Taranto, il gigante Ilva fermo per sciopero

Taranto, il gigante Ilva fermo per sciopero

Massiccia adesione allo sciopero di 24 ore dei lavoratori dell’Ilva. Una partecipazione quasi totale secondo fonti sindacali. “Gli impianti sono fermi – ci dice Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil – gli altoforni sono in preriscaldo, acciaierie e treni nastri non stanno producendo. Dalle prime ore del mattino davanti alle portinerie si svolgono le assemblee dei lavoratori e vengono distribuiti volantini”. Una calma apparente che nasconde grande preoccupazione per gli esuberi annunciati dalla nuova proprietà Am Investco (4000 in tutta Italia, 3300 solo a Taranto), che proprio questa mattina avvia il confronto con le parti sociali al ministero dello Sviluppo Economico.


Almeno per oggi non ci saranno i temuti blocchi stradali annunciati da un audio diffuso nei giorni scorsi su whatsapp finito all’attenzione delle forze dell’ordine. L’autore del messaggio è stato individuato e allontanato dal sindacato di appartenenza. L’episodio è sintomatico di quanto grande sia la tensione e  di quanto vivo sia il ricordo dei “giorni di Taranto” di luglio 2012, quando la città fu tenuta in scacco dai blocchi e dai presidi stradali incoraggiati dalla famiglia Riva, allora proprietaria dello stabilimento.



FIM CISL – La giornata è iniziata in tutti gli stabilimenti Ilva, con la mobilitazione dei lavoratori proclamata dalle organizzazioni sindacali a sostegno della trattativa – dice il segretario generale nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli – dai primi dati l’adesione a Taranto, Genova, Novi Ligure, è totale. I lavoratori hanno ben compreso che le basi su cui si
articola il piano industriale vanno radicalmente modificate, continuiamo a ribadire, come in tutti questi anni, che è possibile modificare il Piano affinché si rilanci la produzione dell’acciaio, si salvaguardi l’ambiente e si escludano licenziamenti.
In questi anni troppo tempo perso e tante incertezze hanno pregiudicato le condizioni di partenza di questa trattativa. AMInvestCo deve sapere che queste sono le nostre condizioni per andare verso un’intesa su cui anche il governo deve fare la sua parte in maniera attiva”.

FLM CUB – La Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti-Confederazione Unitaria di Base in una nota stampa chiede “una risposta dei lavoratori Ilva, forte e senza tentennamenti”. “E’necessario costruire – si legge in un documento – un fronte unitario di lotta tra lavoratori e cittadini, perseguire gli obiettivi comuni del diritto alla vita, ad un modello produttivo sano e tutelato, ad un servizio sanitario pubblico efficiente e adeguato alle necessità del territorio. Occorre un monitoraggio serio che blocchi tutte le fonti inquinanti che stanno letteralmente avvelenando il territorio”. Flm-Cub dice “no a scioperi farlocchi, no al blocco di Taranto. Blocco dello stabilimento, presidio permanente di lavoratori e cittadini davanti alla fabbrica fino al raggiungimento degli obiettivi”.

L’APPALTO ILVA – Grande preoccupazione serpeggia anche tra i 7603 lavoratori e lavoratrici dell’indotto dipendenti di circa 346 aziende. In una nota congiunta delle federazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil viene descritt la precarietà di questi lavoratori “autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese (sulla strada provinciale per Statte) per iniziare la loro avventura nello stabilimento. Addetti alle pulizie civili, pulizie industriali, manutentori, edili, carpentieri, autisti, addetti mensa, cuochi, elettricisti. Con contratti part time, interinali, a tempo determinato o indeterminato. Con la propria tuta già addosso perchè senza spogliatoi o col panino nella tasca della giacca perchè senza diritto al pasto. Vi siete mai domandati dove accadono maggiormente gli infortuni anche mortali? Naturalmente nei settori dell’Indotto. Oggi le istituzioni garantiscono che nessun lavoratore perderà un posto di lavoro, ma non parlano e garantiscono per i lavoratori e le lavoratrici dell’indotto”.


IL SINDACO MELUCCI – L’Amministrazione comunale di Taranto resterà vicina alle istanze sindacli. Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. “Nella procedura di cessione di Ilva – scrive -non c’è dubbio che siamo ad un passaggio cruciale, se non vogliamo replicare i difetti dell’insediamento dei Riva, che abbiamo tutti pagato a carissimo prezzo, non possiamo consentire sbavature e nemmeno divisioni. Sicuramente non possiamo dimenticare che trattasi di una transizione condotta dal pubblico, non tra semplici privati, motivo per cui resta grande la responsabilità del Collegio Commissariale. I ruoli vanno definiti qui ed ora. Da Sindaco, dopo aver stigmatizzato una certa superficialità di approccio al piano ambientale, sulla scorta di quanto trapela in queste ore devo richiamare alle Parti altri due nodi fondamentali: primo, gli esuberi, per altro annunciati, ma intorno alla gestione dei quali c’è ancora troppa nebbia, e la notizia sull’applicazione del Job Act per gli addetti restanti non contribuisce a tranquillizzare le trattative; secondo, le stesse modalità di trasferimento dei complessi aziendali ad Am Investco Italy, nelle quali non trova appropriato spazio la voce della Comunità e del Comune di Taranto, soggetti inspiegabilmente assenti dai tavoli del Mise e ancora in gran parte tenuti all’oscuro del vero piano industriale, che peserà sul futuro di tutti noi, in un modo o nell’altro.
Il Governo ha sempre, giustamente, considerato l’Ilva un fulcro delle proprie politiche industriali. L’acciaio, lo sappiamo, è settore strategico, a volte persino con ricadute di carattere geopolitico. E Taranto ha risposto al Paese, finora, con struggente senso del dovere, a costo di generazioni di cittadini compromessi nella salute, nella qualità della vita, nelle prospettive socio-economiche. Se si conviene su questo punto, si ha il diritto di esigere dal Governo, dai Commissari e dalla Newco comportamenti che vadano in tutt’altra direzione da quella appena mostrata. Come, per altro, sembra a tratti avvenire nei confronti di Genova.
Non è con l’azzeramento dei diritti acquisiti nel tempo dai lavoratori o con generiche rassicurazioni a mezzo stampa, nemmeno escludendo le Istituzioni locali che si raggiungerà il successo di una operazione così complessa. Tutte riflessioni rivolte nella giornata di domenica al Ministro Calenda. Il Governo ha dimostrato di tenere al futuro di Taranto, perciò mai come oggi deve far sentire al tavolo delle trattative tutto il suo peso e tutta la sua autorevolezza, proprio perché da anni va asserendo che in questa partita i diritti della salute, dell’ambiente e del lavoro devono coesistere e trovare pari dignità. Non si tratta di imporre condizioni all’imprenditore, ma di far pesare la specificità di una crisi industriale e sistemica ben lungi dall’essere superata.
Ritengo, insieme a tanti altri esperti che si sono già espressi, che il piano ambientale approvato lasci molti dubbi in merito alla qualità delle soluzioni proposte e ai tempi di intervento. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo perché non vorremmo che a queste preoccupazioni si aggiungesse un eccessivo depauperamento della forza lavoro e la mortificazione dei lavoratori e delle loro famiglie. Dobbiamo necessariamente restare tutti costruttivi e rispettosi degli sforzi delle Istituzioni, ma quella sopra esposta è la linea da ribadire al Governo e mi auguro che già l’incontro di lunedì al Mise segni una schiarita e una svolta decisiva rispetto a quanto assistito negli ultimi giorni. Nel frattempo, l’Amministrazione resterà vicina alle istanze sindacali”.


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