Scippo sulla sanità a Taranto… “accozzaglia” di indignados

Il Senato rimedierà al pasticcio dei 50 milioni per la sanità tarantina improvvisamente e misteriosamente scomparsi dalla legge di Stabilità? Finchè c’è bicameralismo, c’è speranza. Intanto, la vicenda sembra aver messo d’accordo posizioni e punti di vista solitamente distanti. Per Renzi sarebbe un’altra “accozzaglia”, ma forse è il sintomo di un cambiamento in corso in cui le differenze diventano meno ideologiche e più aderenti alla sostanza, al di là di colori di appartenenza. Dall’imprenditore Antonio Caramia, alla Fiom Cgil, dal M5S a Peacelink, ecco una carrellata di commenti sulla vicenda.


Antonio Caramia (imprenditore, già Confindustria): “Alle favole del governo Renzi non ho mai creduto e per questo non mi sorprende la clamorosa brutta figura sui 50 milioni di euro destinati al miglioramento della sanità tarantina. Resta il fatto che Taranto e i suoi cittadini hanno subito un’umiliazione pesantissima da questo governo, dai partiti che lo compongono e dai suoi rappresentanti sul nostro territorio. Ogni giorno Taranto viene offesa da una fabbrica (tenuta in vita artificialmente a colpi di decreti legge), che sparge i suoi veleni tra lavoratori e cittadini. Una fabbrica, lo ripeterò fino alla noia, che va chiusa senza se e senza ma. Quando il Parlamento è stato chiamato a convertire in legge ben dieci decreti salva-Ilva, tutto è sempre filato liscio, senza alcun intoppo. Anzi, l’approvazione è stata talmente veloce, che se il Parlamento funzionasse sempre così, sarebbe tra i più efficienti del mondo.
La stessa solerzia scompare, però, quando Governo e Parlamento si occupano della salute dei tarantini in un territorio con picchi di malattie neoplastiche, respiratorie, cardiovascolari, strettamente connesse all’inquinamento ambientale e con un gravissimo deficit di posti letto, carenze di personale e strutture adeguate. I 50 milioni non avrebbero risolto questa emergenza, sarebbero stati solo una goccia nell’oceano di disservizi di un sistema sanitario allo sfascio. Ma Renzi ed i suoi proconsoli hanno deciso che Taranto non merita nemmeno questo. Ridicola è la tardiva indignazione di quanti fino a ieri marciavano allineati e coperti dietro il premier e oggi fingono di prendere le distanze, forse, solo per salvarsi dal tracollo elettorale che inevitabilmente colpirà il Pd nei prossimi mesi.
Ma l’aspetto veramente paradossale della vicenda è vedere come esponenti del Governo e della maggioranza tentino di rassicurare i tarantini, promettendo che l’emendamento scomparso sarà recuperato nella lettura della legge di Bilancio in Senato. Insomma, proprio chi vuole cancellare il bicameralismo perfetto dalla Costituzione, ci si aggrappa disperatamente nel tentativo di salvare la faccia. Tutto questo è inaccettabile, patetico ed offensivo per Taranto”.



M5S – Meetup Amici di Beppe Grillo: “Il governo Renzi dimentica i bambini e gli ammalati di Taranto, riduce a questione “localistica” un’emergenza sanitaria che è conseguenza dell’inquinamento provocato dall’Ilva dei Riva e dalla complicità dello Stato, promette un emendamento che destinava 50 milioni di euro alla sanità pugliese nella legge di Bilancio -una promessa fatta ai deputati PD- salvo poi non mantenerla e far sparire i 50 milioni. Sicuramente un bluff che può fare solo il gioco del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nella sua lotta di potere contro il premier.
Quei soldi -si aspetta comunque il passaggio al Senato- sono necessari ad attuare interventi su strutture e personale per rispondere ai numeri spaventosi, tra ammalati e morti, provocati dai veleni e dal minerale che si deposita nelle case e nei polmoni dei cittadini della nostra città. Il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” sottolinea l’inadeguatezza politica e morale di questo Pd, un partito che ha condannato Taranto e la sua gente senza scrupoli, votando dieci decreti per salvare una fabbrica che produce acciaio e sangue, dimenticandosi di centinaia di famiglie che soffrono e sono costrette a chiedere diritti, come quello di curarsi, che dovrebbero essere invece garantiti.
La follia di questo governo, di un Renzi manovrato dalle lobby, troverà il suo apice nel referendum costituzionale del 4 dicembre. Voteremo “No” anche per questo, perché non possiamo più tollerare i ciarlatani che a Taranto calpestano impunemente la Costituzione ogni giorno”.

