La protesta delle imprese: Mittal ci paghi. Non siamo un’arma di ricatto [VIDEO]

La protesta delle imprese: Mittal ci paghi. Non siamo un’arma di ricatto [VIDEO]

Va ancora in scena la protesta a Taranto. Portineria C dello stabilimento siderurgico. Da qui fanno ingresso i tir ed i mezzi che riforniscono gli impianti. Oggi, però, è tutto fermo. I camion sono schierati sull’immenso piazzale, motori spenti e il muso rivolto verso la fabbrica. Quasi un segno di sfida verso ArcelorMittal in fuga dall’acciaio italiano. 


E’ la protesta degli imprenditori, degli artigiani, dei padroncini, ma anche degli operai che vedono in pericolo lo stipendio e che con il loro lavoro hanno tenuto in vita il gigante siderurgico. “Vantiamo uno scaduto di 50 milioni di euro di cui non abbiamo traccia”, sottolinea Antonio Marinaro, presidente provinciale di Confindustria. Lo spettro che spaventa tutti è che possa ripetersi quanto accaduto nel 2015, con l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria. “All’improvviso i nostri crediti finirono nel cestino e non abbiamo incassato più niente”, spiega un imprenditore dell’indotto.



150 milioni di euro di lavori già eseguiti, inseriti nella massa passiva di Ilva in as. Da quella batosta le imprese non si sono ancora rialzate. Il presidio si è svolto in modo pacifico ed ha interessato diverse portinerie dello stabilimento. Tra i tir è arrivato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Sul posto anche il consigliere comunale di Taranto Giampaolo Vietri. La manifestazione è stata indetta da Confindustria Taranto, ma vi hanno aderito altre sigle tra cui Casartigiani.

Paura di vedere andare in fumo decine di realtà imprenditoriali e migliaia di posti di lavoro, ma anche il sospetto che ArcelorMittal  stia forzando la mano per avere un’arma di pressione in più nel confronto con il governo italiano. Sulla questione il presidente di Confindustria Taranto si sforza di essere pacato. “Abbiamo tentato  di instaurare con ArcelorMittal un rapporto incentrato sulla correttezza e sull’etica – dice a laRinghiera – negli ultimi comportamenti adottati dalla multinazionale, però, non intravedo alcuna etica ma solo il tentativo di tenere in ostaggio l’indotto tarantino, forse, per farne un’arma di pressione”.


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