“La Casa Di Sofia”. Vacanze a Taranto oltre la disabilità

“La Casa Di Sofia”. Vacanze a Taranto oltre la disabilità

Oggi a Milano alle 14.30, in occasione degli ICON DESIGN TALKS – incontri della Milano Design Week –  sarà presentato “HOLIDAYS BEYOND DISABILITY”, un talk sull’architettura e il design molto speciale, moderato dalla giornalista Valentina Petrini.


Oggetto del dibattito sarà il progetto “La Casa di Sofia”, un luogo dove la qualità della vita è costruita intorno alla disabilità, sul modello del Dynamo Camp e della terapia ricreativa.
Il progetto prevede la realizzazione sul territorio di Taranto di una struttura ricettiva dedicata alle famiglie di bambini con disabilità. I bambini, con genitori, nonni e cugini, hanno il diritto di vivere insieme un momento di vacanza serena che purtroppo è irraggiungibile nei luoghi che frequentiamo e conosciamo.



Abbiamo fatto due chiacchiere al telefono con Mariangela Tarì, mamma di Sofia e Bruno (di Sofia abbiamo già parlato in occasione di un evento annuale sulle patologie rare), che ci ha raccontato come l’idea sia nata proprio dall’esperienza diretta di genitori di bambini con disabilità critiche, che nei luoghi ordinari di vacanza sono spesso costretti ad un isolamento forzato proprio a causa della mancanza di strutture e supporti adeguati, ma soprattutto di personale specializzato e competente.

Il progetto ha subito trovato appoggio concreto in un folto gruppo di sostenitori, che a vario titolo stanno supportando la realizzazione del progetto, elaborando il concept architettonico, fornendo consulenza e logistica, curandone la comunicazione.

Secondo Mariangela il gioco è tutto per un bambino, è ciò che permette di superare le proprie paure. La vera sfida sarà proprio rendere accessibili i luoghi apparentemente più semplici: un orto può diventare verticale ed essere coltivato agevolmente, un albero può essere trasformato in una grande altalena dove volare.


La sfida richiede maggiore sforzo e impegno proprio da Taranto. Il progetto infatti sarà presto pronto grazie alla preziosa collaborazione dei professionisti volontari. Il supporto economico, grazie anche al contributo di imprenditori e privati, potrebbe crescere con la diffusione del progetto.
Ma La Casa di Sofia cerca anche un luogo dove nascere, possibilmente individuandolo tra le numerose strutture pubbliche inutilizzate, il che richiede una volontà  istituzionale.

Ci auguriamo sinceramente che tutto questo possa presto vedere la luce, perché il grado di civiltà di una comunità coincide con la qualità di vita dei suoi cittadini più deboli.


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