Lettera a Conte: Fermare gli impianti, ecco la vera transizione ecologica per Taranto

Lettera a Conte: Fermare gli impianti, ecco la vera transizione ecologica per Taranto

Il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto scrive al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed ai ministri della Repubblica in ordine alle recenti affermazioni sulla cosiddetta transizione ecologica e sul futuro del polo siderurgico ionico.


Il documento è stato firmato da: Massimo Castellana (rappresentante legale), Associazione Genitori tarantini (Cinzia Zaninelli), Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Donne e Futuro per Taranto Libera (Lina Ambrogi Melle), Liberiamo Taranto – Aps (Maria Arpino), Lovely Taranto – Aps (Antonella Coronese). Di seguito il testo della lettera aperta.



“Ancora una volta le scelte da voi proposte per il futuro di Taranto e della sua provincia si concentrano esclusivamente sulla folle idea che una produzione altamente inquinante possa ancora imperare in un territorio già totalmente sconvolto dal punto di vista ambientale e sanitario. Non vi è alcunché di lungimirante nell’intenzione di studiare una transizione ecologica se prima non vengono fermati e smantellati gli impianti di produzione a caldo, incompatibili con la vita e la salute di cittadini e lavoratori, già dichiarati illegali dal Tribunale di Taranto che, forte di perizie chimiche ed epidemiologiche, ben otto anni fa ne ordinava il sequestro senza facoltà d’uso.

Non si deve dimenticare, in aggiunta a questo, la sentenza di colpevolezza pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nei riguardi dello Stato italiano e la relativa condanna a porre rimedio nel più breve tempo possibile alla situazione ancora esistente a Taranto. Eppure, nonostante tutto questo, nulla è stato fatto dal Governo da voi rappresentato, se non pregare la multinazionale franco-indiana di non abbandonarvi, spingendovi addirittura a prometterle aiuti economici, giusto per allungarne di qualche mese l’agonia.

Dal punto di vista economico, sempre totalmente marginale rispetto alla salute e alla qualità della vita dei tarantini, questa nuova avventura da voi disegnata si risolverà in un disastro, viste le attuali ingenti perdite (circa 100 milioni al mese) che l’azienda, attraverso il gestore, continua ad accumulare.


La de-carbonizzazione, già di per sé irrealizzabile per gli insostenibili costi, che in parte ricadranno sui contribuenti, è prevista in aggiunta all’attuale area a caldo ed appare solo una scusa per continuare con lo stesso tipo di produzione a caldo; quella stessa produzione, vogliamo ricordare, già chiusa a Genova e Trieste e che solo a Taranto si continua a tenere in vita, al prezzo delle vite di cittadini italiani, a cominciare dai più piccoli. Tutto questo è irrispettoso non solo nei riguardi dei tarantini, ma dell’intero popolo italiano che onora la Costituzione italiana sulla quale tutti voi avete giurato. Eppure, sembra che sia proprio questa la linea che il Governo intende perseguire: un progetto di de-carbonizzazione, senza idee né tempi di realizzazione, che mira esclusivamente a fornire una stampella alla traballante ed inquinante produzione a caldo che, di fatto, continuerebbe ad uccidere cittadini e lavoratori. Una parziale e progressiva de-carbonizzazione che ha due soli obiettivi: ottenere i fondi europei e non fermare la produzione assassina.

Il fondamentale diritto alla salute avrebbe dovuto illuminare già dal 2012 il cammino della Repubblica italiana, inducendo i suoi governanti a rispettare l’ordinanza del Tribunale di Taranto; invece, no: Taranto non merita le stesse attenzioni poste nei riguardi di Genova e Trieste. No, qui si vuole spingere la produzione fino ad arrivare a quegli otto milioni di tonnellate che garantirebbero all’attuale gestore un margine di guadagno, con buona pace di tutti quegli impianti che stanno collassando per mancanza di manutenzione (con conseguente rischio per la salute e la vita degli stessi dipendenti) e con buona pace di quell’A.I.A. i cui tempi per la completa realizzazione, imposti entro il 2015, continuano ad allungarsi ad libitum, senza alcun rispetto per l’ambiente e la salute umana.

Il Comitato cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto esprime il suo totale dissenso ad ogni progetto che non preveda l’immediato e definitivo spegnimento dell’intera area di produzione a caldo e la conseguente bonifica dell’intero S.I.N. ( Sito di Interesse Nazionale) a carico dello Stato italiano.

Una “transizione ecologica” deve tenere conto delle peculiarità del territorio interessato; su questo si basa il progresso. Lo hanno capito in tutto il mondo. Taranto pretende un sacrosanto risarcimento per tutto quello che è stata costretta a sacrificare in oltre 50 anni di impero dell’acciaio. Lo pretende l’intera provincia tarantina; lo pretendono i nostri morti, i nostri figli. Noi lo pretendiamo. Un governo lungimirante sa cosa fare, a cominciare dall’istituzione di una No Tax Area che permetta alle aziende green, per almeno dieci anni, di investire su attività legate alle vocazioni del territorio, quali cultura, turismo in tutte le sue forme (da quello congressuale a quello enogastronomico), agroalimentare, retroportualità, per uno sviluppo compatibile con l’ambiente, la salute, la vita.

Ai nostri giovani, che oggi abbandonano la loro terra per la totale mancanza di possibilità lavorative, dobbiamo offrire un’opportunità concreta. Alla nostra terra dovete riconoscere quella Storia e quella Bellezza di cui è piena, indirizzando le risorse europee e nazionali verso le infrastrutture (porto ed aeroporto compresi), l’Università e la Ricerca, la Cultura, punti di crescita mai considerati dai governi degli ultimi decenni. Auspichiamo che anche in una città del Sud, maltrattata e vilipesa per oltre 50 anni, si realizzi quella affascinante trasformazione che possa permetterle di entrare a testa alta e a pieno titolo tra le più belle realtà europee”.


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