“Taranto, città… dell’altro mondo”

Da città del mondo, importante e strategica, a città dell’altro mondo a causa delle malattie e dei morti causati dall’inquinamento industriale. E’ questa la paradossale e terribile parabola cui è destinata Taranto? A chiederselo è Antonio Caramia, già presidente provinciale di Confindustria e vicepresidente regionale degli industriali pugliesi. Ecco cosa scrive.


Taranto città del mondo, recitava lo slogan dell’assemblea provinciale di Confindustria conclusa dal presidente Vincenzo Boccia. Sicuramente Taranto vanta una posizione strategica e da questo deriva la sua centralità nello scacchiere nazionale ed internazionale; un’importanza che arriva da lontano come ci insegna la storia millenaria della nostra città. Taranto, però, rischia di diventare città dell’altro mondo, se non fermiamo immediatamente le malattie, le morti, gli infortuni causati dalla produzione di acciaio. L’Ilva di Taranto va chiusa senza se e senza ma. Quell’immenso, pachidermico stabilimento, è un malato agonizzante. Tenerlo in vita significa dissipare ingenti risorse pubbliche e private, senza la certezza di porre fine ad un inquinamento strettamente correlato alla produzione di acciaio. Più produce, quella fabbrica, più uccide. Questo dicono i recenti studi sanitari in materia”.


Antonio Caramia

Antonio Caramia

Secondo Caramia “non è più tempo di tatticismi e di mezze verità. Bisogna avere la lucidità necessaria per considerare la questione nel suo complesso: chiusura dell’Ilva e riconversione economica del territorio. E’ un percorso che la comunità ionica deve rivendicare con forza. Taranto per oltre un secolo è stata assecondata alla “ragion di Stato” per effetto di quella strategicità che l’ha resa prima la più importante
base navale militare d’Italia e, successivamente, il polo siderurgico più grande d’Europa. La collettività ionica in tutte le sue componenti è chiamata ad una prova di coraggio, il coraggio della ragione per intraprendere quel cambiamento che è l’unica possibilità di salvezza”.

Caramia si racconta e si rivolge ai suoi colleghi. “Faccio l’imprenditore dal ’62 – scrive – e ritengo che gli imprenditori debbano avere la capacità di guardare al futuro, di svolgere un ruolo guida. L’imprenditore è un soggetto dinamico, non procede per inerzia subendo gli eventi, li immagina e li traduce in realtà. Il momento storico che attraversa la nostra città è sicuramente critico ma, allo stesso tempo foriero di nuove occasioni. Faccio mie le parole pronunciate da Eva Degl’Innocenti, direttrice del MarTa, in una recente intervista: Taranto oggi vive una svolta epocale. Questa è una città-opportunità che ha la possibilità di creare una grande progettazione, di diventare un laboratorio di livello internazionale. A patto, però, che ci sia una progettualità seria, fondata sulla partecipazione”.


L’ex presidente degli industriali sintetizza il concetto. “Opportunità, progettualità, partecipazione. Su questi tre pilastri si può edificare la Taranto del futuro che deve riscoprire e far brillare di nuova luce i suoi ori che non sono solo i bellissimi monili esposti nelle bacheche del museo, ma le filiere del mare e dell’agro-industria, le risorse paesaggistiche, le vestigia della nostra storia millenaria, la cultura, il porto, l’artigianato di qualità, l’industria innovativa, il turismo. Una nuova stagione in cui Taranto sia, finalmente, risanata e bonificata, in tutti i sensi, e possa ambire a diventare… città del nuovo mondo”.


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