Parolin: “Taranto diventi laboratorio di ecologia integrale”

Parolin: “Taranto diventi laboratorio di ecologia integrale”

Cinquant’anni dopo non è più Italsider. Oggi si chiama ArcelorMittal Italia. Mezzo secolo fa Taranto incarnava il mito del progresso: la città fabbrica promotrice di sviluppo e benessere. Oggi il capoluogo ionico è il paradigma delle contraddizioni di un modello di sviluppo che ha garantito la crescita del Paese, ma a caro prezzo. Da papa Paolo VI al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano. E’ una fabbrica profondamente cambiata quella del Natale 2018.


“L’uomo vale più della macchina” disse Paolo VI nel ’68, quella frase oggi è riecheggiata nelle parole di Matthieu Jehl amministratore delegato e vicepresidente di ArcelorMittal Italia che portato il saluto al cardinale Parolin. “Molte volte in queste settimane abbiamo detto – ha ricordato Jehl, introduzione che abbiamo mandato in diretta Fb  – che le persone sono la nostra prima risorsa e che non esiste una singola tonnellata di acciaio che valga la pena produrre se non possiamo tornare a casa in piena salute. Per questo motivo la sicurezza sul lavoro, la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente, sono le nostre priorità e vogliamo far parte della comunità su cui operiamo. ArcelorMittal Italia è appena nata ma questa azienda ha una storia molto importante alle sue spalle e noi vogliamo che abbia anche un grande futuro”. L’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro ha espresso la sua soddisfazione per la visita del cardinale Parolin. “La sua presenza dimostra la vicinanza della Chiesa al mondo del lavoro nella prospettiva dell’ecologia integrale, cara a Papa Francesco. A Taranto sono in gioco temi di grande urgenza come la difesa della salute e del lavoro, due questioni che si tengono insieme. Alla nuova proprietà siamo pronti a fare i complimenti se lavorerà bene, ma non mancheranno le nostre critiche se lavorerà male. Occorre restituire fiducia a una comunità disillusa e ciò può avvenire solo con un dialogo serrato”.



Due le testimonianze di operai. Orazio Gallo, capo squadra pronto intervento della Colata continua, ora dipendente di Mittal, e Giuseppe Tosi che lavorava in acciaieria 1 cinquant’anni fa. “Sono stato dipendente dal ’65 al ’97 – ha detto Tosi – entrammo nel siderurgico con spirito pionieristico. Cinquant’anni fa il pontefice volle assistere ad alcune fasi della lavorazione, ma la sua attenzione fu attratta da un presepe realizzato dagli operai. La visita del Santo padre determinò un cambiamento in ognuno di noi e ci fece comprendere il senso dell’appartenenza”. Gallo, invece, appartiene all’ultima generazione di dipendenti del siderurgico: è stato assunto a luglio 2001, appena terminati gli studi. “La crisi del 2012 ci ha letteralmente investito – ha detto –  in quella fase ci siamo chiesti come il nostro lavoro potesse essere lesivo dell’incolumità altrui. Non è stato facile superare le numerose incertezze e le difficoltà, ci hanno aiutato le nostre famiglie. Ora bisogna guardare avanti consapevoli che il bene comune deve essere una responsabilità di tutti. Dobbiamo raggiungere insieme obiettivi ambientali e produttivi per ottenere, finalmente, la meritata pace sociale“.

Al posto di Parolin, stamattina avrebbe dovuto esserci Papa Francesco “Purtroppo non è stato possibile” ha rivelato il segretario di stato del Vaticano. Parolin ha ricordato le parole di Paolo VI. “Nel ’68 la fabbrica per alcune ore divenne una cattedrale e in quella sede, il Santo ricordò a tutti che l’uomo vale più della macchina. Il richiamo al rispetto dei lavoratori è sempre attuale, anzi è una priorità che non può passare in secondo piano rispetto alle esigenze della produzione”.  Il cardinale ha espresso alla nuova proprietà del siderurgico l’auspicio che “gli operai oggi esclusi dal ciclo produttivo vengano reimpiegati e che si utilizzino i più avanzati ritrovati tecnologici per la tutela della salute e dell’ambiente. Paolo VI disse che il campanello per l’allarme ecologico era già suonato. In questi anni Taranto ha pagato un prezzo elevato in questo senso, come certificano i dati epidemiologici. Facciamo nostre le parole di Papa Francesco che invita a non minimizzare i problemi ambientali. L’auspicio è che Taranto diventi laboratorio di ecologia integrale“.

Alla cerimonia era presente anche il presidente Michele Emiliano. “Per la Regione Puglia – ha detto il presidente della Regione Puglia – la decarbonizzazione dell’acciaieria di Taranto resta l’unica strada per conciliare ambiente, salute e lavoro. Devo ringraziare il cardinale Parolin per le sue parole nitide: ha parlato di ecologia integrale, significa non tralasciare nulla di quanto la tecnologia oggi mette a disposizione e applicare ogni rimedio esistente per rendere compatibile la salute e il lavoro. Quindi più di questo non si poteva chiedere”.


Oggi Taranto è attraversata da tensioni che riguardano il lavoro, i danni all’ambiente, i problemi alla salute di operai e cittadini. Per questo la celebrazione del cinquantenario della visita di Papa Paolo VI, si carica di significati che mezzo secolo fa erano sicuramente già presenti, ma meno urgenti e sentiti di oggi. Dall’1 novembre 2018 ArcelorMittal Italia è ufficialmente subentrato alla gestione commissariale. Ha annunciato un piano ambientale definito “il più ambizioso mai varato dal Gruppo”. La questione ambientale tarantina, però, è tutt’altro che chiusa. Anzi, come ricordato ieri da mons. Santoro bisogna evitare che sull’argomento si verifichi un pericoloso calo della tensione.


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