Taranto, acque reflue per il siderurgico. Legambiente: incredibili ritardi

Taranto, acque reflue per il siderurgico. Legambiente: incredibili ritardi

“Dalla pubblicazione dell’AIA del 2011, in cui fu inserita una prescrizione che sanciva l’obbligo per l’azienda siderurgica di utilizzare prioritariamente le acque affinate dei depuratori Gennarini e Bellavista, sono quasi passati: cosa è stato fatto da allora? Nulla, è una vergogna”. Lo dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto intervenendo sull’antica e, purtroppo, irrisolta vicenda relativa all’utilizzo delle acque reflue del depuratore Gennerini per il centro siderurgico di Taranto.


“Sulla stampa si legge l’annuncio che ci vorrebbero 10 anni per realizzare il progetto – spiega una nota stampa di Legambiente – e che si starebbe valutando una soluzione alternativa con la costruzione di un dissalatore per uso industriale ed il completamento dell’impianto di depurazione per l’utilizzo delle acque reflue da destinare però ad uso agricolo”.



“Dieci anni? – scrive incredula la responsabile di Legambiente Taranto -L’azienda, fin dai tempi dei Riva, si è sempre opposta sostenendo di non poter utilizzare le acque reflue perché inadeguate ai propri impianti, ma tale uso è attestato in altri stabilimenti siderurgici tra cui quello di Piombino e dunque il rifiuto opposto era del tutto pretestuoso. L’azienda ha anche intentato e perso un ricorso presso il Tar di Lecce, avverso il quale Legambiente si costituì ad opponendum. Ma i Governi succedutisi da allora ad oggi, la Regione, la Provincia, Acquedotto Pugliese, cosa hanno fatto per attuare e far attuare la prescrizione del 2011? Tutti, controllori e controllati, perché sinora non hanno agito?”

Legambiente così ricostruisce la vicenda. “Il Piano Ambientale del 2014 fissò in 24 mesi dalla stipula dei previsti accordi con la Regione Puglia (necessari per disciplinare ai sensi del DM 185/03 le modalità di gestione degli impianti e la relativa contribuzione annuale fissa al costo di gestione a carico dell’azienda) i tempi di esecuzione dell’intervento. All’epoca si sono dati numeri al lotto? Legambiente ritiene di no e continua a chiedere di rendere pubblici progetti e valutazioni e di spiegare perché, in tutti questi anni, nessuno abbia contestato le tempistiche stabilite dal Piano del 2014 o, se mai lo ha fatto, di rendere pubbliche, e valutabili, anche da chi ha redatto quel Piano Ambientale, le sue contestazioni. Su che basi oggi si parla di dieci anni, quando prima si riteneva ne bastassero due? Chi risponde dei soldi già spesi? Chi decide che il nuovo progetto è migliore del vecchio? Chi garantisce che cambiare progetto non si tradurrà in un nuovo, ulteriore spreco di acqua, denaro e tempo? Sono domande semplici che richiedono una risposta trasparente”.

Intanto, spiega l’associazione ambientalista “è passato più di un quarto di secolo dall’inizio di questa storia: il tempo è scaduto, non si può rimettere continuamente tutto in discussione senza arrivare mai ad una conclusione; è dal lontano 1994 che fu finanziata, e successivamente realizzata con lavori ultimati nel 1997, la condotta che doveva portare le acque affinate dei depuratori Gennarini e Bellavista allo stabilimento siderurgico di Taranto per essere utilizzate nei processi di raffreddamento degli impianti. Sono state spese ingenti somme pubbliche e altre ne dovranno essere spese: gli Enti pubblici interessati pongano fine alle lungaggini intollerabili che hanno caratterizzato questa vicenda ed accelerino per giungere nel più breve tempo possibile al completamento degli impianti”.


“Legambiente ritiene importante – si legge nella nota stampa – far cessare al più presto l’uso industriale delle acque del Tara e del Sinni (prelevate in ingenti quantità dall’ex Ilva, e strategiche per garantire l’approvvigionamento idrico) e ribadisce la necessità che sia privilegiato il riuso delle acque reflue depurate per usi industriali e irrigui, liberando la città di Taranto –tra l’altro- dalle problematiche collegate al malfunzionamento della condotta sottomarina del depuratore Gennarini. Riteniamo assolutamente discutibili, oltre che insufficienti, le pochissime informazioni fornite all’opinione pubblica e chiediamo pertanto che si confermi l’adeguamento dell’impianto di depurazione ai fini degli usi industriali, evitando lo spreco di denaro pubblico connesso al mancato utilizzo delle opere già realizzate sinora – conclude la presidente di Legambiente Taranto – Insomma si attuino le disposizioni del Piano Ambientale in vigore, altro che chiederne la modifica al Ministero dell’Ambiente”.


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