Migranti e dintorni, scoppia la polemica sul post di don Luigi Larizza

Migranti e dintorni, scoppia la polemica sul post di don Luigi Larizza

Pro e contro. Fa discutere il post su immigrati e dintorni di don Luigi Larizza che abbiamo pubblicato per dovere di cronaca, pur non condividendone il contenuto. In polemica con quanto sostenuto dal parroco o in suo appoggio registriamo gli interventi dell’on. Ludovico Vico (Pd) che già aveva apertamente criticato le frasi postate dal prete sui social e di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato autonomo di polizia (Sap). Per completezza di cronaca ricordiamo che anche l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro ha preso le distanze dalle affermazioni di don Luigi Larizza.


LUDOVICO VICO: “Sig. Larizza, leggendo  la sua requisitoria, osservo la profonda conoscenza delle categorie della destra e della sinistra politica e la scelta di quella che intende rappresentare. Non è un caso se Matteo Salvini la cita con condivisione sui suoi post. Certo la accompagna con il suo vissuto, alla stessa stregua di ogni persona che nella propria vita abbia ritenuto di svolgere una missione di ordine sociale. Stia tranquillo, ce ne sono tanti, tantissimi in ogni attività umana. Le risponderò senza ricorrere al linguaggio della politica. Mi permetterò, umilmente, di narrare con il linguaggio del suo “Ministero”.
Dal Vangelo di Luca 18,9-14 “Il Fariseo e il Pubblicano”
“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’atro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi tornò a casa giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Il fariseo fa un bilancio della propria vita: non prega Dio ma se stesso. Il fariseo si concentra subito su di sé, si confronta senza amore con gli altri, e chiama Dio a testimone dei suoi meriti.
Il Pubblicano è un peccatore sia perché ha contatti con i pagani, gli odiati romani, sia perché è disonesto nella riscossione dei tributi; ma contrariamente al fariseo, il pubblicano prega proprio sulla base del suo senso di indegnità e pregando non fa alcun confronto con gli altri; la sua propria miseria gli basta. Egli fa conto solo sulla grazia di Dio. Gesù non critica l’impegno religioso e morale del fariseo, non gli rimprovera di digiunare né di pagare la decima, né di esserne cosciente. Gesù rimprovera il fariseo di ridurre Dio ad una funzione di contabile. La sua preghiera, infatti, fa leva su gesti e opere delle quali lui ritiene di avere il merito; è priva di una qualsiasi richiesta di perdono; ed in essa il ringraziamento a Dio è associato al disprezzo per gli altri uomini. Gesù condanna il fariseo perché questi non conosce la misericordia. Allo stesso modo, Gesù non elogia il pubblicano per il suo comportamento quotidiano, non ne approva di certo l’attività equivoca e fraudolenta, ma lo elogia perché non pensa di salvarsi per i propri meriti ma per la misericordia di Dio. Don Larizza, scelga lei quale parte svolgere!



Infine mi piacerà concludere citando Papa Francesco che continua a gridare al mondo: “I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici”; che sono ipocriti “tutti quelli che vogliono difendere il cristianesimo e sono contro i rifugiati e le altre religioni”; che “è ipocrita chi difende Gesù e vuole cacciare i rifugiati”
Da parte mia aggiungo: questo non vuol dire che il problema dei profughi non crei grandi preoccupazioni. Non vuol dire nemmeno che non sia giusto criticare modalità di accoglienza sbagliate, approssimative, o addirittura trasformate in occasioni di malaffare e di arricchimenti illeciti. Ma il bene primario rimane la vita umana da tutelare e salvare!”

GIANNI TONELLI “In Italia tutti inneggiano alla democrazia di comodo e al politicamente corretto, tutte le idee sono giuste, se conformi a una certa linea, altrimenti non solo non possono essere condivise, ma non hanno neppure dignità di pubblicazione e manifestazione”. A dichiararlo è Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), dopo le polemiche che hanno visto Don Luigi Larizza protagonista a causa di sue esternazioni in merito all’accoglienza, e dopo la risposta di quest’ultimo. “Mi dispiace, ma non è così. – continua Tonelli – Don Larizza è un esempio di come si pratica la carità, la coerenza, la solidarietà, la carità cristiana e il messaggio evangelico e credo proprio che abbia il diritto di esprimere il proprio pensiero, soprattutto se questo è condiviso dalla gran parte degli italiani e, soprattutto, quando esprime una verità, anche se non conforme all’ottica radical chic e a un certo modo di concepire la gestione del paese, della cosa pubblica, secondo parametri di fortissima ideologizzazione a senso unico. Voglio sperare che tantissimi altri come lui prendano coraggio e facciano comprendere la differenza tra carità, solidarietà e irresponsabilità”.

Il Segretario Generale Tonelli esprime gratitudine nei confronti del sacerdote, per le sue parole di conforto e stima nei confronti delle Forze dell’Ordine: Ho letto la sua lettera aperta e l’ho apprezzata molto – dice Tonelli – il cittadino per bene ha bisogno di essere guidato e capire che la Polizia lavora per la gente, tra la gente. Come ha scritto giustamente Don Larizza, noi siamo con la popolazione e non contro. Ci fa piacere che qualcuno si spenda per ricordarlo, magari a chi, ha perso la fiducia nelle istituzioni dello Stato.



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