La leva obbligatoria, una fesseria fuori dal tempo

La leva obbligatoria, una fesseria fuori dal tempo

Il ritorno alla leva obbligatoria in presenza di una Difesa fondata sui professionisti suona come il ripristino del telefono a gettoni. Inutile, costoso, improduttivo. Un costo doppio, rispetto ai ricordi, perché intanto il mondo è cambiato e in camerata ci sono anche le donne. 


L’educazione? Non ricordo lezioni di bon ton in caserma. Vogliamo formare meglio i ragazzi? Lo Stato potenzi le offerte culturali, costruisca teatri, agevoli la linea internet gratuita, allestisca emeroteche multimediali, consenta a tutti un facile acceso alla conoscenza, metta su impianti sportivi, favorisca l’aggregazione, combatta sul serio il lavoro nero, scriva leggi buone contro il precariato e abbassi le tasse universitarie. Unisca anziché partorire idee divisive. Finanzi i settori giovanili di tutte le discipline sportive, ripristini i Giochi della Gioventù, potenzi gli scambi culturali con le scuole europee, distribuisca alle elementari strumenti gratuiti di apprendimento, elimini la sperequazione sin dal nido, lo Stato parli ai giovani con la saggezza di un genitore e non con lo sguardo di quelli in procinto di ruttare dopo una birra ghiacciata.



Ricordo incroci meravigliosi e temporanei di umanità varia, al militare. Ma non ricordo lezioni di etichetta. Ricordo tempi morti, disposizioni illogiche, ordini fini a se stessi, attività autoreferenziali e ricordo perfettamente quella sensazione sgradevole del vivacchiare anziché campare pensando al futuro. Una frazione di vita sospesa tra la giovinezza inquieta e la maturità incombente. Un limbo in divisa. Tempo che non torna. Della carne fredda e delle patate di plastica del Car, meglio non scrivere. E se lo dico io (e mi scuso se scrivo eccezionalmente in prima persona) che in Capitaneria ebbi fortunatamente il mio da fare… figurarsi in una caserma ad alzare e ammainare maniera tutti i giorni: vedo già truppe che marciano alla ricerca della linea wireless per restare in contatto con il mondo.

Oggi i militari sono moderni, colti, preparati. Il maresciallo del ‘ho venuto a dirvi’ e ‘non dico non sono d’accordo’ non esistono più. La logica finisce quando inizia la Marina’ è uno slogan gettato nella stiva.  Si chiama progresso.  Lo Stato mi mantenne un anno, mi ha regalato dodici mesi di contributi previdenziali e m’ha pagato una forma di cazzeggio che non avrebbe mai più avuto repliche. Prendevo 180mila lire al mese, perché diplomato, pulite e fresche di stampa. Tutto questo mentre ci si chiedeva a cosa servisse stare là e soprattutto mentre qualcuno contava ossessivamente i giorni che mancavano al congedo. E aveva cominciato a contarli dal sabato del giuramento! Un’altra salvinata da ombrellone, insomma. 

In questi ultimi lustri l’intero sistema ha dismesso la sua capacità di accoglienza di decine di migliaia di post adolescenti e ha puntato sulla specializzazione di pochi, e per sempre, rispetto alla moltitudine di passaggio della Leva. Lo Stato investe a lungo termine, ormai. Non può riprendere a gettare soldi per ‘educare’ (risata). Contando i costi aggiuntivi (perché tutti i professionisti non li rimuovi dai compiti assegnati e certamente ne sforneremo altri ed altri ancora…) si tratterebbe di una spesa pari quella di un’Olimpiade che si ripete spesso.


I ragazzi della Leva avevano compiti precisi e temporanei. Dormivano, mangiavano e si muovevano a spese dello Stato per 365 giorni. Senza contare visite mediche, cure, diaria, vestiario, energia, strutture.. ecc ecc ecc. Il bilancio dello Stato non reggerebbe al Medioevo di cui si tratta nelle parole di un ministro che dovrebbe occuparsi di dare un colpo alla mafia e non di colpi di scena. Mi chiedo come si faccia a sparare una cavolata del genere. Salvini continua ad occuparsi di tutto tranne che del Viminale per il quale viene pagato lautamente. O le spara gratis?


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