Smart working e covid-19, cosa resterà dopo l’emergenza?

Smart working e covid-19, cosa resterà dopo l’emergenza?

Tutte le grandi crisi, in qualche misura, segnano l’avvio di profonde trasformazioni della società. Sarà così anche per il covid-19? Su questo sfondo si innesta la riflessione di Fabio Rizzo, commercialista, titolare dello studio omonimo, che si interroga sui cambiamenti nel mondo del lavoro. Ecco il testo.


“Il Covid-19 ha modificato le abitudini di lavoro, aprendo uno squarcio sulla pratica dello smart working anche nell’ambito manageriale e dei capi d’impresa. Il sistema imprenditoriale si trova ora davanti a un bivio: avviare una riorganizzazione strutturata con l’adozione tecnologica di un nuovo sistema di lavoro, oppure il ritorno alla tradizione, una volta superata questa fase.



Stando alle informazioni fornite dalle Fondazioni Et Labora, Ikaros e Jobs Academy, attive nell’area del Bergamasco, duramente colpita dalla crisi epidemica, lo smart working ha potenzialità sia in termini di produttività del lavoro, sia in termini di riduzione dei costi (canoni di locazione, costi energetici, riduzione degli spazi, ridotta mobilità del personale) che necessita, però, di una evoluta forma di gestione manageriale.

L’eventuale riorganizzazione del sistema lavoro all’interno di una impresa dovrà basarsi sul “perché” cambiare mentalità. Quanti manager saranno disposti a far lavorare con un parametro diverso dalle ore di lavoro? Quanti dipendenti saranno disposti a lavorare con il parametro degli obiettivi? Per questo sarà fondamentale la capacità dei manager e dei capi d’impresa di coinvolgere il personale negli obiettivi dell’azienda. Col lavoratore a distanza, la produttività può migliorare solo in presenza di un efficace processo motivazionale non paragonabile al sistema tradizionale incentrato, prevalentemente, sul “controllo” nella sede di lavoro.

Il direttore generale della Fondazione Et Labora William Di Marco, sostiene che, come ogni cosa, lo smart working non va inteso come la soluzione di ogni problema. Uno dei limiti del lavoro a distanza potrebbe essere l’assenza o, comunque, la carenza di brainstorming, cioè della chimica del contatto dal vivo. A questa osservazione si potrebbe rispondere prevedendo con frequenza ciclica e in modo funzionale, riunioni fisiche per consolidare la coesione del gruppo nel raggiungimento degli obiettivi.


In ogni caso, l’emergenza covid sembra aver accelerato un percorso che ci pone dinanzi ad una realtà profondamente modificata. Per affrontare questa nuova condizione occorrono una mentalità rinnovata e un’importante diversa capacità di organizzazione dei processi e dei flussi, in grado di misurare l’effettiva produttività del lavoro. Si tratta di qualità essenziali per trasformare un fattore contingente e straordinario in una (ri)strutturazione gestionale innovativa e prestazionale nel lungo periodo”.
Fabio Rizzo


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