Pd, la linea dell’assemblea regionale. Nella proposta dei tarantini c’era il mea culpa sui decreti e l’apertura al Piano Taranto

Pd, la linea dell’assemblea regionale. Nella proposta dei tarantini c’era il mea culpa sui decreti e l’apertura al Piano Taranto

L’assemblea regionale del Pd, riunita ieri a Taranto nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, ha stabilito la sua linea. All’incontro, tra gli altri, ha preso parte il sindaco di Taranto, così come la ex eurodeputata e candidata alle primarie regionali Elena Gentile.


E’ stato approvato, alla fine del dibattito, un documento che sostiene Conte, puntella la strada della decarbonizzazione, non disdegna l’ipotesi statale e non chiude la prospettiva dello scudo penale. E’ un testo di sintesi tra varie posizioni, tra le quali balza agli occhi quella di svolta proposta da un nutrito gruppo di iscritti tarantini. Ma andiamo per ordine. 



Il documento finale, approvato: l’Assemblea Regionale del PD di Puglia si è riunita in forma straordinaria a Taranto per rappresentare la vicinanza dei democratici pugliesi ai cittadini di Taranto e ai lavoratori dell’ex-ILVA e dell’indotto alle prese con la drammatica evoluzione del destino del siderurgico tarantino. La motivazione addotta da Arcelor Mittal per giustificare la scelta di disimpegno dalla conduzione dell’ex-ILVA e dal contratto sottoscritto lo scorso anno con l’amministrazione straordinaria, individuata nel venire meno della cosiddetta immunità penale, si è rivelata ben presto un alibi a fronte a mutate strategie aziendali e alla difficoltà a garantire il puntuale rispetto degli impegni contrattuali sottoscritti, a cominciare dalla sciagurata ipotesi di ben 5000 esuberi. Sosteniamo con lealtà l’impegno del Governo Nazionale nei confronti dell’azienda ad eliminare ogni possibile alibi (anche introducendo norme in materia “erga-omnes”) e a richiedere con forza la piena applicazione degli obblighi sottoscritti, a cominciare dalla tutela dei livelli occupazionali e della sicurezza e dagli investimenti. Nel contempo, avvertiamo con nettezza la necessità che tale vicenda, giunta ormai ad uno snodo decisivo, venga affrontata definitivamente con il pieno coinvolgimento delle comunità locali garantendo prioritariamente la realizzazione di tutti quegli interventi industriali, produttivi, tecnologici e di mercato funzionali alla tutela della salute e dell’ambiente di Taranto e dei tarantini, che hanno finora pagato un tributo altissimo e insostenibile. E, se questo impegno, per essere pienamente attuato, dovrà essere corroborato anche da una presenza pubblica dello Stato, noi pensiamo che, per quanto straordinaria ed eccezionale, anche questa strada possa e debba essere perseguita. In tal senso, esprimiamo vivo apprezzamento per il gesto non formale del presidente Conte di venire a Taranto ed ascoltare lavoratori e cittadini. Oggi tocca al Partito Democratico dare voce alla sofferenza di questa città e provare a delineare un percorso virtuoso che, seppure tra mille difficoltà ed ostacoli, riesca a fornire quelle risposte che possano consentire un passo in avanti decisivo, in primo luogo con riferimento alla tutela della salute di cittadini e lavoratori. Per tale ragione sosteniamo con forza, innanzitutto, la richiesta avanzata dagli enti locali di riesame dell’Aia, tuttora in istruttoria, e di realizzazione della Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario, strumenti propedeutici alla oggettiva valutazione dello stato attuale degli impianti e della effettiva capacità produttiva a piano ambientale realizzato. Sul tema ambientale e delle bonifiche, denunciamo ritardi inaccettabili e da rimuovere al più presto da parte della gestione commissariale che ha in dotazione le risorse (oltre un miliardo di euro) sequestrate ai Riva e destinate a tale attività. La stessa sfida della decarbonizzazione della produzione siderurgica appare sempre di più una sfida industriale e ambientale ineludibile, capace di sostenere lo sforzo a tenere insieme capacità produttiva di un grande impianto con tutela della salute e dell’ambiente. Ben venga, quindi, l’impegno del Governo, che si aggiunge a quello di questi anni della Regione Puglia, ad avviare proprio a Taranto tale sfida sulla transizione verso la decarbonizzazione nella produzione dell’acciaio.  Così come sottolineiamo la necessità di urgente riattivazione del tavolo del CIS tra Governo Nazionale, istituzioni locali e forze sociali per sbloccare le risorse e cantierizzare le opere previste. Auspichiamo, infine, che si possa avviare un costante coordinamento tra il PD Nazionale e i democratici di Taranto e di Puglia per un confronto continuo e reciproco in una fase così straordinariamente delicata. I democratici pugliesi sono oggi a Taranto e continueranno ad esserlo perché qui è in gioco un pezzo decisivo del futuro della nostra comunità di uomini e di donne, di cittadini e di lavoratori.

