Pennello e sapone, che barba!

Vi scrivo in volo da Brindisi a Roma. Provo a staccare la spina per il fine settimana, ma siete sempre nei miei pensieri. O forse è colpa dei 40 minuti di ritardo con cui è partito l’aereo. Non mi sembrava vero di aver trovato un volo a costi umani con la compagnia di bandiera. E, infatti, non si può avere tutto. Comunque non era di questo che volevo parlarvi. L’idea era di farvi una confessione.


Devo liberarmi di questo peso: la mia prima volta è stata un disastro. Leggo infinita comprensione nei vostri sguardi. Ve ne sono grato e capisco che anche per voi non deve essere stata una passeggiata. Come dimenticare la prima volta con… pennello, sapone da barba e rasoio? Avevo 11 o 12 anni ed era estate. La mattina in spiaggia all’Arenile, a San Vito. Il pomeriggio in strada, sotto casa. Tre contro tre con il Super Santos di Gianrico, oppure tre contro due e “portiere volante”.



Portavo l’apparecchio correttivo per i denti e fu mentre controllavo allo specchio se gli incisivi erano ben allineati che notai qualcosa di nuovo sul mio volto. Una leggera peluria punteggiava la parte sovrastante il labbro superiore. Poco per chiamarli baffi, abbastanza per sentirsi grandi. Quel pomeriggio, al termine dell’immancabile sfida a pallone risolta col “chi segna vince”, feci notare agli amici, con una punta d’orgoglio, i miei baffetti.

Che delusione! La cosa non sorprese nessuno. Anzi, loro si rasavano già. Dovevo assolutamente farlo anche io.
Mio padre da giovane aveva fatto il barbiere in una lussuosa sala da barba in corso Cavour, a Bari, a casa conservava gli attrezzi del mestiere. Il suo rasoio in madreperla, però, mi faceva un po’ paura. Optai per un “Bic” usa e getta.

Mi vergognavo di dirgli che volevo… farmi la barba. Così lo feci di nascosto, verso sera. La cosa risultò più difficile del previsto. A lui il sapone montava come panna soffice, bianca e profumata. Io non riuscivo a tenere in mano il pennello. Mi insaponai tutta la faccia anche se non ce n’era bisogno. Lungo il collo colava un’acqua lattiginosa. La peluria era scomparsa, sommersa dalla mistura lontana parente di una vera schiuma da barba. Appoggiai il rasoio sotto il naso e lo mossi verso il basso. Una goccia di sangue colorò di rosso il mio labbro superiore. Panico. Sciacquai subito per tamponare. Quando tornò mia madre, avevo metà baffo rasato e insanguinato e metà no. Scoppiò a ridere e raccontò tutto a mio padre che quella stessa sera mi svelò i segreti per una perfetta rasatura.


Pochi mesi dopo, comunque, optai per la più pratica schiuma spray delle bombolette. E’ andata avanti così fino allo scorso anno. Ora sono un fanatico di pennello, sapone e dopobarba. L’ho presa un po’ alla lontana, ma ero di questo che volevo parlarvi. Superati i cinquanta il rischio nostalgia è in agguato. Comunque, m’è tornata la voglia di insaponarmi con le setole morbide che accarezzano la pelle. Vi assicuro che, anche con la barba come la porto io (l’accorcio ogni dieci giorni), pennello e sapone vincono di gran lunga sulla bomboletta.

Nel frattempo, le sale da barba, i barber shop, i saloni old school, sono tornati di moda. Menomale perchè hanno rischiato l’estinzione sotto la spinta di sale unisex dove facevi lo shampoo insieme alla vicina di casa. Lunghe barbe e baffi hypster, forbici, rasoi e panni caldi sono tornati nell’immaginario maschile, come simboli di cura del corpo. C’è un gran consumo di prodotti per la barba, prima e dopo la rasatura: creme, olii, essenze tonificanti. Le sale hanno quelle belle poltrone di un tempo, l’aspetto accogliente e odorano di after shave all’eucalipto o all’olio di baobab.

Mi sono dilungato più del previsto. Le hostess stanno servendo da bere e devo decidere cosa prendere. Come non detto: la scelta è tra acqua liscia o effervescente. Che figura, non ci sono più le compagnie di una volta!


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