L’archivio storico deve restare a Taranto!

Adesso è tutto dov’era l’Upim, in piazza Ramellini: documenti accastati su due piani, “in condizioni pietose” ci dicono. E bene fa il Comune a cercare una soluzione idonea, anche perchè quel manufatto ex Upim sarà presto riqualificato e ridestinato ad altra attività.


Ma l’archivio storico di Taranto merita, come qualsiasi altro luogo della memoria collettiva, una sede degna di un museo degli atti e dei fatti, la testimonianza del vivere civile che merita adeguata riconoscenza e cura. A casa propria. Insomma, gli imperativi sono due: una sede seria, una sede cittadina. Non si può transigere. L’ipotesi Rutigliano non può passare, si tratta di dignità tarantina. Che poi è la dignità di qualsiasi comunità: il campanilismo non c’entra. Ognuno ritiene sia naturale conservare le proprie cose a casa propria, dunque l’archivio storico di una città è ovvio che debba restare in quella stessa città. La banalità a volte è necessaria.



Taranto non ha luoghi da destinare alla conservazione e alla tutela del suo archivio? Non c’è un’area della biblioteca che sia disponibile? Non c’è un Palazzo di pregio in Città Vecchia (magari si riqualificherebbe ad hoc).  Possibile che una città di 200mila abitanti, con un’estensione vasta quanto una di 400mila, non goda di spazi chiusi da adibire a museo, anche temporaneo in attesa di una ricollocazione?

Ad esempio, in attesa che Palazzo degli Uffici possa finalmente risorgere (perchè quella a nostra avviso è la sede appropriata) perchè  non catalogare l’archivio in un paio delle decine di appartamenti comunali abbandonati o, peggio, occupati? E perchè non considerare gli spazi lasciati  dalla Banca d’Italia in piazza Ebalia?

Archiviazione, tutela, custodia. Costa? Lo sappiamo. Così come ci dicono costerebbe circa 19mila euro l’anno lasciare tutto nella depositeria di Rutigliano, ipotesi alla sino a qualche giorno fa al Comune si stava seriamente pensando (adesso il fitto ad Amat sarebbe pari a 14mila euro l’anno, per l’uso della ex Upim).


 

Sottoscriviamo, dunque, questo appello che riportiamo di seguito, conm le firme di chi già vi ha aderito.

 

“Spazio alla memoria! L’archivio comunale resti a Taranto

 

La perdita della memoria è per l’essere umano un’esperienza drammatica, che rischia di annientarlo. Lo stesso può accadere ai gruppi sociali. Una comunità senza memoria non ha futuro in un mondo sempre più complesso. Oggi Taranto rischia di perdere un pezzo importante della sua memoria storica. L’archivio storico comunale, depositato presso lo stabile ex Upim di via Temenide, potrebbe essere trasferito fuori città, in un deposito per il quale l’amministrazione dovrà pagare un canone di affitto, e sottratto alla fruizione del pubblico a tempo indeterminato. Si tratterebbe di un danno di enormi proporzioni per chiunque voglia approfondire la storia della nostra comunità; tanto più grave se si pensa alla quantità di edifici pubblici inutilizzati sparsi per la città. Noi riteniamo inaccettabile tale eventuale decisione. Essa contraddirebbe apertamente la convinzione, sempre più radicata presso la cittadinanza, per cui la cultura dovrà svolgere un ruolo fondamentale nel futuro di Taranto. Sottrarre una risorsa come l’archivio comunale agli studiosi interessati ad indagare e divulgare la storia della città, da qualsiasi parte del mondo provengano, vorrebbe dire compromettere seriamente tale prospettiva. Taranto rischia di perdere l’ennesimo treno. La decisione di chiudere l’archivio comunale verrebbe presa mentre la Regione Puglia vara un Piano per la cultura (il Piiil), all’interno del quale una voce fondamentale riguarda l’Identità. Ma senza coscienza storica si costruiscono identità fittizie, precarie, incapaci di dare un senso ai cittadini e di affascinare i visitatori. Privata di una risorsa per coltivare la sua storia, Taranto continuerebbe ad accumulare ritardi rispetto alle altre province pugliesi che da tempo lavorano sul recupero e la valorizzazione del loro passato. L’archivio comunale non può lasciare la città. E i tempi sarebbero maturi per valorizzare anche le altre risorse archivistiche cittadine all’interno di un unico grande polo. Questa prospettiva fra l’altro è stata già oggetto di attenzione da parte di diversi enti pubblici operanti nel territorio (Comune, Provincia, Archivio di Stato, ASL e Camera di Commercio), alcuni dei quali si sono mostrati immediatamente disponibili. Si tratterebbe quindi di attivare un tavolo tecnico per trasformare questa idea in un progetto concreto. Le strutture non mancano; ciò che serve è la volontà politica e una seria progettualità. Facciamo appello all’Amministrazione Comunale, e in primis al Sindaco, perché trovi una sistemazione in grado di garantire la conservazione e, al contempo, la fruizione dell’archivio comunale. Invitiamo tutti i consiglieri e le forze politiche e sociali ad attivarsi in questa direzione.

