Ilva Taranto, il M5S seduce i sindacati. Le posizioni in campo dopo l’incontro

Ilva Taranto, il M5S seduce i sindacati. Le posizioni in campo dopo l’incontro

Qualcuno apprezza il metodo, qualcun altro prende tempo. Altri sbattono la porta. E c’è chi dice apertamente: chiusura immediata. Reazioni contrastanti nel mondo sindacale all’indomani dell’incontro con i rappresentati del Movimento 5 stelle sul futuro dell’Ilva di Taranto. La chiusura programmata e la riconversione economica ribadite dall’on. Fioramonti fanno discutere. Ecco le reazioni delle organizzazioni sindacali.


Usb – “Apprezziamo la disponibilità dei 5 Stelle a mettersi in campo con una politica dell’ascolto. Da subito abbiamo ribadito chiaramente le nostre posizioni, partendo, dall’ambientalizzazione fino alla salvaguardia occupazionale seria fatta di lavoro e non di ammortizzatori sociali – dichiara Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto – il tutto rafforzato da una chiara politica aziendale che superi la gestione commissariale e che sia Pubblica. Per questo abbiamo sottolineato che qualsiasi ipotesi non può che partire dalla nazionalizzazione dell’Ilva”. Rizzo ha inoltre evidenziato che “sono necessarie politiche sociali che riconoscano ai lavoratori il lavoro usurante di una fabbrica come quella dell’Ilva così come “non si può prescindere da una corretta e attenta applicazione delle certificazioni ambientali partendo dalla normativa regionale”. L’Usb auspica che da subito si metta in calendario i prossimi incontri per entrare nel merito della discussione. Alla riunione hanno partecipato anche Pierpaolo Corallo, esecutivo
regionale Usb Puglia, e Emidia Papi dell’esecutivo nazionale Usb Lavoro Privato.



Fim Cisl – “Sono anni e anni che sentiamo parlare di alternative all’acciaio a Taranto e nel frattempo la disoccupazione in provincia è giunta a livelli significativi”. Così il segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, a margine dell’incontro con il Movimento 5 Stelle. Un appuntamento scivolato via tra più ombre che luci sul futuro dell’Ilva. “Cosa significa, non pensiamo di chiuderla in un anno, ma neanche in 20-30 anni, così si è espresso il consulente economico di Di Maio, Lorenzo Fioramonti, durante l’incontro. Da parte dei rappresentanti del M5S, come Fim Cisl – aggiunge D’Alò – avremmo gradito un preciso punto di vista sulla questione, anche in virtù delle contraddizioni emerse in questi giorni nel “contratto di governo” tra lo stesso M5S e la Lega. I Cinque Stelle ci sono sembrati generici, approssimati e non sono entrati nel merito. Non ci hanno saputo dare dettagli ne’ sulla chiusura progressiva degli impianti di Taranto, da loro richiamata, ne’ sulla riconversione”. Ombre anche sui passaggi già consumati e diventati esecutivi. “Abbiamo chiesto, anche, quale fosse la posizione del M5S rispetto ad altri aspetti già stabiliti, ossia la presenza di un gruppo – Am Investco – che si è aggiudicato, tramite una gara europea, l’Ilva e che c’è una scadenza fissata al 30 giugno a cui bisognerà dare una risposta. E su questo che non siamo riusciti ad avere risposte. In ultimo – conclude Valerio D’Alò – abbiamo invitato il Movimento a partecipare all’interno del “Tavolo istituzionale per Taranto”, già dal prossimo incontro, per confrontarsi in modo democratico sulla vertenza”.

