Mafia, La mappa dei clan di Taranto. L’allarme della Dia: Collaborazioni con sodalizi extraregionali

Mafia, La mappa dei clan di Taranto. L’allarme della Dia: Collaborazioni con sodalizi extraregionali

“Le organizzazioni attive nel circondario ionico non hanno manifestato, nel semestre di riferimento (giugno-dicembre 2016, ndr) cambiamenti sostanziali, continuando a far registrare situazioni di attrito e di scontro anche all’interno delle stesse compagini. Anche nel capoluogo tarantino, il panorama criminale si caratterizza per la presenza di una pluralità di organizzazioni, tra cui alcuni storici sodalizi ancora in attività nonostante la detenzione dei capi di riferimento”.


Così comincia il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia. Il bilancio delle attività di repressione rende la mappa della presenza malavitosa anche nella provincia di Taranto, paese per paese, e nel caso del capoluogo… quartiere per quartiere. Il testo è stato pubblicato nelle scorse ore. E’ la scintigrafia della mala di casa nostra, con accenti rivelanti sui territori più infetti.  Si tratta della RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO, 336 pagine che parlano anche della Puglia, delle province penetrate dall’associazione mafiosa o connivente, quindi anche di quella ionica.


 

I CLAN IN PROVINCIA DI TARANTO, SECONDO LA RELAZIONE DELLA DIA CHIUSA NEL DICEMBRE 2016

“Si sta tuttavia assistendo al graduale avvento di nuovi gruppi – si legge nella relazione semetrale chiusa nel dicembre 2016, dunque attualissima  –  che spingono per sostituirsi alle storiche organizzazioni. Volendo procedere ad una mappatura di massima delle presenze criminali, nella città di Taranto sono attivi i gruppi: – CATAPANO e LEONE, nei quartieri “Talsano, Tramontone e San Vito”; – MODEO e CIACCIA, nel quartiere “Paolo VI” dove opera anche il sodalizio facente capo a CESARIO, nonché quello dei PASCALI e dei CICALA; – SAMBITO, per il quartiere “Tamburi”; – DIODATO e DI PIERRO-DE LEONARDO, nel “Borgo”; – TAURINO, nella “Città Vecchia”; – SCARCI, nel quartiere “Salinella”. Analogamente al capoluogo, in provincia, si registra una situazione conflittuale in cui sono maturati un omicidio ed un duplice tentato omicidio commessi a Pulsano (Taranto), che dimostrano come la spregiudicatezza e la propensione a ricorrere in maniera disinvolta all’uso delle armi siano diventate modalità ordinarie per l’affermazione della leadership in seno ai singoli gruppi criminali o per il controllo del mercato degli stupefacenti. In questo contesto, i vecchi capi, pur mantenendo ruoli predominanti e di direzione strategica, si vedono costretti a relazionarsi con le agguerrite, nuove leve criminali. Più in dettaglio, nella zona est della provincia i CAGNAZZO, in accordo con i LOCOROTONDO, sarebbero attivi da Lizzano fino al brindisino, mentre a Manduria eserciterebbe la sua influenza il clan STRANIERI – si legge nella relazione –  il citato sodalizio dei LOCOROTONDO risulta attivo nei comuni di Crispiano, Palagiano, Palagianello, Mottola, Massafra e Statte, mentre nei territori di Massafra e Palagiano opera il gruppo CAPOROSSO-PUTIGNANO. Circa i rapporti con altre organizzazioni, già nella precedente relazione  – si legge nella semestrale chiusa a dicembre 2016 – è stata evidenziata la propensione dei gruppi tarantini ad avviare “collaborazioni” criminali con sodalizi extraregionali. In quel caso, il riferimento era all’operazione “Feudo”, conclusa nel mese di giugno dalla Guardia di Finanza, che aveva fatto luce sugli accordi stretti con le cosche calabresi per i traffici di sostanze stupefacenti e di tabacchi lavorati esteri, per l’usura e le estorsioni, nonché per acquisire, attraverso prestanome, il controllo di attività economiche e la gestione di appalti e servizi commerciali”.

la relazione cita anche episodi nel dettaglio e portati ad esempio della ramificazione in atto. “Il 22 luglio 2016, a Pulsano un pluripregiudicato è stato attinto mortalmente da numerosi colpi esplosi da due killer rimasti ignoti. Avvenuto sempre a Pulsano, il 12 settembre 2016 ai danni di due pregiudicati, zio e nipote, rimasti feriti agl’arti inferiori. Nel mese di ottobre, invece, a seguito dell’operazione “Pontefice”, l’Arma dei Carabinieri ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di un sodalizio tarantino dedito al traffico ed allo smercio di sostanze stupefacenti, composto da una ventina di soggetti, in collegamento con il clan barese PALERMITI-PARISI e con elementi contigui alla camorra napoletana. Oltre che dal quartiere Japigia di Bari, l’approvvigionamento di droga avveniva, infatti, nel quartiere Scampia di Napoli, da persone ritenute collegate al clan camorrista ABETE, per poi essere destinata al quartiere Paolo VI di Taranto. Sotto il profilo dell’aggressione patrimoniale, si segnala la confisca del valore di circa 150 mila euro, eseguita nel mese di agosto a Manduria (Taranto) dalla Dia. di Lecce, sui beni nella disponibilità di un pluripregiudicato condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e al contrabbando di tabacchi” si legge infine nella parte di relazione dedicata a Taranto e alla sua provincia.


LEGGI l’intera relazione 

 


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