Renzi a Taranto, vacua passerella in una città allo sbando

Da una parte Fim, Fiom, Uilm chiedono a Renzi di incontrare gli operai dell’Ilva in occasione della sua visita a Taranto del prossimo 29 luglio. Dall’altro l’Usb proclama 24 ore di sciopero, contro il decimo decreto “salva Ilva”, per il 26 luglio, a quattro anni esatti dall’avvio dell’inchiesta Ambiente svenduto. 


Due facce della stessa medaglia, dicotomia ancora irrisolta che divide e affanna questa città rimasta orfana di una guida vera, di una classe dirigente che abbia un progetto e che sia capace di imporlo. Città allo sbando. Così si presenterà Taranto all’ennesima passerella vacua ed effimera mentre i tarantini hanno bisogno di gesti seri e concreti.  Serietà e concretezza, ormai, è richiesta anche a chi legittimamente manifesta e protesta. Il tempo degli slogan è passato.



Sia chiaro, l’inaugurazione del secondo piano del Museo MarTa è una delle poche cose serie e concrete degli ultimi anni, ma la vicinanza alla provincia ionica ed alla sua popolazione usata dallo Stato non si dimostra con qualche stretta di mano ed un bel discorsetto. I pediatri di Taranto attendono ancora la telefonata del presidente del Consiglio dopo la sua ultima visita in riva allo Jonio. E poi qual è la politica culturale di questo Governo rispetto a Taranto? Venire qui a lustrarsi le medaglie per un progetto di recupero vecchio di dieci anni? Oppure sottrarre a Taranto, dopo un secolo, la Soprintendenza per portarla a Lecce?

Ecco, Taranto non ha più bisogno di cortine fumogene, di fanfare, di coretti festanti. Questa è una città ferita, squarciata nel suo tessuto più profondo. Abbiatene rispetto!

Di seguito i documenti dei sindacati sulla vicenda Ilva.


La lettera a Renzi di Fim, Fiom, Uilm
“Egregio Presidente del Consiglio,
abbiamo appreso dagli organi di stampa e dalle varie agenzie che Lei intende, in data 29 Luglio 2016, venire a Taranto in occasione della visita istituzionale presso il museo Mar.Ta.
Taranto oltre alle sue attrattive storico-culturali è innegabilmente una città del Mezzogiorno d’Italia a vocazione industriale, e che, ad oggi, per via delle vicende che hanno segnato negativamente l’intero territorio, rischia ulteriormente di sprofondare qualora non dovesse esserci un intervento straordinario da parte del Governo in termini di risanamento ambientale, bonifiche, sorveglianza sanitaria ed occupazionale.

Tanto premesso, a far data dal 26 Luglio 2012, giorno del sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo dell’ ILVA di Taranto, ad opera della Magistratura, ad oggi la situazione permane in una pericolosissima fase di stallo, determinando una serie di ritardi che di fatto stanno ostacolando l’indispensabile e doverosa opera di risanamento ambientale e di tutela dell’occupazione.
E’ evidente che i Governi che si sono susseguiti hanno di volta in volta emanato provvedimenti di urgenza a riguardo, come è altrettanto innegabile considerare che i dieci Decreti “Salva Ilva” non hanno di fatto dotato Taranto delle dovute certezze sui tempi di attuazione delle contromisure a tutela dell’intera collettività.

Le molteplici corrispondenze, da parte delle organizzazioni sindacali Fim – Fiom – Uilm, inoltrate ai Governi ed alle istituzioni in questi anni, hanno trovato spunto e consenso attraverso i percorsi di assemblee e mobilitazioni dei lavoratori, tanto da giungere ad una piattaforma sindacale unitaria che è la sintesi reale di un percorso oramai avviato e che rappresenta la sfida per il futuro, non solo della città di Taranto e del Mezzogiorno, ma dell’intero Paese. E’ giunto il tempo che ognuno nel proprio ruolo si adoperi fattivamente a vincere questa epocale sfida, di coniugazione dell’ambiente e del lavoro, così come ricordato nel 2013 dalla sentenza n. 85 della Corte Costituzionale in tema di diritti ed interessi inalienabili dell’individuo, e chiediamo dunque a Lei Presidente, un impegno straordinario che traguardi l’emergenza Taranto.

L’impegno straordinario richiesto da FIM-FIOM-UILM, in occasione della Sua visita istituzionale contestuale alla data del 29 p.v., riteniamo debba partire da una fase di confronto costruttivo con una delegazione di lavoratori. Tale confronto si ritiene imprescindibile svolgerlo all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, affinché si percepisca l’esigenza della necessità e straordinarietà di intervento e possa toccare dal vivo quelle che sono le reali preoccupazione dei lavoratori rispetto al futuro, essendo gli stessi i più esposti ai rischi per la propria salute. Ci auspichiamo che la nostra richiesta venga accolta positivamente e si metta la parola fine, una volta e per tutte, all’emergenza Taranto che attanaglia e che non deve mai più sancire caos istituzionali e conntrapposizione alcuna tra cittadini e lavoratori di questa città”.

Il documento dell’Usb
“L’ambiente, la salute e i lavoratori non si affittano e non si vendono: questo lo slogan che accompagnerà lo sciopero di 24 ore organizzato dall’USB domani (26 luglio, a quattro anni dal provvedimento della Magistratura) contro il decimo decreto salva Ilva. Il corteo partirà alle ore 7 dalla portineria A e terminerà davanti allo stabilimento Eni.

“Crediamo che questo decreto non salvaguardi ambiente, lavoratori e salute della città. Il nostro è uno sciopero contro le azioni che il Governo sta intraprendendo che, a nostro avviso, non sono a tutela dei cittadini, ma inibiscono ragionamenti alternativi su Taranto – spiega Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto -. Questo Governo ha avuto in tre anni l’opportunità, anche in base alle ricerche dello studio Sentieri sulla questione dell’amianto e della diossina, di varare un provvedimento che potesse permettere ai lavoratori dell’Ilva di Taranto di abbreviare la vita lavorativa con una legge ad hoc. E invece si mostra nuovamente indifferente.

Con lo sciopero inoltre vogliamo ribadire il nostro no contro questo tipo di affitto o vendita dell’Ilva che bada solo agli interessi dell’ennesimo privato, tant’è vero che nell’ultimo decreto ha previsto l’impunità per i reati di carattere ambientale pe chi dovesse affittare o acquistare l’azienda. Insomma, facendo un’analisi della storia, cambia il nome ma la sostanza è la stessa”. L’obiettivo dello sciopero è dunque chiedere un unico decreto, con Taranto al centro. “Un decreto in cui ai lavoratori venga riconosciuto di aver lavorato con sostanze nocive e quindi che venga dato un bonus sugli anni della pensione – va avanti Rizzo -. Un progetto serio dunque per Taranto, lontano dalle grandi industrie inquinanti come Ilva che in questo momento continua a produrre dati spaventosi dal punto di vista salute e ambiente”.


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