Taranto, Arcelor Mittal chiede altre 5 settimane di cassa integrazione per covid

Taranto, Arcelor Mittal chiede altre 5 settimane di cassa integrazione per covid

L’epidemia covid va spegnendosi, ma per Arcelor Mittal è ancora emergenza sanitaria. L’azienda siderurgica ha chiesto la proroga della cassa integrazione ordinaria per covid, per altre cinque settimane, per 8173 unità pari all’intero organico dello stabilimento di Taranto.


La comunicazione è avvenuta oggi durante un incontro con i sindacati. “L’azienda – scrivono Fim, Fiom, Uilm in una nota stampa – ha comunicato che la cigo si rende necessaria per la fase complicata che si sta attraversando in riferimento all’emergenza sanitaria che ha causato una caduta degli ordini attuali e futuri. L’azienda continua a trincerarsi dietro la problematica Covid-19 ed evita un confronto in merito alle problematiche esposte”.



Fim, Fiom e Uilm ritengono “necessario – prosegue la nota stampa – affrontare l’annosa questione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie visto che attualmente il 90% del personale delle manutenzioni centrali è in cassa integrazione. Inoltre abbiamo chiesto un’integrazione salariale attraverso il recupero di una parte degli sgravi fiscali, messi a disposizione dal governo per le aziende che utilizzano l’ammortizzatore sociale con causale Covid-19”. Infine, i sindacati hanno chiesto “incontri specifici per area per affrontare il tema della rotazione del personale, ove possibile, a parità di professionalità ed impianti similari”. Su questo argomento nei prossimi giorni si svolgeranno confronti specifici con le Rsu.

Fortemente critico il giudizio di Usb Taranto. “L’azienda continua a chiedere – si legge in un documento del coordinamento provinciale – risorse pubbliche per portare avanti in maniera sconclusionata la gestione dello stabilimento siderurgico. Nessun accordo è scaturito dal confronto tenuto oggi in tarda mattinata con la multinazionale. L’Usb è fermamente convinta, non certamente da oggi, della impossibilità di collaborare con il gruppo franco-indiano. Non ci sono margini di discussione, non esiste percorso condiviso che si possa avviare e portare avanti. A dir poco preoccupanti le odierne dichiarazioni dell’ingegnere Ferrucci, che ha serenamente ammesso: Il peggio deve ancora venire”.

“Se le premesse sono queste – prosegue l’Usb di Taranto – non possiamo che aspettarci uno sciagurato piano industriale. A questo punto, mentre gli altri cercano ancora di capire le intenzioni della multinazionale, noi siamo certi che così non si può andare avanti: la fabbrica va messa sicurezza con l’intervento dello Stato per garantire la continuità lavorativa ai dipendenti diretti e dell’appalto. L’unica strada è l’accordo di programma con la riconversione industriale. Proprio oggi, inoltre, abbiamo appreso, che verrà aperto un tavolo sulla siderurgia nazionale al fine di consentire al Governo di entrare direttamente nella gestione di tutte le grandi vertenze tra cui appunto quella dello stabilimento tarantino”.



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