Fiom Cgil: “Ancora una volta registriamo un disinteresse del Governo nei confronti della città di Taranto, manifestatosi con la bocciatura dell’emendamento (50 milioni di euro) in Commissione Bilancio che doveva prevedere una deroga al decreto ministeriale n. 70 sull’emergenza sanitaria in cui versa il territorio jonico. Per quanto accaduto in Commissione Bilancio, nella Camera dei Deputati, in questi giorni il Governo dà prova di non impegnarsi concretamente nella complicata fase della vertenza Ilva, della relativa presentazione dei due piani ambientali, al momento fermi al giudizio del Ministero dell’Ambiente, e del trasferimento degli asset a una delle cordate.
La Fiom Cgil ha più volte espresso la necessità di avviare un confronto serrato con il Governo e i Commissari per affrontare le emergenze non solo ambientali e sanitarie, ma anche di tenuta occupazionale di un territorio fortemente in crisi che rischia il collasso. Il Governo, oltre i consueti proclami, deve attivarsi concretamente per farsi trovare pronto alle scadenze imminenti relative ad una mancanza di liquidità che rischia di far saltare il sistema delle ditte di appalto, che proprio in questi giorni cominciano a lanciare chiari segnali ai lavoratori di indisponibilità a garantire le retribuzioni maturate ad oggi. Riteniamo fondamentale che il Governo si impegni a ripristinare l’emendamento bocciato necessario a implementare il personale del servizio sanitario, l’acquisto di materiale di consumo, attrezzature e attività diagnostiche di primo e secondo livello e affronti, così come segnalato dalla Fiom al Ministero dell’Ambiente e del Lavoro, l’emergenza amianto”.

PeaceLink: “Un’ennesima scelta sciagurata contro la città di Taranto. Parliamo del taglio di cinquanta milioni di euro che un emendamento includeva nella Legge di stabilità. A Taranto e provincia ci si ammala di più e si muore di più. A Taranto vi è un +54% di bambini malati di cancro rispetto alla media regionale.
Taranto da anni è priva di servizi necessari a causa dell’emergenza sanitaria già conosciuta e del picco di tumori che gli epidemiologi paventano per gli anni a venire.
A Taranto è difficile curarsi perché vi è un gap di posti letto in relazione ai residenti rispetto alle altre province pugliesi. La Regione è stata commissariata in materia di sanità ed è costretta a tagliare ospedali e spesa sanitaria. L’emendamento bocciato aveva lo scopo di riequilibrare l’offerta di servizi ospedalieri. Era in fondo un semplice atto di giustizia verso un territorio così martoriato. Cinquanta milioni di euro erano in fondo poca cosa rispetto a quanto servirebbe. Ma anche quello è stato negato.
La giustificazione con cui è stato tolto di mezzo l’emendamento per migliorare la sanità a Tarantoè che “non era stato autorizzato da Palazzo Chigi”. Quindi i tarantini non sono autorizzati da Palazzo Chigi a ricevere cure migliori nel ben mezzo di un disastro ambientale e sanitario. Tutto questo ha un nome e una definizione: razzismo ambientale. In un’altra città italiana non avrebbe osato tanto. Lo fa sapendo di avere di fronte una città in ginocchio. Il governo di copre di ignominia e di vergogna privando i suoi cittadini di cure adeguate.
Negare le cure sanitarie significa negare un aiuto umanitario. Non viene neppure alleviato un danno creato da governi di vario orientamento in anni e anni di incuria se non addirittura di complicità.
I tarantini da tempo non sono considerati cittadini ma sudditi privi di tutela. Devono tenersi l’inquinamento e in più non possono curarsi. E’ inaccettabile che l’emendamento a firma (si badi bene) di parlamentari Pd non abbia avuto il benestare del loro stesso governo. E’ possibile che il Senato corregga il tiro se ci sarà un’adeguata pressione popolare. Invitiamo i tarantini a far sentire la loro voce. Invitiamo i senatori a non ratificare un provvedimento punitivo. Infine ricordiamo che se non si elimina la fonte dell’inquinamento, non si tutela la salute dei tarantini. Urgono soluzioni rapide e definitive: la messa in sicurezza della falda, la chiusura dell’Ilva e un piano B di riconversione che parta dalle bonifiche dei terreni contaminati”.



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