Avvelenati dall’Ilva, lo Stato sotto processo a Strasburgo: non ha protetto la vita di 182 tarantini

Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.


Immediate le reazioni a Taranto. Daniela Spera presidente di Legamjonici commenta la vicenda a caldo sul suo profilo Facebook. “La Corte di ‎Strasburgo‬ – dice – ha giudicato valide le nostre istanze contro lo Stato Italiano per violazione dei diritti umani sul caso ‪Ilva‬. Nel 2013 ho promosso un ricorso per conto di 52 tarantini ai quali si sono aggiunti quelli che hanno presentato ricorso nel 2015! Ora speriamo bene”.



Per giovedì 19 maggio, alle 11.30 a Palazzo Latagliata (al primo piano) è convocata una conferenza stampa sulla decisione della Corte di Strasburgo cui interverranno Daniela Spera e Lina Ambrogi Melle (Consigliere Comunale del Gruppo Ecologisti per Bonelli, promotrice del ricorso nel 2015). La genesi dell’iniziativa, però, ha origini ancora più lontane che coincidono con la data degli arresti per l’inchiesta Ambiente svenduto: 26 luglio 2012. Lo spiega la consigliera Ambrogi Melle che ricorda il dossier da lei scritto e consegnato all’avvocato Andrea Saccucci, “un documento che ha costituito la base per il ricorso collettivo presenato il 21 ottobre 2015 alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo”.

Il 2 febbraio 2016 il ricorso superò il filtro preliminare di non manifesta inammissibilità ed fu registrato a ruolo. Inoltre è stata accolta la domanda di trattazione prioritaria del ricorso ai sensi dell’art. 41 del Regolamento della Corte. “Oggi lo Stato italiano è formalmente sotto processo – ricorda Ambrogi Melle – lo scopo del ricorso non è soltanto quello di soddisfare le pretese dei ricorrenti, bensì quello più alto e generale di risolvere il problema per tutta la popolazione locale. Sono molto soddisfatta per il successo dell’iniziativa perché i tarantini, che non sono stati tutelati dai Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, vedono riaccendersi la speranza di poter avere un futuro migliore in una situazione ambientale diversa”.


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