Taranto, il turismo cresce. E si può fare di più! Ma denunciare i veleni resta un dovere

Si può lottare,  promuovere, combattere, proporre, scoprire i veleni e dare bella mostra di sé.


Negazionisti della morte per acciaio fuso, avventori del mercato delle notizie morbide, ciarlatani della rete, latifondisti delle tessere di partito e portieri part time dei palazzi che contano tutto tranne ormai i voti… RASSEGNATEVI: la vulgata secondo la quale chi denuncia l’avvelenamento costante di Taranto rende un cattivo servizio alla propria terra, in termini di immagini e promozione, era una colossale stupidaggine e adesso viene pure  sbugiardata  dai dati ufficiali sui flussi turistici pugliesi.



Taranto negli ultimi anni ha alzato le tende di casa, ha guardato in faccia il proprio carnefice, lo sta combattendo per come può (nonostante tutto e dieci decreti) e intanto ha ricominciato a credere in se stessa, promuovendosi ed esportando storia e natura.

L’osservatorio regionale sul turismo traccia un segno positivo sulla tendenza tarantina. E se la Puglia è ormai al top della scelta vacanziera nazionale (e non solo) Taranto, tra capoluogo e provincia, è data come località in netta crescita tanto da entrare nella top ten delle mete 2016 che vantano il maggior incremento di turisti: il saldo attivo rispetto al 2015 è di  25mila presenze nel 2016 con un incremento di 5000.

Magna Grecia, gravine e murgia la fanno da padrone nella partita della destagionalizzazione. Il mare naturalmente batte tutti d’estate. L’aumento dei B&B ha garantito una più articolata capacità ricettiva ma anche la proposizione degli eventi, almeno sino a settembre, e la volontà di centinaia di realtà locali (associazioni in primis), la propulsione del castello Aragonese e la rinnovata centralità del Museo Archeologico (boom di viste per entrambi i siti  nel 2016) sono i biglietti da visita di un territorio da scoprire mentre tenta di risollevarsi nel tentativo difficile, ma non impossibile, di affrancarsi una volta per tutte dalla condanna di Stato.


Tutto ciò, senza aeroporto (o meglio c’è,, ma è di fatto chiuso ai passeggeri) con una rete ferroviaria che festeggia una freccia rossa spuntata, e qualche nave da crociera che approderà solo nel 2017 (un  inizio..).

Si potrà fare sempre di più, continuando a denunciare i veleni. Che la voglia di vivere sia il vero spot vincente?


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