Maxirisarcimento Ilva, prima patata bollente per il nuovo sindaco di Taranto

“A mio avviso l’opposizione del Comune di Taranto allo stato passivo di Partecipazioni industriali, già Riva Fire, è un atto dovuto”. Questa l’opinione dell’avvocato Massimo Moretti, uno dei due legali (l’altro è l’avv. Giuseppe Dimito) che assiste l’ente municipale nel giudizio risarcitorio avviato nei confronti di Ilva spa, dell’ex Riva Fire, di Emilio Riva e di Luigi Capogrosso. “Abbiamo già scritto all’avvocatura del Comune – spiega – come sempre facciamo per un aggiornamento  sull’andamento dei procedimenti”.


La decisione da prendere, però, non è delle più semplici. Il giudice Caterina Mocchi, del Tribunale di Milano, ha respinto la richiesta del Comune di Taranto di insinuazione nello stato passivo dell’ex Riva Fire, considerata la cassaforte dei vecchi proprietari dell’Ilva. Palazzo di città, attraverso i suoi legali, ha avanzato richiesta di maxi risarcimento di 3,3 miliardi di euro per i danni causati dall’inquinamento proveniente dall’Ilva. Il giudice di Milano ha contestato sia la titolarità del Comune di Taranto, quanto l’esistenza di un nesso di causalità diretto tra i danni e l’attività industriale.



La questione non è avulsa da un contesto molto complesso del quale fa parte anche l’accordo tra commissari Ilva, Governo e famiglia Riva  che ha consentito il rientro in Italia di 1,3 miliardi di euro destinati al miglioramento dell’efficienza ambientale degli impianti di Taranto. “Va ricordato – continua l’avv. Moretti – che dinanzi al dottor Antonio Pensato del Tribunale di Taranto, pendono ancora due azioni risarcitorie nei confronti dell’ex direttore dell’Ilva Luigi Capogrosso e di Emilio Riva, ormai deceduto, al quale è subentrato Fabio Arturo Riva che ha accettato l’eredità del patron Emilio”.

Cosa farà il Comune di Taranto di fronte a questo scenario? Cosa deciderà Rinaldo Melucci che proprio ieri è stato proclamato sindaco? Tirerà i remi in barca o andrà avanti? Va considerato un altro aspetto. Finora gli interventi del Governo sono stati rivolti esclusivamente ad assicurare la continuità aziendale. “Il vero problema è proprio questo – spiega Moretti – con i decreti salva Ilva si è andati in deroga ad ogni norma, le risorse disponibili sono state dirottate sulla gestione ordinaria e sul rifacimento degli impianti, ma la città non ha avuto alcuna forma di risarcimento, ad esclusione del Cis, nel quale, però, sono confluite risorse già destinate a Taranto negli anni passati. Ritengo che sarà difficile vedere soddisfatte le istanze risarcitorie dei cittadini di Taranto e dello stesso Comune con la moneta fallimentare delle procedure concorsuali”.

La partita, dunque, ha contorni molto ampi. Da Taranto potrebbe iniziare una nuova trattativa per soddisfare, questa volta le esigenze della città e non dell’industria.  Il nuovo sindaco, la nuova Amministrazione e anche il nuovo Consiglio comunale (tra i cui banchi siede l’ex procuratore Franco Sebastio, uno dei padri di Ambiente svenduto, ndr), dovranno valutare attentamente tutti gli aspetti e le implicazioni prima di decidere, solo ed esclusivamente, per il bene della città.


 


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