Politica, torna il Pci. E c’è pure un pizzico di Taranto

Politica, torna il Pci. E c’è pure un pizzico di Taranto

La svolta della Bolognina, le lacrime di Occhetto, la diaspora comunista da Rifondazione in poi. Ventisei anni dopo, a Bologna rinasce il Pci. Dal 24 al 26 giugno scorsi si è svolto il congresso per la ricostruzione del Partito comunista italiano.


Nel nuovo Pci c’è anche un pizzico di Taranto con la presenza di Pino Sgobio (già parlamentare della Repubblica) e di Ciro Manigrasso nel comitato centrale. Nei prossimi giorni in tutta la provincia ionica si terranno assemblee pubbliche per la presentazione del “nuovo” progetto.



Dal ’90 ad oggi sigle e simboli comunisti hanno attraversato la politica italiana come meteore e si sono schiantati contro un modello sociale ed economico profondamente cambiato. Restano i valori, i grandi temi, le battaglie e soprattutto l’insofferenza di una larga fetta di elettorato verso partiti sempre più liquidi ed impalpabili, salvo quando si tratta di incassare finanziamenti, tangenti e mazzette.

In un periodo di profonda crisi e di instabilità un ritorno al passato potrebbe essere percepito come un’ancora di salvezza, un porto sicuro in cui ormeggiare. Ma è davvero così? Al di la delle buone intenzioni dei rifondatori, il pericolo in agguato è che il tutto si riduca ad un’operazione “nostalgija” venata di folklore. Probabilmente non sarà più emulabile la “spinta propulsiva” che il Pci impose alla politica italiana.

“Le proposte del Partito comunista italiano – spiega una nota stampa – sono un grande intervento pubblico in economia che consente allo Stato di essere presente in tutti i settori produttivi; i Comunisti per la difesa ed il rilancio dello stato sociale; rilancio della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista attuandone i suoi valori; Riproposizione in maniera forte della lotta alla corruzione; la questione morale come questione politica”.



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