittal si discuta dunque di questo e si conduca una battaglia di merito che porti ai risultati previsti e su cui Taranto e i tarantini sono stanchi di dover attendere risposte”.


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