 

Ieri mattina, prima dell’assemblea, era pervenuto in redazione un altro documento, proposto  da un considerevole numeri di iscritti tarantini. C’è posto per tutto in quelle due pagine: la dichiarazione di sostanziale fallimento dei 12 decreti, la volontà di approfondire il Piano Taranto, la decarbonizzazione per la quale si vorrebbe organizzare gli stati generali in terra ionica, l’intenzione di confrontarsi sulle proposte di Confindustria.

Il documento sorvola l’intero territorio minato dell’affare Mittal e segna alcuni punti nodali della nuova piattaforma approvata. Rilegge le vicende degli ultimi anni, auspica un cambio di passo nel dibattito, rimodula le premesse alla base della responsabilità di chi gestisce gli impianti, e di chi li gestirà, apre alla consultazione del Piano Taranto, come detto, promosso dalle associazioni e consegnato venerdì scorso nelle mani di Conte, e punta sulla decarbonizzazione.  Insomma, tra le righe del documento proposto l’accenno di una svolta nell’approccio tarantino alla questione e al tempo stesso l’esigenza di non escludere nessuno ed alcuna ipotesi praticabile. I tarantini del Pd, quantomeno i firmatari di questo documento, la pensano cosi, ecco il testo:  gli iscritti e simpatizzanti del PD di Taranto ritengono estremamente utile questo momento di confronto che il Partito regionale e la Segreteria nazionale hanno voluto organizzare a Taranto, poiché ritengono fondamentale che il Partito, prima di assumere delle decisioni di carattere nazionale che riguardano questa città e questa popolazione, si sforzi di sentire davvero questa città, venendo qui a parlare con chi convive con la fabbrica inquinante da quasi 60 anni.
Malgrado gli sforzi di tanti di noi per portare all’attenzione dell’Italia il dramma di questa città, il dibattito politico e giornalistico nazionale si è avvitato sterilmente su questioni come lo scudo penale, la strategicità della produzione dell’acciaio primario, la credibilità dell’Italia per gli investitori stranieri, la qualità dell’acciaio prodotto, gli alibi concessi alla multinazionale. Il gesto del Presidente del Consiglio ha portato le luci della ribalta sui quartieri limitrofi alla fabbrica, sulle persone che soffrono, sulla fabbrica e i suoi lavoratori. Ci auguriamo che finalmente il dibattito possa cambiare passo.
La situazione è sostanzialmente cambiata dal sequestro dell’impianto del 2012. E’ sotto gli occhi di tutti che le decisioni prese in passato per realizzare un equilibrio tra i tanti diritti in campo, non hanno funzionato. E’ necessario cambiare visione e politiche sulla vicenda ex Ilva.
Le urla che hanno accolto Conte fuori dai cancelli dello stabilimento venerdì scorso, le parole accorate, ferme, sensate, congruenti, che sono state pronunciate dai rappresentanti dei lavoratori, dai cittadini organizzati, dagli ambientalisti e dalle persone comuni, portano nel dibattito quello che sino a ieri è stato il grande assente: il dolore di questa comunità. Un dolore con cui bisogna fare i conti.
Ora il dibattito politico e giornalistico si arricchisce della posizione e del punto di vista più importante, quello di chi in fabbrica ci lavora e che quella fabbrica subisce.
Oggi tocca al Partito Democratico dare voce alla sofferenza di questa città e provare a delineare un percorso virtuoso che, seppure tra mille difficoltà ed ostacoli, riesca a fornire quelle risposte che sino ad oggi sono mancate, soprattutto con riferimento alla tutela della salute di cittadini e lavoratori.
Ora cerchiamo di remare tutti nella stessa direzione, accantonando la polemica politica e badando al sodo, cioè a come far partire la riconversione di questa area industriale e più in generale di questo territorio dolente, dopo sessanta anni di aggressione alla salute e all’ambiente.
Una sequela di decreti non ha detto l’unica cosa sensata che andava stabilita fin dall’inizio: qual è la quantità di acciaio che si può produrre a Taranto senza creare danni inaccettabili per la salute dei suoi cittadini? Lo si poteva già dire dopo la prima valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa Puglia, Ares e ASL di Taranto nel 2013. Lo si doveva dire a maggior ragione al momento dell’approvazione dell’ultimo Piano Ambientale targato Arcelor Mittal.
