MarTA, reperti catalogati in digitale

MarTA, reperti catalogati in digitale

Da mesi, alla catalogazione e alla digitalizzazione in 2D e 3D dei reperti archeologi, lavorano schedatori, fotografi e esperti di tecnologie delle due società che si sono aggiudicate l’appalto: Archeogeo e ArcTeam.


Con Eva Degli’Innocenti, direttrice del museo tarantino, domani presentrerà il progetto Anna Maria Marras, responsabile per Archeogeo e ArcTeam del progetto di digitalizzazione presso il MArTA, assegnista di ricerca dell’Università di Torino, nonché coordinatrice della Commissione Tecnologie Digitali di ICOM (International Council of Museums) Italia.



Eva Degl’Innocenti, dal 2015 alla guida del Museo di Taranto, uno dei primi venti musei nazionali italiani ad essere divenuto ad autonomia speciale in seguito alla riforma del MiBACT del 2014, alla vigilia della presentazione del progetto che ha fatto compiere un passo in avanti alla mission del MArTA 3.0, torna a parlare di cultura come valore produttivo.

“Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto è valore e patrimonio per tutto il mondo – dice la direttrice del MArTA – e quel valore al mondo deve tornare. Per questo, mercoledì prossimo faremo un approfondimento ufficiale dell’imponente lavoro di digitalizzazione di circa 40mila reperti custoditi all’interno dell’area espositiva e dei depositi del MArTA. Un lavoro di restituzione alla comunità locale, a quella scientifica, e alla conoscenza mondiale che renderemo possibile attraverso dati in modalità Open, come hanno già fatto il Metropolitan Museum of Art, il Paul Getty di Los Angeles, il Rijksmuseum di Amsterdam – continua Eva Degl’Innocenti –  che potranno essere liberamente utilizzati e riutilizzati, sviluppando una serie di effetti benefici di educazione e ricerca, conoscenza, valorizzazione, nonché di attualizzazione di quel patrimonio, per esempio grazie al design, all’arte contemporanea, all’artigianato, all’industria creativa in generale”.

Per la direttrice e archeologa il lavoro di emersione parte in primis dal valore di ricerca scientifica. Quanto ai reperti, conservati nei depositi del museo, è fondamentale recuperare quella base di conoscenza che significa metterla a disposizione e in relazione con studi scientifici svolti ad esempio da archeologi o storici dell’altra parte del pianeta. Poi c’è l’approccio contemporaneo che distingue il MArTA sin dall’istituzione del suo FabLab, il laboratorio digitale creativo di stampa in 3D.


“L’arte e la cultura non debbono essere elementi da cui estrarre valore passivamente – ribadisce la direttrice del museo tarantino – ma sono risorse che ci consentono di elaborare nuove visioni, che possono ispirare l’arte contemporanea, il design, l’industria creativa, un nuovo approccio di in-coming turistico, o stilisti di fama internazionale come è accaduto quest’estate con gli Ori di Taranto e la Maison Dior. Un processo osmotico che si influenza vicendevolmente e che racconta Taranto anche e finalmente in maniera diversa”. Il progetto Open-data del patrimonio del MArTA, finanziato nell’ambito del PON FESR “Cultura e Sviluppo” 2014-2020, è anche lavoro.

“Il patrimonio custodito dalla fine dell’800 nell’ex Convento dei Frati Alcantarini di Taranto racconta le storie di donne e uomini che ci hanno preceduti e va finalmente riconosciuto e adeguatamente valorizzato rendendolo un dialogo aperto, un luogo di confronto, di educazione, di ispirazione e di scoperta in cui sperimentare anche nuove possibilità di sviluppo per questo territorio” dice la direttrice. “Secondo la proposta della nuova definizione di museo dell’International Council of Museums, i musei sono “spazi democratizzati, inclusivi e polifonici per il dialogo critico sui passati e sui futuri” – commenta Anna Maria Marras – La definizione pone in forte evidenza il ruolo sociale del museo e in modo particolare anche gli aspetti legati all’inclusione e all’accessibilità”.

La conferenza si terrà domani sera – 4 novembre 2020 – alle 18in diretta sull’account Facebook del MArTA .


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