Palombella (Uilm): Mittal vuole chiudere l’area a caldo di Taranto. Emiliano, rilancio possibile

Palombella (Uilm): Mittal vuole chiudere l’area a caldo di Taranto. Emiliano, rilancio possibile

Ore di attesa per la firma del decreto di aggiudicazione dell’Ilva da parte del ministro dello Sviluppo Economico. L’unico contendente rimasto in gara, dopo il parere dell’Avvocatura di Stato che ha bocciato la disponibilità al rilancio di Jindal e Delfin, è Am investco (ArcelorMittal, Marcegaglia, Intesa S.Paolo) che, però, nel piano industriale prevede una forte riduzione dell’occupazione, con tagli che potrebbero arrivare fino a 6mila unità lavorative, prevalentemente nello stabilimento di Taranto che ne occupa 14.200.


Oggi a Genova, sciopero di otto ore. A Taranto lunga riunione del Consiglio di fabbrica dopo l’astensione dell’1 giugno. I segretari nazionali di Fim, Fiom, Uilm Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella hanno chiesto un incontro con il Governo per esprimere le loro valutazioni sulla vicenda Ilva. “Penso che Gentiloni ci convocherà in settimana – dice Palombella, sentito telefonicamente da La Ringhiera – ma questo non cambia i termini della questione”.



Rocco Palombella (Uilm)

Quindi l’aggiudicazione avverrà in tempi brevi?
“Tra oggi e domani il ministro Calenda firmerà il decreto, non ci sono le condizioni per bloccare la procedura, ma i dubbi e le preoccupazioni già espressi restano intatti”.

Quali strumenti avete a disposizione per farli valere?
“L’esito della trattativa con i sindacati sarà vincolante per il buon esito della vendita. Una cosa è certa: il piano presentato da Am investco, così com’è non è accettabile”.


Per i 6mila posti di lavoro in meno?
“L’occupazione per noi è sempre al primo posto, per questo non possiamo non denunciare che l’impostazione del piano industriale Mittal/Mercegaglia mina la stessa sopravvivenza dello stabilimento di Taranto”.

Cosa glielo fa pensare?
“Mettiamo da parte le ipocrisie e ragioniamo seriamente: quel piano è fatto per chiudere l’area a caldo e mette a rischio anche l’esistenza dei tubifici. Se è questa la volontà, se anche il Governo vuole questo per motivi economici, ambientali, di sicurezza, bisogna dirlo con chiarezza e ragionare in questi termini. Però non spacciamo per rilancio industriale qualcosa che non lo è”. 

Poi c’è da considerare la Commissione Antitrust dell’Ue?
“Infatti, anche questo è un elemento che avrà il suo peso nell’aggiudicazione dell’Ilva. Entro settembre dovranno verificarsi due condizioni. La prima è quella a cui già facevo cenno, cioè l’accordo sindacale. L’altra è il pronunciamento dell’Antitrust europea. Senza una di queste due condizioni l’aggiudicazione non si conclude”.

Intanto, sulla vicenda Ilva interviene anche Michele Emiliano. Ecco cosa riporta l’Ansa. “È chiaro, hanno paura che un industriale innovativo, che ha cura dell’ambiente, che ha presentato un piano di decarbonizzazione rilevante, che mantiene alti i livelli di occupazione, scompagini le lobby del carbone che probabilmente temono che una riconversione produttiva dell’ Ilva scardini questo assurdo monopolio di una sostanza dannosa che viene utilizzata in maniera impropria. Mi auguro che questo disegno salti”. Lo ha detto il governatore pugliese, Michele Emiliano, rispondendo ai giornalisti che oggi a Bari gli hanno chiesto cosa pensasse della chiusura del governo a un rilancio della Jindal per l’acquisto dell’Ilva di Taranto. “Dal punto di vista giuridico – ha proseguito – noi pensiamo invece che un rilancio sia possibile e che negarlo determinerebbe un grande conflitto giuridico, le cui conseguenze potrebbero essere molto dannose per l’Ilva e la prosecuzione dell’attività produttiva”.

 

 


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