Porto di Taranto, consensi e dubbi

Porto di Taranto, consensi e dubbi

La decisione del Tar di Lecce che ha respinto il ricorso del consorzio Southgate Europe Terminal, ha chiuso la battaglia legale e amministrativa sulla concessione del Molo Polisettoriale di Taranto al gruppo turco di Yilport. Nei prossimi giorni si aprirà una fase di confronto con il territorio e con le parti sociali per ottenere da questo insediamento impegni certi dal punto di vista degli investimenti, della produzione, delle ricadute occupazionali.


Intanto, non mancano i commenti sulla decisione del Tribunale amministrativo regionale. L’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, mantiene il profilo istituzionale però, nella nota inviata alle redazioni “evidenzia come il provvedimento di cui trattasi conferma la legittimità dell’azione amministrativa e della scelta effettuata nel preminente interesse pubblico. Alla luce dell’esito di tale fase processuale ed in considerazione della chiara e netta motivazione del provvedimento, l’Ente si avvia a completare le attività propedeutiche alla sottoscrizione della concessione ed all’avvio dell’operatività del Terminal, infrastruttura cardine per lo sviluppo economico ed occupazionale del Porto, del territorio jonico e della istituenda Zona Economica Speciale (ZES) interregionale”.



Toni positivi anche da Palazzo di città. Per il sindaco Rinaldo Melucci “si compie un importante passo nella direzione di garantire un contesto certo a quegli investitori in grado di riconnettere, senza dubbio alcuno, Taranto e le sue infrastrutture ai principali mercati internazionali. Non possiamo che essere soddisfatti per il pronunciamento del Tar Lecce, e soprattutto grati per l’attenzione generata intorno alle sorti dei tanti lavoratori in attesa di uno spiraglio. Ora bisogna accelerare sulla ripartenza dei traffici“.

Non mancano, però, voci fuori dal coro. Il consigliere comunale Massimo Battista (ex M5S, vicino al Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, ndr) pur sottolineando che si tratta di “un importante passo verso la riapertura dei traffici al Molo polisettoriale di Taranto”, mantiene un atteggiamento prudente perchè “non intendo illudere – scrive in una nota stampa – i circa 500 lavoratori della Taranto Port Workers Agency che rientreranno a lavoro, si spera, molto gradualmente nel corso di alcuni anni ma soprattutto non voglio illudere le migliaia di disoccupati che già chiedono dove inoltrare domande di lavoro al porto, considerando peraltro che altre realtà vicine come quella di Gioia Tauro hanno annunciato proprio in questi giorni esuberi per circa 500 unità”.

“Sono abituato – continua Battista – a pormi delle domande e a sottoporre delle valutazioni costruttive alla comunità, indicazioni che mirano ad implementare un ragionamento che vorrebbe, per quanto possibile, evitare il ripetersi degli errori passati. In data 12 novembre 2018 La Yilport si è impegnata ufficialmente a costituire una società di diritto italiano con un capitale sociale interamente versato di 5 milioni di euro. In data 22 gennaio 2019 è stata costituita la Terminal San Cataldo Spa che ha sede a Milano, e quindi non a Taranto, costituita al 100% da un socio, la Terminal San Cataldo B.V. con sede ad Amstelveen in Olanda con un capitale sociale di 50 mila euro. Pertanto, sebbene nel Cda di questa società compaiano a livello individuale importanti rappresentanti di Yilport, quest’ultima gestirebbe il terminal tarantino indirettamente per ben 49 anni (come peraltro acconsentitogli) attraverso un socio olandese di nuova costituzione e di cui non si conosce la composizione societaria. Questa situazione pone immediatamente una rilevante valutazione economica negativa circa l’apporto fiscale diretto che Yilport fornirà al Comune di Taranto e quindi al nostro territorio, relativamente al pagamento delle imposte oltre che alla parte più importante del fatturato che a Taranto non finirà”.


Battista ricorda che questa è “una esperienza già vissuta con altre realtà industriali e che andrebbe assolutamente evitata. Inoltre visto il recente passato dovremmo ragionare ora su delicate questioni come ad esempio i futuri rapporti con l’investitore, oggi positivi, domani chissà, in relazione a soggetti probabilmente così non facilmente raggiungibili. L’esperienza negativa Tct deve pur aver insegnato che lineari connessioni tra investitori, istituzioni e tutti i portatori di interesse locali si costruiscono nel tempo senza stendere nell’immediato metaforici tappeti rossi a chiunque. Il tutto senza considerare problematiche di carattere strutturale ed operativo che attanagliano ancora oggi il nostro porto, e tutt’ora irrisolte. L’auspicio finale è che la rappresentante del comune di Taranto nel Comitato di Gestione Portuale, avv. Simona Coppola, che il consiglio comunale non ha il piacere di conoscere, prenda nota di questo comunicato stampa e ne tenga debito conto affinchè le premesse iniziali per l’insediamento di Yilport nel porto di Taranto vengano sin da subito mantenute”.


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