L’EGITTO IN UN ANNO RADDOPPIA SUEZ IL PORTO DI TARANTO DA TRE ANNI ASPETTA I DRAGAGGI

In un anno l’Egitto ha completato il raddoppio del Canale di Suez. Il nuovo tratto è lungo 35 km ed è parallelo a quello realizzato 146 anni fa che è stato approfondito per una tratta di 37 km per consentire il transito delle gigantesche superpetroliere e portacontainer e per accorciare l’attesa dei mercantili. Il costo dell’intervento è di 8,2 miliardi di dollari ma il nuovo Canale di Suez farà aumentare gli incassi dei moli dai 5,3 miliardi di dollari attuali a 13,2 miliardi nel 2023. Oltre al raddoppio il piano prevede la costruzione di porti, di una zona industriale, con cantieri navali per riparazioni e altre strutture.
In Italia, più precisamente al porto di Taranto, da anni si tenta invano di portare il fondale del molo polisettoriale che ospita (forse sarebbe più corretto dire ospitava) il terminal container da -14m a -16,50. Parliamo di un intervento che riguarda poco più di 2 km di banchina. Per velocizzare le operazioni ed evitare che Tct abbandonasse lo scalo ionico, ad aprile del 2012 è stato firmato un “Accordo per lo sviluppo dei Traffici containerizzati nel Porto di Taranto e il superamento dello stato d’emergenza socio economico ambientale”. In sintesi a TCT ed ai suoi soci veniva richiesto di trasformare la richiesta di mobilità in Cassa Integrazione Guadagni Straordinari (CIGS), di finanziare la progettazione del rifacimento della banchina al fine di permettere il dragaggio dei fondali, condizione assolutamente necessaria per l’adeguamento alle dinamiche del mercato. La componente pubblica (Governo e Autorità Portuale) si impegnava ad effettuare i lavori, di sua pertinenza, entro 24 mesi dalla data della firma dell’Accordo (Maggio 2014).
Siamo ad agosto del 2015, quei lavori non sono nemmeno iniziati, Tct ha lasciato il porto di Taranto e 540 lavoratori sono disoccupati.
Raccontare questa storia fa rabbia anche perchè con il raddoppio del Canale di Suez, i porti italiani di transhipment potrebbero vedere un incremento di circa 170 mila teu. La stima è contenuta nella ricerca realizzata dal Centro Studi per il Mezzogiorno Srm-Intesa Sanpaolo sugli effetti economici del Canale di Suez sui traffici del Mediterraneo. “Grazie all’allargamento del Canale – ricorda lo studio – il passaggio di navi salirà da 49 a 97 al giorno, mentre il tempo di transito si ridurrà da 18 a 11 ore. Inoltre – a differenza del Canale di Panama che manterrà anche dopo i lavori di ampliamento il limite delle navi da 13.000-14.500 Teu (container) – il Canale di Suez non ha limiti nella dimensione delle navi che possono transitare. La combinazione di questi tre fattori – diminuzione dei tempi, aumento del numero dei passaggi e nessun limite dimensionale – conclude la ricerca, “aumenterà la convenienza di passaggio attraverso Suez anche per alcune rotte dall’Asia verso la costa occidentale degli Stati Uniti che attualmente usano Panama”.
Per Taranto, un’altra occasione persa! (m.tur.)



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