Fiom Cgil – Nota congiunta a firma di Giuseppe Romano (segretario generale) e Francesco Brigati (segreteria provinciale). “Il M5s in apertura dell’incontro ha chiarito la propria posizione in merito al futuro di Ilva: riconversione economica del territorio e progressiva chiusura degli impianti. La Fiom Cgil ha ribadito una serie di criticità rispetto alla vendita del gruppo Ilva e della trattativa sindacale, sottolineando che è già tutto definito da un quadro normativo ben strutturato dai vari decreti salva Ilva e dal bando di vendita. Tale situazione è stata determinata da una mancanza di politiche industriali che, negli ultimi trent’anni, non ha permesso di produrre investimenti necessari a garantire l’occupazione e l’ambiente per il rilancio del mezzogiorno causandone di fatto una desertificazione industriale.
Abbiamo apprezzato l’apertura di un confronto, che ci auspichiamo continui, per iniziare un nuovo percorso che possa dare risposte concrete ad un territorio che per troppi anni ha subito scelte verticistiche prive di una prospettiva di rilancio della siderurgia e del territorio. La Fiom Cgil, di fronte ad un quadro normativo già definito e alla posizione assunta dal M5s in merito alla progressiva chiusura degli impianti, ha evidenziato l’impossibilità di continuare a produrre con l’attuale ciclo integrale senza l’utiizzo di innovazioni tecnologiche propedeutiche all’abbattimento delle fonti inquinanti. Pertanto abbiamo chiesto di rivedere il DPCM del 29/09/2017 attraverso il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale introducendo le linee guida di valutazione di impatto ambientale e sanitaria necessarie a salvaguardare l’ambiente e la salute. Abbiamo chiesto espressamente di valutare la possibilità di estromettere gli attuali commissari dell’amministrazione straordinaria, responsabili insieme al governo di aver sottoscritto un contratto di aggiudicazione che di fatto ha lasciato nelle mani di Arcelor Mittal il futuro occupazionale, ambientale e della siderurgia, ritenuti più volte strategici dai decreti governativi.
Inoltre abbiamo consegnato un dossier di documentazione e denunce fatte dalla Fiom Cgil su un tema delicato come la presenza di 3750 ton di amianto, censite dalla stessa gestione commissariale, che non possono essere bonificate con i tempi troppo lunghi previsti dal DPCM e per il quale è necessario un intervento legislativo atto ad allontanare i lavoratori dalle fonti inquinanti attraverso il beneficio previdenziale previsto per i lavoratori esposti ad amianto. Bisogna pertanto aprire una nuova fase di confronto per mettere al centro i lavoratori e i cittadini di Taranto”.

Flmu-Cub


“Nell’incontro di  ieri nella Camera di Commercio di Taranto, la Flmu-Cub, rappresentata da Stefano Sibilla (segretario provinciale), Giovanni Perelli (segretario ilva) e Luigi Proietti (direttivo), è stata l’unica organizzazione sindacale che si è espressa nel modo del tutto inequivocabile verso una chiusura immediata delle fonti inquinanti. Le ragioni per tale decisione, spiega Sibilla, sono ormai note a tutti. Già a partire dal lontano 2008, con il primo decreto “salva ilva”, sino ad oggi sono stati emanati ben 12 decreti. Decreti che hanno salvaguardato solo ed esclusivamente la produzione dell’ilva. Infatti se ci chiediamo… cosa hanno prodotto tali decreti? Possiamo solo dire che hanno prodotto un immobilismo in merito a fantomatici lavori di adeguamento; hanno prodotto ben 8 incidenti mortali; hanno prodotto una diminuzione del livello occupazionale; hanno prodotto un disastro ambientale; hanno prodotto un’immunità penale per amministranti ed acquirenti. Per non parlare del fenomeno WinDay, unico caso al mondo, che tiene in ostaggio un’intera popolazione, privando loro la libertà ed il diritto alla vita. Di fronte a tutto ciò è assurdo parlare ancora di trattativa; una trattativa nella quale, come dice Perelli, l’acquirente pone un piano ambientale in secondo rilievo rispetto al piano industriale, per dirla in parole povere: se produco ambientalizzo, se no attaccati al tram. La Flmu-Cub, in tal senso, oltre a dichiararsi contraria ad una monocultura dell’acciaio, si è resa partecipe attivamente, mostrando alla delegazione politica dei 5 stelle, la documentazione necessaria per rendere concreto ciò che anni fa era solo considerata  mera utopia, cioè il “Piano Taranto”. Un piano che è frutto di un lavoro condiviso tra la Flmu-Cub, associazioni, comitati e liberi cittadini. Una proposta concreta che non ha la presunzione di essere “la proposta”, ma è sempliceme un piano open source, quindi aperto al contributo di tutti, nel tracciare le linee guida. Nel “piano Taranto” si evince la possibilità per una riconversione economica, sfruttando al meglio la green economy  con energie rinnovabili, quindi economie sostenibili che, con azioni di bonifiche e di valorizzazione dei siti dismessi, porterebbe addirittura ad un aumento del livello occupazionale. Pertanto la Flmu-Cub ribadisce, ancora una volta, chiusura immediata delle fonti inquinanti e la salvaguardia dell’occupazione con il reintegro dei lavoratori (Ilva e indotto) per azioni di bonifiche e di valorizzazione dei siti”.

 


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