Taranto, a Tamburi impossibile fare la differenziata

Da giorni il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno costringe i tarantini ad assistere (piuttosto scocciati ormai, ndr), all’ennesima pantomina sull’azzeramento e sul varo di nuove giunte comunali. Assistiamo alla sottoscrizione di documenti programmatici talmente vasti che non basterebbe un’intera legislatura per portarli a termine. Insomma, la pazienza dei tarantini sta per finire e, per fortuna, anche il mandato del primo cittadino. Intanto, mentre Stefàno vive il suo fantastico mondo, muove le pedine, annuncia dimissioni, scrive letterine e sventola ordinanze che non firmerà mai, la città si confronta ogni giorno con piccoli e grandi problemi come quello segnalato da Legambiente Taranto al rione Tamburi.


Taranto è maglia nera per la raccolta differenziata. Nel capoluogo ionico la percentuale non arriva al 15%, quel poco di differenziata che viene effettuata, è merito di cittadini volenterosi, non certo del (dis)servizio dell’azienda d’igiene urbana. Emblematico è quanto accade al rione Tamburi. Da alcuni mesi è chiusa  l’isola ecologica dell’Amiu in piazza Madonna di Pompei, destinata al conferimento della raccolta differenziata di carta, plastica, metalli leggeri, vetro e olii vegetali esausti.



A denunciarlo è Legambiente Taranto. Sul sito dell’Amiu nessuna informazione ad eccezione di un sintetico avviso che informa che la struttura è “temporaneamente chiusa al pubblico”. Nessun accenno alla data di riapertura. Ai cittadini che telefonano, gli operatori dell’Amiu forniscono rassicurazioni sul carattere temporaneo della chiusura del punto di raccolta, ma nessuno sa dire quando riaprirà.

“Una situazione perlomeno incresciosa – scrive Legambiente – che diventa grave se la si unisce ad un altro dato di fatto: nel quartiere Tamburi da mesi non ci sono più i contenitori per la raccolta differenziata; quelli preesistenti sono stati ritirati per essere sostituiti ma, anche in questo caso, non si sa quando. Ancora una volta, a Taranto, vengono penalizzati i cittadini che si impegnano per combattere il degrado ambientale di questa città, che fanno la raccolta differenziata, separano il vetro dalla carta o dalla plastica, utilizzano un contenitore specifico per i rifiuti indifferenziati e poi sono costretti, per conferire ciò che hanno raccolto separatamente, a prendere la propria auto e recarsi in un altro quartiere. E’ facile immaginare che molti rinuncino a fare la raccolta differenziata magari dicendosi che, evidentemente, per il Comune di Taranto nel quartiere Tamburi non è utile farla, anzi forse è dannosa. Siamo convinti che la coscienza ecologica di una città e della sua Amministrazione si misuri anche dalla cura per le piccole cose. Questa è una piccola cosa, in cui sarebbe relativamente semplice per l’Amministrazione Comunale incoraggiare la parte attiva di Taranto, quella che ama la città e si adopera per renderla migliore; non farlo è un segno d’indifferenza oltre a costituire un implicito premio per quelli che, eufemisticamente, potremmo definire “i disinteressati”, per chi considera la città una cosa d’altri”.

“E’ troppo chiedere a questa Amministrazione di sapere quando tornerà in funzione l’Isola Ecologica dell’Amiu in piazza Madonna di Pompei? – scrive Legambiente – E’ troppo chiedere che anche ai Tamburi venga collocato un numero di cassonetti per la differenziata adeguato al numero degli abitanti del quartiere? E’ troppo chiedere che tutto ciò avvenga in tempi brevi e non biblici?
La raccolta differenziata del Comune di Taranto, secondo i dati che il Comune dichiara e che sul portale ambientale della regione sono fermi a giugno, è sempre solo al 16%. Non sono disponibili i dati del Catasto rifiuti Ispra, che nel 2014 indicavano una raccolta differenziata all’11,24%, più bassa di oltre l’1% rispetto all’autodichiarato, presumibilmente a causa dello scarto sulla selezione della raccolta differenziata mista -carta, metallo e plastica; a scarto costante, la raccolta differenziata di Taranto sarebbe oggi inferiore al 15%. Qualcuno batta un colpo”.



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