La Procura di Milano: I piani di Mittal non sono cambiati, i pericoli ci sono ancora

La Procura di Milano: I piani di Mittal non sono cambiati, i pericoli ci sono ancora

ArcelorMittal “continua a non ritenersi più vincolata dai contratti di affitto sottoscritti e persiste quindi la minaccia dello spegnimento degli altiforni e della dismissione dell’attività produttiva con tutti i danni conseguenti”. E’ quanto afferma la Procura della Repubblica di Milano nella memoria inviata al Tribunale lombardo in ordine al procedimento ex art.700 tra i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal. 


Con questo atto la Procura meneghina ribadisce che la sua azione “è pienamente ammissibile e coerente con i doveri d’ufficio”. Il 15 novembre dello scorso anno, infatti, la Procura di Milano aprì un fascicolo esplorativo per verificare l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato in relazione alla causa promossa da ArcelorMittal per il recesso del contratto di affitto contro il quale i legali dei commissari di Ilva in As depositarono un ricorso cautelare d’urgenza (ex art.700).



La causa si sarebbe dovuta discutere il 20 dicembre scorso. Poco prima dell’inizio dell’udienza, però, le parti si presentarono dal giudice Claudio Marangoni con un pre accordo che riapriva la trattativa per la revisione del contratto di affitto e vendita degli impianti e per il rilancio del polo siderurgico chiedendo tempo fino al 31 gennaio 2020. In virtù di questo nuovo elemento, il giudice rinviò l’udienza al 7 gennaio.

A pochi giorni dal termine fissato dal Tribunale, la Procura di Milano ribadisce la piena legittimità della sua azione nonostante i fatti intervenuti nel frattempo, come la vicenda dell’Altoforno 2. Nel documento viene confermata, infatti, “l’attualità del periculum in mora”, perchè, come già scritto in apertura la “parte resistente continua a non ritenersi più vincolata dai contratti di affitto sottoscritti e persiste quindi la minaccia di spegnimento degli altiforni e della dismissione dell’attività produttiva con tutti i danni conseguenti”.  In questo modo la Procura risponde alla memoria difensiva presentata il 16 dicembre dello scorso anno.

“Quanto affermato dalla Procura della Repubblica di Milano – commenta Massimo Battista, operaio Ilva e consigliere comunale di Taranto (indipendente) – deve far riflettere tutti. I magistrati confermano la pericolosità dei piani di ArcelorMittal che in fabbrica continua a fare il bello e il cattivo tempo ed a ricorrere alla cassa integrazione. E’ assurdo che l’azienda persegua le sue politiche senza nessuna resistenza da parte del Governo che ci sembra più attento alle esigenze aziendali piuttosto che alla tutela di cittadini e lavoratori di Taranto. Da anni chiediamo un piano di chiusura delle fonti inquinanti e riconversione del territorio”.



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