Raffineria Eni, anche a Taranto revocato il sequestro preventivo

Nuovi sviluppi in ordine al sequestro di impianti dell’Eni in 13 regioni italiane. Nell’elenco figura anche la raffineria di Taranto. Il provvedimento era stato eseguito il 22 novembre 2017 in esecuzione del decreto emesso dal gip del Tribunale di Roma. Le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno riguardato condotte illecite commesse, in particolare, nell’estrazione dai depositi fiscali di Gpl, gasolio e benzina, momento in cui sorge il debito d’imposta. E’ stata accertata la sottrazione al pagamento delle accise gravanti su quasi 40 milioni di litri di prodotti, con conseguente evasione di circa 10 milioni di euro di tributi.


Eni ha ricevuto oggi notifica del decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Roma di revoca del sequestro preventivo dei misuratori di prodotti petroliferi degli impianti coinvolti nell’inchiesta. Il provvedimento è stato assunto, spiega l’azienda petrolifera “in ragione degli impegni assunti dalla società, parte terza non indagata”. Torna alla normalità quindi l’erogazione di carburante al dettaglio che nei giorni scorsi aveva subito forti rallentamenti ed aveva generato situazioni di panico incontrollato. Giovedì e venerdì scorso, infatti, a Taranto gli automobilisti hanno preso d’assalto le stazioni di servizio per timore di restare a secco, sottoponendosi a lunghissime code che hanno prosciugato i serbatoi dei distributori.



Le persone indagate a vario titolo sono in tutto 18: direttori, responsabili operativi e dipendenti di depositi e raffinerie, nonché funzionari di uffici metrici. Eni si è sin da subito dichiarata estranea alla vicenda, ritenendo anzi di essere parte offesa. L’azienda, inoltre, ha fornito “all’autorità giudiziaria la massima collaborazione, con l’intento di chiarire le proprie ragioni a sostegno della correttezza del proprio operato e dell’estraneità alle presunte condotte illecite”.


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