L’allarme dei mitilicoltori di Taranto: dimenticati dalle Istituzioni

L’allarme dei mitilicoltori di Taranto: dimenticati dalle Istituzioni

Sono passati quattro anni dall’introduzione del divieto di allevamento di mitili nel primo seno del Mar Piccolo e il comparto della mitilicoltura di Taranto continua a vivere una situazione di incertezza totale in assenza delle necessarie politiche di rilancio del settore. Le annunciate bonifiche registrano ritardi e inadempienze talvolta clamorose addebbitabili, a seconda delle varie competenze, a Regione Puglia, Comune di Taranto, Commissario per le bonifiche.


E’ questo l’allarme lanciato dai presidenti delle organizzazioni del settore: Agci Pesca, Claai, Confcommercio, Lega Pesca, Unci Pesca (Emilio Palumbo, Riccardo Caracuta, Leonardo Giangrande, Cosimo Bisignano, Carla Macripò), in una lettera inviata al presidente della Regione, Michele Emiliano e per conoscenza all’assessore al ramo, Leo Di Gioia.



“Dalla Regione Puglia – si legge nel documento – attendiamo ancora la pubblicazione del bando relativo alla erogazione dei contributi per la calamità naturale della scorsa estate, che provocò la moria di gran parte delle produzioni e del novellame. Il contributo è stato con grande attenzione e disponibilità deliberato nel gennaio scorso, ma si attende l’avvio dei procedimenti che ne consentano l’utilizzo.
Era stato chiesto all’assessorato al Lavoro di includere il settore della mitilicoltura tra i destinatari della cassa integrazione in deroga, ma purtroppo ciò non è avvenuto. Così come, non essendo stato possibile prevedere un G.A.C. (Gruppo di Azione Costiera) per Taranto, non si ha notizia dell’avvio di percorsi alternativi di sostegno al settore nella fase di riorganizzazione della filiera produttiva e di impostazione di una adeguata strategia di marketing, che si rende necessaria per recuperare il mercato perso.
L’assessore Di Gioia formulò l’ipotesi di programmare un intervento specifico di sostegno al settore mitilicolo, ma ad oggi non si sa se siano stati compiuti passi in avanti”.

Secondo le associazioni di categoria è necessario “avviare una fase urgente di confronto per: verificare il migliore utilizzo di strumenti di sostegno e di riqualificazione del personale “occupato”; sostenere il settore; costruire una diversa prospettiva per il futuro. Poiché ad oggi, nonostante le buone intenzioni ed il formale impegno, non si è ancor avviata alcuna azione concreta per le bonifiche del Mar Piccolo, così come vi sono ritardi pesantissimi da parte del Comune di Taranto (sulla approvazione del Piano delle Coste e su altri temi di particolare interesse) sarebbe auspicabile un momento di coordinamento che coinvolgesse i tre soggetti pubblici maggiormente interessati alla vicenda”.

Qualche giorno fa, inoltre, le cinque organizzazioni hanno inviato una lettera all’assessorato regionale e all’Asl – e per conoscenza al presidente della Regione, e al sindaco di Taranto – nella quale si chiede “l’autorizzazione a spostare le produzioni mitilicole dal II al I seno del Mar Piccolo per evitare le conseguenze delle alte temperature (crisi anossiche) che negli anni precedenti hanno causato la moria del seme e la perdita del prodotto per l’anno successivo. Il I seno è meno esposto all’effetto del surriscaldamento per la migliore circolazione delle correnti marine, pertanto tale operazione permetterebbe ai mitilicoltori di preservare la produzione. Ovviamente, superata la fase critica, il prodotto verrebbe nuovamente trasferito nel II seno in rispetto dell’ordinanza vigente dell’aprile 2015 che vieta il prelievo e la movimentazione del novellame del I seno. Questa ed altre questioni, come il mancato spostamento delle produzioni in uno spazio appositamente attrezzato in Mar Grande dalla società Infrataras, chiamano in causa l’Amministrazione comunale tra l’altro in grande ritardo sul Piano delle Coste, strumento necessario per accedere ai bandi FEAMP”.


La conclusione è che, al di la delle tante parole pronuncioate, “ad oggi purtroppo nessuno ha ritenuto di affrontare seriamente la questione della mitilicoltura tarantina, avendo a cuore non solo l’emergenza sanitaria e la giusta tutela della salute pubblica, ma anche la salvaguardia dei posti di lavoro e di una tradizione millenaria legata alle potenzialità di sviluppo economico di luoghi di incomparabile bellezza e di grande ricchezza. Il futuro di Taranto può e deve ripartire dal mare, ma nulla lascia intendere che vi sia la giusta consapevolezza e volontà politica. Nell’attesa che si concretizzi un’azione amministrativa concreta, la categoria annuncia lo stato di mobilitazione in difesa del proprio diritto alla sopravvivenza”.


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