Taranto, città immobile. Sostiene Prontera…

Sostiene Prontera che Taranto è città immobile.


E come dar torto al presidente uscente degli architetti ionici. Scade il suo mandato, quest’anno, e scade quello del sindaco. Il primo ha più volte cercato il secondo, in questi anni. In verità, a cercare il sindaco sono stati in tanti. Spesso inutilmente, c’è chi gli ha parlato vivendo la sensazione di non essere ascoltato.



Ma Ezio Stefano va compreso.  E’ stato spesso occupato nelle cucine infarinate del primo piano di Palazzo di Città. Provate voi  a rimpastare decine di volte la stessa Giunta; a districare matasse tra congelatori di deleghe e melasse di lettere da spedire a chiunque potesse fare qualcosa per la città. Provate voi ad amministrate un ente con il carisma di un capo condomino e una maggioranza da condominio litigioso.

Ricordate l’ultimo scritto della rassegna epistolare? La lettera al ministro della Sanità (primi giorni di ottobre) legata all’ordinanza “già pronta” di chiusura dell’Ilva in caso di mancata risposta sui quesiti ispirati dalla denuncia pubblica del governatore Emiliano (che a sua volta citava l’ultimo studio sul veleno di Taranto).

Com’è noto, quella risposta arrivò tanti giorni dopo i sette che il sindaco s’era dato come soglia massima di pazienza. E arrivò anche parziale, la risposta per lui esaustiva. Nel senso che al sindaco era bastato sapere che non v’era risposta (in prima battuta) per stare sereno e darsi pace.


Un stato dell’anima  poi agevolato dalla pubblicazione di un altro studio, ministeriale appunto, sugli effetti sanitari della produzione di acciaio. Uno studio che di fatto non smentiva l’altro. Ma la risposta era arrivata. E tanto bastò al sindaco per non copiare in bella l’ordinanza “già pronta” che nessuno avrebbe più visto.

Così come non abbiamo mai visto la bozza del nuovo piano regolatore, ovvero dei documenti preliminari – ricordava stamane Prontera di fronte alla stampa tarantina –  era uno dei cardini del programma di Stefàno nel 2012, il nuovo disegno della città che avrebbe dovuto ridefinire la città ferma allo schema  Barbin-Vinciguerra di primissimi Anni settanta: ma ci si è arenati sulla revoca dell’incarico.

Nè s’è vista la bozza del piano delle coste, tantomeno dinamismo s’averte  dalle parti del concorso di idee per la Città Vecchia dove Invitalia farà tutto e il Comune ha optato per il ruolo di maggiordomo.

L’architetto Masimo Prontera ha ragione a sostenere che Taranto è immobile, ferma, e che il  pensiero rapido preceda spesso i movimenti paludosi e stanchi delle azioni amministrative.

Taranto, dal punto di vista politico, è come un corridore che si presenta ai blocchi di partenza e non attende nemmeno lo sparo del giudice. Sogna il traguardo e si gode pure gli applausi. Peccato che dai quei blocchi non riesca a staccarsi mai.

Immobile, sostiene Prontera. E come dar torto al presidente uscente degli architetti ionici.


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