Taranto, ArcelorMittal ferma l’Accaieria 1 e manda in “cassa” altri 250 operai

Taranto, ArcelorMittal ferma l’Accaieria 1 e manda in “cassa” altri 250 operai

Dal 23 gennaio 2020 prende avvio un nuovo periodo di cassa integrazione ordinaria nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Lo ha comunicato la direzione aziendale durante l’incontro con i sindacati in ordine ai nuovi assetti di marcia dell’Acciaieria.


Secondo quanto comunicato da ArcelorMittal i nuovi assetti produttivi dell’area acciaieria sono determinati da una scarso approvviggionamento di materie prime e dall’attuale capacità produttiva legata alle commesse.
L’azienda ha, pertanto, disposto la fermata di ACC/1, spostando parte della stessa produzione in ACC/2 che passerebbe da 2 a 3 convertitori in marcia. Questo cambiamento provoca una riduzione di personale da 477 a 227 unità determinando la collocazione di 250 lavoratori in Cassa integrazione ordinaria (Cigo).



“L’azienda – spiega una nota stama di Fim, Fiom, Uilm – ha ribadito la necessità di mantenere i presidi per la quasi totalità della manutenzione e del personale necessario di esercizio per garantire, in entrambi i casi, la salvaguardia impiantistica propedeutica alla ripartenza dell’impianto.  Inoltre, una parte del personale di esercizio di ACC/1, formato e informato, verrà impiegato in ACC/2 a saturazione organico. I lavoratori coinvolti al momentaneo trasferimento in Acc/2 saranno i seguenti:
Gruisti – Addetti Muraria – Addetto Siviere – Piattaformisti – Addetto Affinazione”. 

I nuovi assetti produttivi, comunicati da Arcelor Mittal, partiranno dal prossimo giovedì 23 gennaio con l’ACC/2 a pieno regime e con una previsione di fermata di circa 2 mesi fino al 31 marzo 2020. Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la propria contrarietà a tale decisione aziendale in quanto ritengono che il momentaneo trasferimento della produzione su ACC/2, rispetto all’attuale assetto di marcia, possa creare possibili ripercussioni dal punto di vista della sicurezza e dell’ambiente. I sindacati, inoltre, ritengono “inaccettabile tale scelta da parte di Arcelor Mittal in quanto, ad oggi, non vi è un piano industriale condiviso con il Governo e le organizzazioni sindacali e, pertanto, chiediamo l’immediata sospensione dell’iniziativa unilaterale della multinazionale”.

Fortemente critico il giudizio dell’Usb. “Questi ulteriori 250 esuberi che approderanno in cassa integrazione – si legge in una nota del coordinamento ArcelorMittal – rappresentano una ulteriore azione violenta da parte del gestore nei confronti dei lavoratori e una speculazione sulle casse pubbliche italiane. Tutto ciò comporta, dal punto di vista tecnico, un rischio che compromette la sicurezza perché il nuovo assetto produttivo spingerà al massimo il regime produttivo degli impianti dell’acciaieria2 che dovrà produrre da sola ciò che prima veniva prodotto con due acciaierie.


Gli impianti dell’acciaieria2 non godono di una manutenzione ordinaria e questo nuovo assetto produttivo azzardato comprometterà anche l’aspetto ambientale perché aumenteranno le emissioni fuggitive e non convogliate derivanti la marcia dei tre forni dell’acciaieria2. Il sindacato USB, dopo le dovute convocazioni dei lavoratori nelle assemblee di fabbrica reagirà a questo ennesimo schiaffo con una dura opposizione per tutelare i diritti dei lavoratori, compresi quelli dell’indotto”.

Sempre in tema di cassa integrazione si registra una denuncia all’Inps e alla Direzione provinciale del lavoro, da parte di Giuseppe Romano e Francesco Brigati, rispettivamente segreterio generale e componente della segreteria della Fiom Cgil di Taranto. “Il 26 settembre 2019 – scrivono i due sindacalisti – l’azienda e le organizzazioni sindacali avevano trovato un’intesa per migliorare e normare la rotazione bisettimanale del personale, già programmata, per mansioni fungibili e di immediata impiegabilità nei reparti interessati quali il TNA/1, PLA/2, ERW.

A distanza di settimane, esattamente il 14 novembre 2019, Arcelor Mittal ha disatteso gli impegni sottoscritti con le organizzazioni sindacali firmatarie ed ha operato scelte unilaterali in contrapposizione a quanto convenuto con le parti sociali. Infatti, Arcelor Mittal, in data 5 dicembre 2019, ha inviato alle organizzazioni sindacali la richiesta di proroga di CIGO per ulteriori 13 settimane, avviata lo scorso 02.07.2019, senza che vi sia stato un accordo tra le parti sociali e l’azienda”.

“In riferimento alla procedura di CIGO del 5 dicembre – proseguono Romano e Brigati – abbiamo da subito riscontrato delle anomalie
sull’utilizzo dell’ammortizzatore sociale a partire dalla mancata rotazione programmata del personale. Inoltre, abbiamo riscontrato problemi per le manutenzioni centrali e altri reparti di manutenzione elettrica e meccanica dislocati presso gli impianti attualmente in marcia, come nel caso del reparto SOTTOPRODOTTI, DTA-ENE, Man/ACC e Man/Afo, dove viene programmata la cassa integrazione in presenza di ditte di appalto che svolgono le stesse attività dei lavoratori sociali, utilizzando, pertanto, impropriamente gli ammortizzatori sociali. Nello specifico, presso il reparto TNA/2, abbiamo una presenza stabile di personale di una ditta
dell’appalto che, di fatto, effettua le stesse attività di manutenzione meccanica svolte dai lavoratori sociali che puntualmente Arcelor Mittal continua a far utilizzare impropriamente l’ammortizzatore sociale CIGO. Anche nel reparto OFE MEL (officina elettrica – manutenzione centrale) continuano ad essere affidate a terzi le attività relative ai motori elettrici con una presenza di circa il 20% del personale sociale in cassa integrazione”.

“Riteniamo, pertanto, necessario  – si legge ancora nel documento della Fiom Cgil – un intervento immediato da parte di INPS Taranto per evitare che si continui ad utilizzare impropriamente, in alcune aree dello stabilimento, un ammortizzatore sociale utile ad Arcelor Mittal a trarne semplicemente un beneficio sul costo del lavoro a discapito dei
lavoratori. A tal scopo ci rendiamo disponibili affinché finalmente si possa fare luce su una vicenda che non può rimanere in sospeso e che necessita di risposte certe da parte degli organi di controllo”.


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