Nuovo sviluppo, Taranto ci (ri)prova… ma non è la prima volta

Nuovo sviluppo, Taranto ci (ri)prova… ma non è la prima volta

Questa mattina, Comune di Taranto, Provincia, Camera di commercio e Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, hanno siglato un pre accordo di collaborazione per costruire il futuro dell’economia tarantina e progettare un nuovo modello di sviluppo. Il territorio ionico prova ad uscire dalla morsa dell’acciaio, mentre vive una crisi difficilissima. Istituzioni coese che si sforzano di costruire una visione di futuro, sono un segnale positivo. Sicuramente da incoraggiare. Taranto, però, insieme a tante crisi, ha vissuto in parallelo altrettanti tentativi di promuovere nuove forme di sviluppo economico e sociale.


Negli anni ’80 si chiamava diversificazione produttiva e la invocavano tutte le forze politiche, le istituzioni locali, i sindacati. Non c’era consapevolezza del disastro ambientale e dei pericoli per la salute. Già da allora, però, la comunità ionica, nel suo complesso, avvertiva la necessità di dover superare la “monocultura siderurgica”, perchè prima o poi la mammella delle Partecipazioni Statali si sarebbe prosciugata.



Ovviamente non se ne fece niente, o quasi. Qualche buona idea, però, contaminò i piani di reindustrializzazione delle aree siderurgiche in crisi. Il Cisi, ad esempio. Il primo e unico incubatore d’imprese mai visto a Taranto. Il bravo e compianto Franco Ruggieri cui fu affidata la gestione, ne fece una realtà d’avanguardia, un’eccellenza, un modello da studiare, emulare, moltiplicare. Invece, poco alla volta quel fiore all’occhiello è appassito per l’incuria del pubblico e del privato.

Sul finire degli anni Novanta, si aprì la stagione dei Patti Territoriali figlia della concertazione che governava il Paese. L’idea era buona. Si immaginava uno sviluppo diffuso e non più incentrato sui grandi poli industriali, si guardava all’intero territorio provinciale, si ragionava di servizi, turismo, agricoltura. Un lavoro progettuale ed organizzativo encomiabile fu svolto dalla Camera di commercio di Taranto guidata dal duo Papalia-De Benedictis. La spinta propulsiva di quella fase si esaurì con una dose di risultati apprezzabili, ma insufficienti ad imprimere un nuovo corso all’economia.

L’ultimo tentativo, in ordine di tempo, è quello del Contratto istituzionale per Taranto. All’indomani del terremoto di Ambiente svenduto, a Roma rimettono in sesto un “tavolo” dimenticato in soffitta dai tempi della famosa delibera Cipe. L’Italia faceva i conti con le rigidità di bilancio imposte dall’Unione europea, ad ogni passo falso lo spread volava alle stelle e la nazione sprofondava nei debiti. Risorse pubbliche col contagocce. Il governo decide, allora, di rispolverare vecchi fascicoli, progetti e finanziamenti non ancora erogati. Nasce così il Cis Taranto, una creatura che porta in dote circa 900milioni di euro. Purtroppo, nel frattempo, la capacità di spesa non è migliorata. Recentemente lo ha messo chiaramente in evidenza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sen. Mario Turco.  Ora Taranto ci riprova con una formula che parte dal basso, non calata dall’alto. Ne abbiamo viste tante e con il tempo lo scetticismo aumenta. Per la nostra città, comunque, non possiamo che augurarci il meglio. Buona fortuna Taranto.


Di seguito il testo del documento sottoscritto questa mattina.
“L’ennesima emergenza Ilva, oltre a comportare drammatici effetti economici, occupazionali e ambientali, ha evidenziato in modo incontestabile l’assenza, allo stato attuale, di una reale alternativa per il sistema Taranto. Oggi, l’area provinciale affronta gli esiti definitivi di 60 anni di quella monocultura industriale che non risponde più alle esigenze di un comunità (sociale e imprenditoriale) necessariamente polarizzata. Mentre il Mondo corre verso il futuro, Taranto resta ancorata ad un modello che non offre più soluzioni.

Uno sviluppo sostenibile, sotto molteplici profili, incluso quello economico, non è più procrastinabile ed è reso possibile dalle tecnologie abilitanti e da un autorevole partenariato fra Istituzioni pienamente adempienti al proprio ruolo, settore privato (business), corpi intermedi e società civile; uno sviluppo basato su una visione e su obiettivi condivisi in quanto definiti unitariamente dal territorio. L’approccio dal basso, nell’assicurare il rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuna Istituzione, consente di ancorare le scelte alle esigenze reali dell’area, liberando le energie innovative e rendendo la comunità consapevole e protagonista.

Sono, dunque, necessarie azione urgenti ed un programma di medio e lungo periodo che nascano dalle istanze locali, dapprima incentivati in via straordinaria, data la gravità della situazione attuale, ma nel tempo sostenuti da meccanismi normalizzati e non più dipendenti da crisi esogene. Cambiare il paradigma di sviluppo significa anche modificare radicalmente il paradigma decisorio: l’associazione delle Istituzioni consente loro di appropriarsi appieno del diritto/dovere di rappresentare il territorio e di diventare interlocutrici principali e proattive del Governo regionale e nazionale.

Muovendo da tali assunti, le rappresentanze delle categorie economiche, sociali e professionali della provincia, riunite nel Consiglio della Camera di commercio di Taranto, hanno approvato un documento intitolato “Un Nuovo Modello di Sviluppo. Costruire il futuro dell’economia tarantina” che, in virtù della consolidata collaborazione interistituzionale, l’Ente camerale ha posto primariamente alla condivisione del Comune di Taranto, della Provincia di Taranto e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. Su queste basi, i quattro Enti dimostrano la compattezza e la coesione dell’azione pubblica nell’unico interesse del territorio tarantino, avviando da subito i lavori di elaborazione di una strategia di sviluppo che:
contribuisca a disegnare gli scenari di breve, medio e lungo periodo;
porti a sistema le linee di intervento già attive o in fase di avvio;
concorra ad individuare le azioni urgenti per la messa in sicurezza di territorio, imprese, lavoratori e le strategie di medio e lungo termine finalizzate alla diversificazione ed allo sviluppo sostenibile dell’economia tarantina;
definisca le modalità di partenariato e cooperazione istituzionale, di interazione con il Governo regionale e nazionale, nonché quelle di coinvolgimento della comunità, anche volte alla accelerazione delle iniziative di innovazione sociale.
Gli Enti concordano, inoltre, sulla opportunità di interessare immediatamente al partenariato gli altri Enti pubblici locali e le Istituzioni accademiche anche ai fini della tempestiva costituzione di un gruppo di lavoro tecnico – scientifico per l’analisi dello stato dell’arte e lo studio delle soluzioni.
Il presente documento impegna gli Enti alla stipula di un Accordo formale di collaborazione ex art.15 l.241/1990″.


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