Sanremo 2020, così il talento di Diodato s’è fatto strada…

Sanremo 2020, così il talento di Diodato s’è fatto strada…

Ci sono i favoriti, gli outsider e le sorprese da mettere in conto alla vigilia di qualsiasi Giro d’Italia. Sanremo è un po’ così, in una settimana anziché tre, ma è proprio così. Chiedetelo ad Ultimo, che forse ancora si domanda da quale lato del rettilineo sbucò Mahmood l’anno scorso, a dieci metri dall’arrivo.


Diodato fa parte di una quarta categoria: quelli bravi dalla zampata vincente. Lunedì si è presentato sul palco di Sanremo forte di due buoni precedenti e di un crescendo generale che in pochi anni lo ha portato a firmare la sigla di chiusura dell’ultimo pezzo di Ozpetek, per dirne una. Insomma, rassegna stampa lusinghiera e addetti ai lavori positivi nei riguardi del tarantino che “ambisce al premio della critica”, s’è detto e scritto sino a mercoledì scorso. Premio che a Sanremo è qualcosa a metà tra l’oro e l’argento olimpico: non male. Accade però che si vada sul palco, e lo si faccia in diretta, tutte le sere. E poi ci sono le interviste, gli aneddoti dove conta ciò che dici, chi sei, come ti poni. Tutti ingredienti che vanno in minestra.  E il pubblico osserva, analizza, scruta, assaggia, ascolta e sente l’odore delle note che funzionano già. Guarda i cantanti negli occhi, comincia ad optare. Scarta e mette da parte. E stasera c’è tappeto di empatia sotto la voce inconfondibile del bell’Antonio (sì perché a parte il talento, dalla sua c’ha pure lo sguardo dolce del ragazzo  educato, e infatti lo è). Giorno dopo giorno, all’Ariston, le quotazioni sono infatti salite:  i 24mila baci con la Zilli giovedì  hanno bucato il video e la vittoria di tappa di ieri  (dolomitica, di quelle che fanno classifica,  morale e  mettono pressione ai papabili in rosa) hanno consegnato alla storia di Sanremo 2020 una pedalata sorniona,  di classe, come quei passisti che fecero l’impresa. E infatti la stampa lo ha incoronato. Né uomo sprint né scalatore, Diodato è un dunque finisseur:  imprevedibile su qualsiasi percorso, leale al suo stile, fedele alla musica che ama, carico di acuti,  lavoro e talento. Va in fuga prima che altri possano imporre il rimo alla gara. E ci prova. 



La canzone che ha portato all’Ariston è bella, non come la Meravigliosa scritta per Ozpetek – e come altre di un repertorio che invito a scoprire – ma è bella e che quella di Antonio si conferma davanti ad un televisore su due accesi  (perché di questo stiamo parlando, del 50% di ascolti medi) la voce più interessante tra quelle emergenti in Italia. Perché Diodato canta. E canta bene. E’ poi è un tarantino che lavora e fa bene ciò che voleva fare sin da bambino. Ha studiato per farlo. Ed in ogni cosa porta con sé Taranto.  Come tutti, ovunque, ognuno nel proprio settore, quando le radici sono così robuste e profonde da risultare inestirpabili.  Comincia così, al di là della classifica di questa notte, il raccolto di un talento ben seminato.  Per la terza volta è a Sanremo, si è attestato nel panorama musicale nazionale e in agenda c’è spazio per la sua terra. Vedi “#unomaggio (by Liberi e Pensanti) di cui è direttore artistico con Michele Riondino e Roy Paci.

Forza Antonio, meriti tanto perché sei bravo ❗️ Comunque vada, è già un successo. Ma quel podio è a tre minuti di pedalata. Proviamoci. 

 


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