Leo Pantaleo, il ricordo dei suoi attori

Leo Pantaleo, il ricordo dei suoi attori

Ad un mese dalla sua scomparsa, avvenuta il 13 aprile scorso, Leo Pantaleo, attore poliedrico, regista e costumista eccentrico, è stato ricordato dagli amici ed attori che negli anni tarantini hanno lavorato con lui in un reading portato in scena nella sala parrocchiale della chiesa di San Pasquale subito dopo la messa di trigesimo. Un cadeau reso possibile grazie all’eclettico parroco della chiesa di corso Umberto, Frate Antonio, il quale, avendolo personalmente conosciuto, ha più volte ricordato, nel corso della celebrazione, la forte propensione dell’amatissimo artista a circondarsi di gente: amici, artisti, giornalisti.


Ed era davvero così. Una vita piena di donne e uomini di qualsiasi età e di qualsiasi ceto sociale con i quali amava confrontarsi ed anche scontrarsi, perché solo nella dialettica, anche accesa, la sua stessa creatività, la sua ingenuità fanciullesca, il suo fantasioso mondo così poco simile alla realtà che viveva, riusciva a trovare collocazione e ad esprimersi nel modo giusto. A lui che – specialmente negli ultimi anni della sua esistenza, obnubilati da una cecità incalzante – utilizzava la memoria come una delle sue meravigliose stoffe, ricamandoci su passamanerie, pietre e bottoni gioiello, l’omaggio dei suoi attori sarebbe piaciuto molto: è stata proprio la memoria, infatti, il fil rouge che ha intessuto i vari interventi susseguitisi, con un lievissimo sottofondo musicale, lungo la serata a lui interamente dedicata (con il suo volto, in una foto recente, proiettato sullo sfondo).



In una sala piena e pregna di attesa e palpabile emozione, Roberta Morleo, responsabile della comunicazione ai tempi del teatro di via Matteotti (piccolo gioiello incastonato, fino a 15 anni fa, nel cuore del borgo) e negli anni a seguire sua grande amica, ha introdotto le letture e la declamazione di alcuni pezzi delle sue opere, eseguiti dai vari attori presenti.
“ Questa sera qui con voi – e con Leo, che probabilmente è qui, seduto da qualche parte – ci sono gli attori di Leo Pantaleo: sono gli stessi con i quali, in questi anni di vita intensa, ha sorriso e litigato; quelli delle risate, dei bicchieri di vino, delle serate in cui era mattatore e incantava tutti con i racconti assurdi di una vita surreale e pazzesca: la sua. Gli attori, amici, con cui ha condiviso delusioni e vittorie; gli stessi con i quali non ha mai nascosto le lacrime, e non sempre sono state di gioia. Ognuno di loro avrebbe tante storie da raccontare, ma il tempo a disposizione non lo consentirebbe. Da qui è nato questo collage di piccoli pezzi, stralci di opere più grandi: triste e scanzonato, allegro ed amaro, a volte istrionico: un collage di pezzi che gli assomiglia, che assomiglia a Leo Pantaleo”.

Carlo Panzarino, amico d’infanzia col quale Leo Pantaleo ha mosso, cominciando dalla strada, i primi passi nel teatro, ha recitato “Fravecature”, un pezzo di Raffaele Viviani che gli ha dedicato ricordando la sua predilezione per il compositore, poeta e scrittore napoletano. A seguire, si sono alternati sul palco, tutti rigorosamente in bianco e nero, i “suoi” attori (anche se molti altri, loro malgrado assenti, lo hanno ricordato e continuano a ricordarlo sui social). E’ stata quindi la volta di Marina Lupo (con “Valentino my love”); a seguire Tiziana Risolo (“Malditango” ); Pino D’Amico e Mariangela Lincesso (Buio Profondo), Angela De Bellis (E se domani non piove); Francesca Marseglia (Bella come nessuna) e Franco Nacca (Vento di Tramontana). Bravi, emozionati ed emozionanti. Uno scroscio di applausi ha accompagnato ogni pezzo: sorrisi e lacrime, ricordi e nostalgie si sono mescolati anche dopo la rappresentazione, negli scambi fra il pubblico presente e gli attori. Toccante l’omaggio finale di un amico di sempre, il poeta e attore Ettore Toscano, che al suo amico Leo ha dedicato un brano di Montale.

E poi, quasi in un fuori programma, una successione di immagini: pezzi del suo teatro, della sua vita, delle esperienze cinematografiche con i grandi registi. Vivida e straordinariamente attuale la sua interpretazione in Agostino d’Ippona di Roberto Rossellini (1972), in cui, faccia barbuta e profilo da dio greco, vestiva i panni di Macrobio sfoderando – poco più che trentenne- doti da consumato istrione. Curato dall’amico e compagno Luca Lippolis, il video si chiude con una sequenza di uscite finali sul palcoscenico: lui che apre le braccia e, fermo al centro del proscenio, sorridendo, accoglie gli applausi.
Avrebbe fatto così, l’altra sera, anche a San Pasquale. Ma in tanti, c’è da scommetterlo, hanno immaginato davvero che fosse lì . (Le foto a corredo dell’articolo sono tratte da Facebook – post di Martino Marzella) GUARDA LA GALLERY



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