Occorre prioritariamente – ora come allora – stabilire su basi scientifiche, sulla scorta di una Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario, se e quanto si può produrre nello stato attuale degli impianti e quanto si potrà produrre a Piano ambientale realizzato.
Chiunque sarà il gestore degli impianti. Questa sarebbe la vera e unica immunità accettabile: nessuno che gestisca l’impianto correttamente potrebbe poi essere accusato di creare malattie e morti.
Solo in questo ambito può essere meglio disciplinata la questione delle responsabilità nella conduzione degli impianti. Solo così si può affrontare in maniera seria la questione della produzione di acciaio in una città come Taranto, segnata da un pesante tributo di malattie e morti.
L’Ilva o si risana davvero o si chiude. Il processo in corso innesca la produzione incontrollabile di inquinanti a struttura molecolare complessa come ossidi, benzo(a)pirene, diossine, metalli pesanti (cancerogeni) derivanti da precursori presenti nel carbone. Per non parlare delle immissioni di sostanze cancerogene persistenti nel comparto acqua-suolo. E’ora di cambiare. Le novità tecnologiche sono rappresentate dal processo a riduzione diretta, che consente la trasformazione del minerale di ferro in ferro spugnoso, detto DRI (Direct Reduced Iron), prevedendo l’utilizzo di gas naturale. In tutto il mondo esistono ormai numerosi impianti di questo tipo; la tecnologia consolidata fa capo principalmente a due processi: Energiron (italiano) e Midrex(tedesco). L’ampia disponibilità di gas (TAP e TEMPA ROSSA) offrirebbe una nuova disponibilità di sviluppo per la Puglia, liberandola dalla morsa del carbone.
Quindi, salvaguardare anzitutto il diritto alla vita ed alla salute. E poi cercare nella scienza, nelle nuove tecnologie, la risposta più idonea a consentire una produzione che lasci sicura la popolazione e i lavoratori di non subire ulteriori aggressioni alla propria salute ed a quella dei propri cari.
In questo senso ci siamo fatti promotori di una conferenza straordinaria sulla decarbonizzazione da tenersi proprio qui a Taranto, dove la sfida è più urgente e dove si attendono risposte capaci di portarci in una nuova era industriale.
Nello stesso tempo chiediamo al Governo ed allo Stato Italiano uno sforzo straordinario per il risarcimento di questa città e la sua riconversione verso forme di produzione, anche industriale, non inquinanti, che consentano di salvaguardare l’occupazione e garantiscano una crescita finalmente virtuosa dell’economia del territorio. Occorre approfondire i temi contenuti nel Piano Taranto redatto dalle Associazioni del territorio, anche valutando attentamente quanto proposto da Confindustria per le Bonifiche, tema di primo piano per l’intera comunità ionica. Tale percorso è in linea con le proposte del Green new deal.
Siamo il Partito Democratico. Siamo progressisti. Siamo vicini alle persone. Le ascoltiamo. E cerchiamo soluzioni per aiutare chi rischia di restare indietro. Facciamolo ora per i cittadini di Taranto e per i lavoratori del siderurgico. Non lasciamoci indietro nessuno, perché se resta indietro qualcuno, restiamo indietro tutti.


Adamo Annalisa
Azzaro Gianni             
Battafarano Claudia
Battafarano Giovanni
Blè Gaetano

Bianchi Marcello
Cascarano M.Grazia
Cerino Fabio
Cinieri Ilaria
Cipulli Vito
Cito Giovanni

Curci Eligio

Danucci Michela
De Gregorio Luciano

De Martino Michele
De Marco Antonella
Falcone Francesco
Fiorino Emanuele
Fontana Giuseppe
Fretta Gabriella
Galeone Franco

Galluzzo Carmen
Gregucci Domenico

Indellicati Marco
Lasigna Domenico
Lucarella Tommy

Maggio Eugenio
Massaro Vito
Matarrelli Deborah
Mazzarano Michele
Moretti Massimo
Orlando Aldo
Pascarella Ennio
Pensa Alessandro
Poggi Patrick
Poggi Walter
Pompigna Lucia
Rogante Dino
Rossi Lanfranco
Santoro Luciano
Scarcella Angelo
Serafini Giovanni
Serafini Peppino
Solfrizzi Egidio
Tristani Paolo
Vallone Raffaella
Villani Luigi

 

 

 

 


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