Politica tarantina, strano il suo destino

Politica tarantina, strano il suo destino

A leggere proclami e annunci urbi et orbi, Taranto emerge dai suoi doppi fondali come fosse la città centrale del discorso politico italiano.


La più attenzionata, direbbero in Questura.



Da Gentiloni in giù, tutti hanno a cuore le sorti di Taranto. Dimora nei ventricoli del Pd, scorre nelle arterie di Emiliano, ultimamente bypassa i muri leghisti, salta gli ostacoli transeuropei, si guadagna le colonne dei tabloid italiani e, dal mattino alla sera, prima e dopo i pasti, la parola Taranto risulta tra le più cliccate e pronunciate nei salotti buoni e cattivi dei media, spesso affiancata agli aggettivi drammatica e tragica e ai sostantivi salute, sanità, industria. Tutto condito, circondato, farcito e confezionato da attenzione, interesse, priorità e dulcis in fundo… AGENDA POLITICA. Lassù, in cima ai fogli A4 degli spin doctors, dalle parti dell’immancabile “bene del Paese“, a pochi passi dal canonico “ce lo chiede l’Europa”

Ci sarebbe materiale per crogiolarsi, consolarsi, sperare.

Si potrebbe tutti andare in vacanza a tirare un RESPIRO di sollievo.. anche perché sui ponti di Taranto, con le ciminiere di fronte, dei sospiri sin son perse le tracce da 1960.


STRANO DESTINO, però, quello di Taranto: strategica per l’industria italiana, decretata d’urgenza per undici volte in quattro anni, attenzionata da Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, blindata come un fortino ad ogni visita istituzionale e formale, omaggiata dai media, osannata qua e là per il sacrificio dei suoi residenti,  pluricitata in centinaia di articoli, inchieste e approfondimenti, discorsi e interventi (dalla camera in giù… sino alla federazione provinciale Pd)… ma poi, quando si tratta di assegnare ruoli ed incarichi, NIENTE!

Niente decorazioni, solo corone e drappi spacciati per grandi occasioni di riscatto.

Quando c’è da decidere chi deve decidere… TARANTO torna nell’anonimato più grigio, periferia della spartizione, condominio di partito, bottega cornuta e mazziata del consenso.

Il Pd a Taranto impone e fa eleggere (2014) l’attuale ministro Finocchiaro (siciliana in cerca allora di sponde elettorali sicure..). Il Pd di Taranto non riesce a far nominare un assessore regionale. Anzi, non dialoga nemmeno con Emiliano che dopo aver dimesso Liviano (perchè le dimissioni di Liviano meriteranno prima o poi chiarezza sino in fondo!!!) ha preso a cuore i tarantini… così a cuore da non renderli nemmeno degni di essere rappresentati nella sua Giunta.

E il Governo? Da quando il Pd occupa le stanze di Palazzo Chigi, nessun sottosegretario (anche quest’ultimo giro è andato in bianco), nemmeno l’ombra di un riconoscimento formale ad un tarantino che potesse  dedicarsi direttamente alla questione tarantina.  Importante ma non tanto, questa CITTA’ STRATEGICA E MALATA, per ottenere incarichi fondamentali: strano destino quello della politica tarantina, non conta niente nemmeno quando l’Italia si inginocchia ipocrita al suo capezzale.

Sembra quasi che da Roma e Bari parta una voce che, all’unisono, dica più o meno così: per Taranto i soldi ci sono, i progetti potrebbero esserci… ma fatevi da parte. Ci pensiamo noi. Crediamo sia meglio!

Ci sono tutti gli estremi per chiedere la sostituzione dei protagonisti per manifesta inferiorità sul campo.  Cominciamo a chiedere il cambio dalle prossime comunali, la Costituzione lo prevede ancora.


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