FIRMATO

Lucia D’Ippolito, direttore Archivio di Stato Taranto

Michele Durante, già direttore Archivio di Stato Taranto

Vittorio De Marco, docente ordinario di Storia contemporanea Università del Salento

Luigi Masella, docente ordinario di Storia contemporanea Università di Bari

Riccardo Pagano, direttore Dipartimento Jonico Università di Bari

Giangualberto Carducci, presidente Società di Storia Patria sezione di Taranto

Vincenza Musardo Talò, presidente Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano comitato di Taranto

Alfengo Carducci, già Provveditore agli Studi di Taranto

Antonietta Dell’Aglio, funzionario archeologo

Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore

Maria Alfonzetti, funzionario Archivio di Stato

Roberto Nistri, storico

Mario Pennuzzi, bibliotecario

Anna Paola Petrone, presidente associazione Amici dei Musei Taranto

Francesca Poretti, presidente delegazione Associazione Italiana di Cultura Classica “Adolfo Mele” Taranto

Lunetta Franco, insegnante, Presidente Legambiente Taranto

Pino Bongiovanni, Italia Nostra sezione di Taranto

Valerio Lisi, scrittore, vice presidente Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano comitato di Taranto

Stefania Castellana, storica dell’arte

Salvatore Romeo, storico

Gianluca Lovreglio, storico

Marcello Galati, giornalista

Massimo Turco, dipendente Mibact

Francesco Guida, storico

Loredana Flore, insegnante

Angela Mignogna, insegnante, già assessore alla Cultura di Taranto

Nico Fasano, storico dell’arte

Pinuccio Stea, storico e scrittore

Federico Giletti, archeologo

Domenico Scialpi, bibliotecario

Marco Ludovico, libraio in pensione

Viviana Petraroli, studentessa di archeologia

Gianluca Marinelli, artista e storico dell’arte

Aurora Mastore, dottoranda in Storia

Lorenzo Madaro, critico d’arte e giornalista

Andrea Fiore, storico dell’arte

Francesco Suriano, insegnante

Francesca Pizzo, operatrice culturale Archeoclub Taranto

Roberta Ursi, archeologa Archeoclub Taranto

Giovanni Lacorte, storico dell’arte

Josè Minervini, insegnante

Assunta Cocchiaro, funzionario archeologo

Armanda Zingariello, storica dell’arte

Alessandro Ricci, operatore beni culturali

Raffaella Cassano, docente di archeologia Università di Bari

Nina Chirico, archivista di Stato

Michele Accogli, storico

Daniela Gerundo, insegnante

Cinzia Carducci, insegnante

Pina Aprea, insegnante

Enzo Aiello, già dirigente IIS Maria Pia

Serena Piroddu, architetto

Giusi De Marco, assistente amministrativo

Felice Giannotte, ingegnere

Leo Corvace, ambientalista

Silvano Trevisani, giornalista

Linda Fania, presidente associazione Maria D’Enghien

Salvatore Marzo, dirigente Liceo Aristosseno

Francesca Paola Razzato, studentessa di archeologia

Riccardo Chiaradia, archeologo

Aldo Perrone, scrittore, presidente Gruppo Taranto

Raimondo Musolino, presidente Circolo Fotografico Il Castello

Viviana Lusso, insegnante

Domenico Schinaia, insegnante

Mario Lazzarini, insegnante e storico

Michele Accogli, insegnante e storico

Carmen Aquaro, dirigente scolastico

Maria Lupo, giornalista pubblicista

Miriam Putignano, referente Presidio del libro Taranto

Astrid D’Eredità, archeologa e archivista

Angela Mariggiò, insegnante

Francesco Zerruso, presidente coop. Nove lune

Cosimo Pace, archeologo

Guglielmo Motolese, già dirigente scolastico

 

 

 

 


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